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La comunicazione ipnotica per aiutare le madri interrotte

Una docente astigiana del CIICS co-relatrice di una tesi per l’impiego di questa tecnica di rilassamento mentale nei confronti delle donne che hanno abortito

“Pianto composto, discreto, timido ma trafittivo”: descrizione perfetta degli agguati di dolore che assalgono le madri interrotte, quelle donne che volontariamente o no hanno perso il bambino che portavano in grembo.
Che sia un aborto spontaneo oppure voluto, l’interruzione di gravidanza è una delle ferite più difficili da curare nell’anima di una donna. Un evento che l’orologio emotivo di una donna non è programmato ad affrontare, perché profondamente contro natura . Una perdita che annienta quella spinta continua delle donne verso il domani di tutti, non solo il loro.
Ma è un dolore che non riguarda solo la donna che lo prova: si allarga a macchia d’olio alle persone intorno a lei, dalla famiglia ai medici, infermieri, ostetriche che si stanno occupando della sua salute. Che spesso si trasformano in robot che assistono la donna in silenzio, indossando un abito di indifferenza per non farsi travolgere da quel dolore così profondo e ancestrale.
Ma oggi c’è un modo per uscire da questo tunnel di sofferenza e si chiama “comunicazione ipnotica”, applicazione medica di un modo di approcciarsi alle persone per aiutarle a superare momenti i difficili con maggiore serenità, attraverso parole ed immaginazione.
Del particolare campo di applicazione dell’ipnosi clinica alle madri interrotte ha trattato in una tesi del CIICS la dottoressa in Scienze Infermieristiche Ilaria Bisignano seguita dall’astigiana Daniela Nicolosi, infermiera presso l’ospedale di Asti ma in questo caso nelle vesti di docente, tutor del Centro italiano ipnosi clinico sperimentale Franco Granone (CIICS) e correlatrice della tesi insieme al dottor Rocco Innini.
«L’ipnosi clinica – spiega la dottoressa Nicolosi – consente all’operatore sanitario che sta seguendo la donna nell’interruzione di gravidanza, di non essere banale, di non lasciarla sola, di adottare un atteggiamento neutro tutto proteso verso le necessità della “madre interrotta” che in quel momento vede solo buio davanti a sé. Nessuno vuole minimizzare o nascondere il dolore profondissimo di un evento così traumatico, ma la forza delle parole giuste, dei movimenti giusti al momento giusto possono davvero regalare alla donna uno strumento per non soccombere».
Alla solitudine, all’abbandono, alla vergogna, al senso di colpa, alla paura del giudizio della donna che non riesce a portare a termine una gravidanza non si può rispondere con il silenzio. Perché così la si condanna ad un dolore a vita.
A volte basta tenere per mano la donna sofferente per farle sentire di essere accolta; basta un momento di attenzione vera per ricordarle che non è sola e che può sopravvivere a quel dolore.

A destra Daniela Nicolosi e, a sinistra, Ilaria Bisignano

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