«L’Agrivillage? Si faccia in centronei negozi vuoti»
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«L’Agrivillage? Si faccia in centro
nei negozi vuoti»

Il consigliere comunale di maggioranza Anna Bosia (Uniti per Asti) apre ufficialmente la discussione politica sul futuro dei due progetti commerciali/urbanistici che sono tornati alla ribalta dopo le

Il consigliere comunale di maggioranza Anna Bosia (Uniti per Asti) apre ufficialmente la discussione politica sul futuro dei due progetti commerciali/urbanistici che sono tornati alla ribalta dopo le dichiarazioni di Mauro Ardissone (Confesercenti) e Claudio Bruno (Ascom). “La porta del Monferrato” e “Agrivillage”, entrambi maxi insediamenti commerciali (pur molto diversi tra loro) che andrebbero a collocarsi rispettivamente in corso Alessandria e nella campagna di Rilate, non piacciono al gruppo di Uniti per Asti sebbene l’idea di Agrivillage rappresenti per Anna Bosia un’ipotesi interessante solo se fatta in pieno centro città.

«E’ arrivato il momento per l’amministrazione comunale di prendere le redini di una situazione difficile, per organizzare, stimolare e  rivitalizzare il nostro centro città – spiega il capogruppo – L’amministrazione deve farsi carico di stilare un progetto rivolto principalmente ai giovani, che preveda per prima cosa l’individuazione dei locali commerciali vuoti del centro storico per poi formulare ai proprietari una proposta di locazione a costi concordati. In quei locali dovranno essere commercializzati con il sistema della filiera corta, i nostri vini, i formaggi prodotti nella nostra provincia, le nostre nocciole, il miele, i cardi gobbi, gli ortaggi e i frutti dei nostri orti, i prodotti artigianali come salumi, marmellate, dolci tipici, cioccolato, prodotti da forno e altro artigianato di cucito, ricamo, oggettistica e arte».

Non solo. L’Agrivillage nel centro storico, proposto da Anna Bosia, deve prevedere nuove enoteche dove si possa far conoscere, acquistare e degustare il vino, uno dei prodotti simbolo del territorio. Il ruolo del Comune sarebbe quello di risolvere le pratiche burocratiche connesse alle nuove attività ma anche dare aiuti economici fondamentali per chi apre, in questo momento di crisi, una nuova iniziativa commerciale. «E’ inutile buttare soldi preziosi nelle luminarie natalizie – spiega Bosia – molto meglio aiutare i principianti a pagare Tares, Imu e plateatico per almeno i primi tre/cinque anni di attività. Anche dal punto di vista dell’immagine, dovranno essere rispettate le regole che darà l’amministrazione nell’esposizione e confezionamento dei prodotti, avere il logo che permetta di riconoscere il progetto e tutto dovrà essere bello, buono ed invitante».

Bosia vorrebbe inoltre aiuti logistici per espandere il progetto come l’estensione della ZTL, buoni parcheggio per i clienti e qualche buono per consumare caffé gratis nei bar che aderiranno all’iniziativa. Uniti per Asti vede finanziatori naturali di questo Agrivillage la Fondazione CrAsti, le associazioni di categoria, la Camera di Commercio e i bandi regionali o europei dedicati allo sviluppo economico e commerciale. «Tutto questo ci eviterebbe anche una colata di cemento che, spiace dirlo, sarebbe realizzata nell’interesse di pochi e non certamente per il bene comune. Costruirlo in periferia spopolerebbe ulteriormente il centro, con grave danno per gli esercizi commerciali esistenti e con una perdita di suolo mai più recuperabile. Meglio lasciare perdere Agrivillage in località Rilate e Porte del Monferrato ad Asti Est – conclude il consigliere di maggioranza – Non fanno parte del nostro programma elettorale, né potranno aiutarci a costruire una città più bella e a misura di uomo come richiedono i nuovi stili di vita in cui tutti noi abbiamo creduto quando ci siamo proposti in alternativa alla giunta Galvagno».

Riccardo Santagati

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