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«La Coop all’Oasi sarebbe un disastro»
Attualità

«La Coop all’Oasi sarebbe un disastro»

Un Consiglio comunale fiume, in parte dedicato ad ascoltare le opinioni di sedici cittadini, ha animato, lunedì sera, una “calda” sala consiliare

Un Consiglio comunale fiume, in parte dedicato ad ascoltare le opinioni di sedici cittadini, ha animato, lunedì sera, una “calda” sala consiliare ostaggio dell’afa (l’aria condizionata è rotta da tempo), ma con il sottofondo musicale della Green Zone proveniente dal cortile del Municipio.

Disagi a parte, il Consiglio si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Bologna prima di dare la parola agli aventi diritto. L’ordine del giorno, l’eventuale costruzione di un supermercato Nova Coop all’Oasi dell’Immacolata, è stato approfondito a lungo, ma la maggior parte degli intervenuti, tra cui esponenti del Comitato “No nuovo centro commerciale dentro l’Oasi”, hanno ribadito la loro contrarietà alla cementificazione dell’area, con villa storica a parco, di proprietà della Diocesi di Asti. Paolo Montrucchio, portavoce del Comitato, ha ricordato le oltre 4.000 firme trasversali contro il progetto e le criticità dello stesso. «Chiediamo al Consiglio – ha detto – di concludere la pratica con un diniego definitivo tramite una variante al Piano regolatore che vieti attività commerciali dentro l’Oasi». Le criticità dell’eventuale apertura della Nova Coop sono state ricordate nel corso degli altri interventi: cementificazione di un’area verde, incremento di traffico veicolare in una zona già molto trafficata, ricaduta negativa sulle attività commerciali esistenti nel quartiere Don Bosco, che sarebbero messe in crisi rischiando anche la chiusura, desertificazione dell’area Coop di via Monti, con ricadute negative nel quartiere. Ma non solo.

I vincoli morali del lascito

Gian Antonio Tore ha ricordato l’atto di donazione dell’Oasi alla Diocesi e l’impegno morale accettato dalla Curia. «Nel 1972 la Curia accettò i vincoli d’uso dell’Oasi: la promozione dell’apostolato, la formazione religiosa e morale e le attività ricreative. Tutto questo per la Curia non osta alla creazione di un supermercato? Allora intervenga l’autorità civile – ha aggiunto Tore – per la preservazione del parco e degli alberi centenari e vieti il commercio in quell’area». Più volte nella serata è stata tirato in ballo l’atto di donazione dell’Oasi, ma sono state durissime le parole di Eleonora Marrazzo, nipote di don Lajolo (padre fondatore dell’Oasi e della sua missione sociale e religiosa), contro l’operazione immobiliare condotta dalla Diocesi di Asti che ha necessità di vendere l’area, per circa 2,2 milioni di euro, anche per far fronte alla grave situazione economica in cui versa (il vescovo Ravinale, pochi giorni fa ha parlato di «grave dissesto finanziario») per vari motivi, tra cui «un’operazione tuttora non risolta a Villanova» e il mancato introito dell’affitto dell’ex Ial del Seminario. «Trasformare l’Oasi in un supermercato è uno sfregio alla memoria di mio zio – ha detto la signora Marrazzo con la voce spezzata dalle lacrime – La Curia non ha adempiuto alla finalità del lascio e don Lajolo si rivolterà nella tomba».

Torna l’ipotesi dell’hospice

E’ anche vero che era emersa almeno un’altra ipotesi praticabile, poi lasciata decadere perché non ci sarebbero state le condizioni per portarla a compimento. Costruire un hospice per malati di cancro, questa era l’idea, è la proposta rilanciata dal dottor Mario Alfani. «Asti ha bisogno di un hospice – ha dichiarato – perché quello di Nizza è troppo decentrato e la possibilità di dotarci di questa struttura non va lasciata perdere. In ogni caso il centro commerciale all’Oasi non è da fare». La Nova Coop al posto dell’area verde sarebbe veramente dannosa per i piccoli negozi di zona, quasi tutti a conduzione familiare? Secondo Enrico Penna, titolare di un supermercato in zona, l’arrivo del centro commerciale «distruggerebbe il verde, la tranquillità e l’economia di un quartiere», ma «porterebbe anche meno fatturato alle attività già presenti» con il rischio, più che reale, di dover lasciare a casa i dipendenti fino all’inevitabile conclusione della serranda abbassata.

«Pensate ai 23 dipendenti della Coop di Asti»

E se fossero invece i 23 dipendenti della Coop a perdere il lavoro per la mancata costruzione del nuovo supermercato? I timori che questo possa succedere sono stati ben spiegati da Massimo Campaner, dipendente della Coop di via Monti. «Ricordatevi che quando parlate di Coop non parlate solo di alberi, ma anche di persone fisiche. Se chiudesse, noi dipendenti potremmo andare a mangiare a casa di chi ha osteggiato il progetto? Oppure saremmo ospiti dell’Oasi? Da molto tempo – ha spiegato Campaner – si parla solo più di Coop in maniera negativa, ma la Nova Coop ha sempre fatto interventi nel rispetto dell’ambiente. I clienti vedono di buon occhio lo spostamento e state pur tranquilli che non portiamo con noi gli zingari». Campaner ha anche evidenziato uno dei probabili motivi per cui la Coop di Asti sarebbe in sofferenza: «Sono aumentati i furti e calate le vendite. Se il supermercato perde vendite le conseguenze negative ricadono sul personale e già 9 anni fa avevamo avuto lo stipendio decurtato per mantenere il posto di lavoro ad Asti». Eppure la Coop è vincolata a restare dov’è fino al 2051 per via della convenzione siglata con il Comune, nel 1991, che concedeva l’uso dell’area di via Monti purché la società restasse lì per almeno 60 anni.

Istituire una commissione sui contenitori vuoti 

Stefano Masino ha invece chiesto al Comune di predisporre una commissione tecnica-economica, composta anche da ingegneri e architetti, «che analizzi lo stato delle strutture vuote per capire cosa farne». «Se oggi avallate un no tout court senza offrire un’alternativa concreta – ha poi aggiunto rivolgendosi ai consiglieri – rischiate di creare un nuovo contenitore vuoto. Prendetevi il tempo che occorre, ma non decidere a cuor leggero». Se non all’Oasi, dove potrebbe andare ad aprire la Nova Coop? Un’idea l’ha lanciata Roberto Venturini. «Quelle 23 famiglie con lavoratori alla Coop vanno tutelate in maniera prioritaria e quindi ecco una proposta: la Coop prenda il vecchio Upim dove il piano terra e quello interrato sono consoni alle sue esigenze». Ma non sono mancate posizioni favorevoli al nuovo insediamento commerciale nell’area dell’Oasi, come quella di Giuseppe Amerio. «Sono per la costruzione della nuova Coop perché creerebbe indotto, porterebbe solo benessere e più movimento in una zona che si sta degradando».

Riccardo Santagati

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