Ius Soli simbolico per i figlidegli stranieri nati ad Asti
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Ius Soli simbolico per i figli
degli stranieri nati ad Asti

Il valore simbolico supera quello pratico ma è proprio con questi gesti che l’amministrazione comunale intende contribuire al dibattito politico che riguarda lo ius soli, ovvero il diritto di

Il valore simbolico supera quello pratico ma è proprio con questi gesti che l’amministrazione comunale intende contribuire al dibattito politico che riguarda lo ius soli, ovvero il diritto di cittadinanza agli stranieri nati in Italia. Il Consiglio comunale ha approvato la pratica che concede una cittadinanza simbolica Astese ai figli degli stranieri nati ad Asti. Con 19 voti favorevoli (anche di alcuni consiglieri dell’opposizione), 2 astenuti (Quaglia e Ferrero del PDL) e un solo voto contrario (Coppo di Fratelli d’Italia) la pratica è passata ma non prima di un’articolata discussione. I favorevoli hanno sottolineato l’importanza dell’atto come gesto di civiltà, integrazione e riconoscimento di un diritto che dovrebbe essere garantito a tutti mentre i contrari hanno più volte evidenziato che si tratta di un pezzo di carta inutile, privo di valore, addirittura controproducente perché rischierebbe di generare illusioni o false aspettative.

La pratica nasce da un odg del Partito Democratico poi inglobato in una proposta della Giunta. «Con questo atto andiamo in due direzioni – ha spiegato il sindaco Brignolo – Il Comune adotterà tutte le azioni possibili per dare una corretta informazione ai ragazzi stranieri che compiono 18 anni ricordando loro che esiste una norma per richiedere la cittadinanza italiana in modo più rapido, se lo fanno entro un anno dal compimento della maggiore età. L’altro obiettivo è considerare gli stranieri a tutti gli effetti nostri concittadini e i loro figli, nati ad Asti, nostri pari, cosa che comunque già avviene per i servizi erogati».

Il più battagliero contro la pratica è stato il consigliere Marcello Coppo che ha presentato numerosi emendamenti (tutti bocciati) nel tentativo di cambiare i requisiti per chiedere, e non ottenere d’ufficio, la cittadinanza Astese. «Questa pratica non serve a niente se non a riempire la bocca e fare un bell’articolo sul giornale. Così come l’avete scritta non si capisce se viene data tout court o a richiesta ma, in ogni caso, vorrei che venissero messi dei paletti come conoscere la lingua italiana, l’assenza di condanne penali e il riconoscimento della parità tra uomo e donna». Tutti requisiti che, ovviamente, un neonato non può dichiarare di avere ma che dovrebbero certificare i genitori. Enrico Panirossi (PD) ha ricordato che «ad Asti ci sono 2.283 cittadini minorenni comunitari ed extracomunitari» aggiungendo «che altri 150 Comuni hanno già previsto questa cittadinanza simbolica, anche come atto politico».

Clemente Elis Aceto (PD) ha invece descritto la condizione degli emigrati italiani negli Stati Uniti, quando subirono sulla loro pelle le differenze di trattamento rispetto ai cittadini americani. «La legge sulla cittadinanza non è una delle tante ma è una legge in cui si misura la cultura democratica di un Paese, di una società». ha commentato il consigliere del Partito Democratico. Per Angela Quaglia (PDL) l’intervento di Aceto è stato fuori luogo e lei stessa ha proposto al sindaco di dare la cittadinanza Astese «almeno ai bambini che hanno superato l’esame della terza media, ricordando loro le modalità per chiedere la vera cittadinanza». Gianfranco Imerito (Lista Civica) ha risposto ad Aceto dicendo che gli italiani «in America hanno accetto le leggi e quindi sono stati naturalizzati. Questa è una pratica sbagliata e inutile perché mi sembra che si cerchi di confezionare delle bolle di sapone».

Mariangela Cotto (Noi per Asti) ha parlato di integrazione anche attraverso corsi di italiano per le mamme straniere «le quali sovente sono tagliate fuori perché non conoscono la lingua mentre i loro figli la imparano andando a scuola e i mariti al lavoro». Invece Giovanni Pensabene (Federazione della Sinistra) ha evidenziato l’importanza dell’atto simbolico del Consiglio comunale di Asti «che ha il dovere di fare politica e non solo di applicare Pecli o delibere di Bilancio».

