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«La Casa di Riposo di Asti sia concessa in gestione ad AMOS»

Uniti si può rilancia l’idea di affidare l’IPAB di via Bocca a una società consortile pubblica

AMOS è una società consortile a responsabilità limitata a totale partecipazione pubblica, avente scopo mutualistico e non lucrativo. Proprio AMOS è la via di salvezza, identificata dal gruppo consiliare di Uniti si può, per dare un futuro alla Casa di Riposo “Città di Asti”.

La vicenda è nota: con un passivo di circa 5 milioni di euro, 220 posti letto occupati su 300, 111 dipendenti, più altri 69 occupati attraverso le cooperative e molti lavori di ristrutturazione che attendono di essere effettuati, la Casa di Riposo di via Bocca ha l’acqua alla gola per tentare di trovare un nuovo piano di gestione che garantistica la continuità dei servizi. Nei giorni scorsi si è dimesso il commissario straordinario Giuseppe Camisola, ma già è stato identificato il suo successore, Mario Pasino, ex direttore generale dell’Asl di Alessandria. Ma poiché il commissariamento non potrà durare per sempre, è necessario trovare, in fretta, un soggetto che gestisca la struttura, tenuto conto che il recente bando per l’affidamento a privati, cui ha partecipato solo la Coooperativa Anteo, è finito in un nulla di fatto.

Così i consiglieri comunali Mauro Bosia e Michele Anselmo tornano alla carica con la loro proposta che punta a mantenere la gestione pubblica nell’IPAB più grande del Piemonte. I due consiglieri hanno scritto una lettera al sindaco Rasero, all’assessore Cotto, al presidente della Banca di Asti Galvagno e al direttore generale dell’Asl AT Boraso suggerendo loro di far entrare nella partita AMOS.

L’appello agli Enti locali

«Proponiamo che sia la Asl AT, tramite AMOS, a predisporre un progetto di assorbimento della Casa di Riposo e di utilizzo degli spazi presenti per il rilancio delle attività sanitarie territoriali di Asti. AMOS – ricordano Bosia e Anselmo – è una società consortile a responsabilità limitata, costituita da aziende sanitarie del sud della Regione Piemonte, avente per scopo “attività sanitarie correlate alle attività sanitarie dei Soci che l’hanno costituita”. AMOS opera quindi in house e “si ha la gestione in house allorché le pubbliche amministrazioni realizzano le attività di loro competenza attraverso propri organismi senza ricorrere al mercato per procurarsi servizi da erogare ai cittadini”. Lo statuto di AMOS stabilisce che la società ha scopo “mutualistico e non lucrativo”. Va da sé – precisano i due consiglieri – che in questa prospettiva ognuno è chiamato a fare la sua parte. AMOS dovrà assorbire i dipendenti della Casa di Riposo. Contestualmente la Banca di Asti, la cui essenza è quella di essere “banca del territorio”, come ha dimostrato più volte nel momento del bisogno, dovrà garantire una quota di investimenti e un piano di rientro relativo al deficit della struttura. A questo proposito bisogna specificare, al contrario di quanto risulta da molti interventi sentiti nei giorni scorsi, che investire in una struttura del genere non è affatto antieconomico. Un progetto di rilancio della Casa di Riposo con annessa una struttura sanitaria territoriale, infatti, rientra perfettamente nel Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza. La spesa per “reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale” equivale a sette miliardi di euro».

AMOS avrebbe anche il know how per gestire l’IPAB dal momento che, già da molti anni, gestisce il reparto di lungodegenza dell’ospedale Massaia e la RSA di Racconigi.

«Qualora un nuovo bando non vada in porto, – concludono Bosia e Anselmo evidenziando un reale rischio nel cercare di proseguire sulla strada percorsa fino ad oggi – rischiamo di trovarci con un nuovo grande contenitore dismesso in mezzo alla città, pronto per essere invaso dal degrado, perdere di valore e rappresentare un “bubbone” nel paesaggio urbano a del quartiere».

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