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La Cassazione dà ragione al Comune di Asti, la Casa di Riposo deve pagare l’Imu del 2013

Il pronunciamento ribalta quanto aveva stabilito la Commissione Tributaria Regionale: l’ammontare è di circa 100.000 euro all’anno

Mentre, dopo tre tentativi di vendita all’asta andati deserti, gli astigiani attendono di conoscere come proseguirà l’iter giudiziario della Casa di Riposo, un altro pronunciamento giudiziario rappresenta l’ennesima batosta sui conti dell’ex Ipab. Il Maina, infatti, dovrà pagare l’Imu al Comune di Asti come sentenziato dalla Corte di Cassazione il 26 giugno scorso. Una decisione che ribalta due precedenti gradi di giudizio, l’ultimo dei quali davanti alla Commissione Tributaria Regionale di Torino dove i giudici avevano respinto l’appello proposto dal Comune nei confronti della Casa di Riposo annullando l’avviso di accertamento emesso per l’Imu relativa al 2013. Una tassa «dovuta e non pagata dalla contribuente, – spiegano dal Comune – per difetto di motivazione dell’atto». Si parla di una cartella esattoriale di circa 100.000 euro riferita al 2013, ma che apre a un’analoga richiesta di pagamento anche per gli anni successivi. In totale la Casa di Riposo “Città di Asti” dovrebbe versare al Comune circa un milione di euro.

«La Suprema Corte, con la pronuncia in oggetto, cassa la sentenza della Commissione Regionale per violazione della norma in tema di motivazione del provvedimento e rinvia alla stessa, in diversa composizione, per accertamenti nel merito non presi in analisi, oltreché per la liquidazione delle spese – aggiungono dagli uffici comunali – Con riguardo, poi, alla procedura di fallimento inerente la Casa di Riposo, la Corte ha ribadito che il fallimento di una delle parti, che si verifichi nel giudizio di cassazione, non determina l’interruzione del processo».

Era stato l’ex commissario straordinario del pensionato a impugnare davanti alla Commissione Tributaria, nel 2015, l’avviso di pagamento dell’Imu ritenendo che un Ipab fosse esente dal versamento. I primi due gradi di giudizio gli avevano dato ragione, ma la Cassazione ha ribaltato tutto aprendo di fatto al Comune la possibilità di incamerare anche tutti gli altri anni non ancora pagati. «Per il Comune di Asti – afferma il sindaco Maurizio Rasero – l’ordinanza è una pronuncia importante perché riconosce la legittimità dell’operato dell’Ufficio Tributi che ha svolto l’attività accertativa nel pieno rispetto delle norme, anche in considerazione degli effetti di questa pronuncia sui contenziosi pendenti per la medesima questione».

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