La ristorazione orientale
e la pubblica utilità

Dov’è la pubblica utilità nell’aprire un ristorante di cucina orientale? E’ di questo che hanno discusso i consiglieri comunali nell’ultima ora dei lavori iniziando la pratica sul locale “wok style” che una catena di Modena vorrebbe aprire in corso Alessandria, nell’immobile ex Scagnetti, davanti alla Comdata.  Il ristorante “wok” si vorrebbe estendere su una superfice totale di 1.100 mq di cui 650 di sala ristorazione. «E’ stato chiesto un permesso di costruire in deroga al Piano regolatore per riqualificare un edificio dismesso e vuoto – ha spiegato l’assessore Marta Parodi – Per noi l’interesse pubblico di questa pratica è rappresentato sia dalla riqualifica dell’edificio stesso ma anche dalla creazione di nuovi posti di lavoro».

I posti in questione dovrebbero essere una quindicina ma la polemica è scoppiata proprio per il riconoscimento della pubblica utilità, oltre alla fretta con la quale la Giunta ha portato la pratica in discussione. «E’ stata consegnata a marzo e dopo 4 mesi è in discussione in Consiglio – ha commentato Piero Ferrero (PDL) – Vuol dire che non ci sono più pratiche da discutere?». Angela Quaglia (PDL) ha chiesto spiegazioni sulla pubblica utilità evidenziando che «si sta concedendo un’opportunità agli operatori ampliando da 250 a 650mq la superficie del locale». Davide Giargia (M5S) ha chiesto invece certezze sulle assunzioni nel ristorante («Quante saranno? Con che contratti? Daremo lavoro a qualcuno del luogo o no?») e sollevato quelle che considera essere le contraddizioni della Giunta. «Parla di sostenere il Km 0, il commercio locale e il Centro commerciale naturale ma qui stiamo parlando di grande distribuzione, che sicuramente non tratterà prodotti a Km 0, ma addirittura extracomunitari. Siamo poi certi che questi 15/20 posti non andranno a discapito di altri che si trovano lì vicino o nel centro storico?»

Giovanni Pensabene (FdS) non rinuncia ad essere ironico nel cercare spiegazioni sul ristorante wok: «L’utilità pubblica dell’intervento significa che l’interesse generale della popolazione di Asti verrà soddisfatto dagli involtini primavera? Non lo so, spiegatemelo. Una lista che appoggia il sindaco Brignolo si chiama “Territorio è cultura”; ora, a quali idee di territorio e di cultura si accompagna questa proposta? Pur essendo convinto che molti consiglieri di maggioranza condividano le mie osservazioni li avete costretti, in fretta, ad ingurgitare l’involtino primavera. Altroché bagna càuda!». Mariangela Cotto (Noi per Asti) ha ricordato l’intervento preoccupato del direttore dell’Ascom rispetto all’apertura del ristorante, ma sono state tante le perplessità rilanciate anche dal consigliere Paolo Crivelli (Uniti per Asti) sui posti di lavoro che andranno a crearsi.

Fuori dal coro l’intervento del consigliere di maggioranza Raffaele Giugliano (Moderati) che, in chiusura di seduta, è tornato a parlare della Porta del Monferrato, Langhe e Roero, il maxi insediamento commerciale e turistico da 61 milioni di euro e 400 posti di lavoro. «In commissione c’è questo progetto – ha ricordato – e noi è dal mese di ottobre che aspettiamo una risposta. C’è bisogno di chiarimenti e approfondimenti che io richiedo a tutti». La pratica tornerà in Consiglio dopo le vacanze estive.

Il caso di via Allende

Il Consiglio comunale di giovedì sera ha subito un’interruzione per permettere a Roberto Poliante, uno degli occupanti della palazzina di via Allende, di informare i consiglieri sulla ricezione del precetto che intima alle famiglie a lasciare la casa entro 15 giorni. «Penso sia chiaro a tutti che nessuno di noi andrà via perché è nostro diritto avere un tetto sulla testa. La nostra dignità non può essere sfrattata». Anche Luca Squillia, del Coordinamento Asti Est, ha chiesto al sindaco di dare risposte alle famiglie che abitano nello stabile ma ha contestato la recente proposta del Movimento 5 Stelle sui mutui agevolati per ridare fiato al mercato immobiliare attraverso la vendita di circa 1.000 alloggi vuoti. Il sindaco Brignolo ha risposto che, per quanto riguarda la situazione di via Allende, si sarebbe informato meglio per poi riconvocare le parti interessate e valutare insieme il problema.

Riccardo Santagati

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