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Attualità
Il caso

La Casa di Riposo “Città di Asti” vince il primo round per non pagare l’IMU al Comune

L’assessore al Bilancio annuncia ricorso: «La sentenza della Commissione Tributaria non ci contesta il diritto di riscuotere, ma che non si capirebbe come siamo arrivati a definire l’importo»

Per l’ex commissario straordinario della Casa di Riposo “Città di Asti”, Carlo Camisola, ha il sapore della rivincita, ma per l’amministrazione Rasero la sentenza della Commissione Tributaria provinciale, che accoglie il ricorso dell’IPAB volto a non pagare l’IMU al Comune, non risolve affatto la questione che sarà oggetto di un ricorso in appello.

Si tratta di un caso che ha fatto discutere molto anche durante il Consiglio comunale aperto sulla Casa di Riposo, avvenuto lo scorso anno, quando la politica si interrogò sul futuro dell’IPAB sul quale pesava un buco nei conti di circa 5 milioni di euro. Una situazione che il nuovo commissario succeduto a Camisola, Mario Pasino, si è trovato a gestire nel non facile compito di traghettare la struttura verso un futuro più economicamente solido e con i conti sostenibili.

Tra emergenza sanitaria, diminuzione dei degenti, diverse rette “in perdita” e debiti pregressi, le cartelle dell’IMU sono arrivate nel momento meno opportuno. Ma tant’è.

L’amministrazione comunale aveva chiesto alla Casa di Riposo il pagamento dell’IMU. O meglio, come spiega l’assessore al Bilancio Renato Berzano, «l’IMU per le case di riposo va pagata, come succede per gli oratori, ma sulla quota della parte commerciale, escludendo quelle funzioni che vengono riconosciute e supportate da Asl o Comuni». Si tratta di fare calcoli abbastanza complicati, scorporando le esenzioni, ma tassando il resto.

«L’accertamento, che si riferisce agli anni dal 2012 al 2015, era partito prima della pandemia – continua Berzano – e si trattava di un atto dovuto perché il Comune, stando alla normativa e a quanto confermato anche dall’ANCI, non può in maniera arbitraria sollevare la Casa di Riposo di Asti dal pagare l’IMU quando altre RSA la pagano. E, in effetti, le quattro sentenze sulle quattro annualità contestate non dicono che il Comune non avesse titolo a riscuotere l’IMU, ma che avrebbe dovuto motivare meglio il metodo con cui ha stabilito che il valore dell’IMU si aggirasse intorno ai 100.000 euro annuali».

Da qui l’intenzione di presentare un ricorso per vedersi riconoscere il pagamento di quei quattro anni il cui importo totale cuba per circa 550.000 euro. Poi ci sarebbero le annualità seguenti per i quali il Comune non ha ancora provveduto alla richiesta di riscossione.

«Non potevano non muoverci così – continua l’assessore Berzano – perché, in caso contrario, la Corte dei Conti ci avrebbe contestato il danno erariale. Ma sottolineo che chiedere alla Casa di Riposo “Città di Asti” di pagare l’IMU, secondo noi dovuto, non è stato un atto persecutorio contro l’IPAB o contro l’ex commissario Camisola. Anzi, consapevoli delle difficoltà economiche della struttura, abbiamo dato massima disponibilità per trovare una soluzione sostenibile».

L’ex commissario Camisola continua a pensarla diversamente e non solo perché la prime sentenze della Commissione Tributaria gli hanno dato ragione, ma anche perché avviene così altrove per altri IPAB. «Anche per me, da commissario straordinario, era un atto dovuto ricorrere contro quella richiesta per non pagare al Comune soldi che non gli sono dovuti – commenta – A dimostrazione che la Casa di Riposo ha avuto ragione a ricorrere c’è inoltre la decisione della Commissione di far pagare le spese legali al Comune anziché compensarle. La prima sentenza della Commissione riguarda l’anno 2013, poi ci sono stati gli anni 2012, 2014 e 2015. Il discorso del Comune sulla divisone tra parte commerciale e non commerciale – conclude Camisola – può valere per le RSA private, che fanno profitto, ma l’IPAB per sua natura non fa alcun profitto perché deve avere un bilancio in pareggio. Quindi, non facendo profitti, non deve pagare l’IMU. Abbiamo cercato di mediare con il Comune, di spiegare questa particolarità, ma l’assessore Berzano mi ha chiuso letteralmente le porte in faccia».

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