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La Douja “trampolino” per le aziende
Attualità

La Douja “trampolino” per le aziende

Il concorso visto da Michele Alessandria, direttore dell’Onav, l’organizzazione cui spetta la selezione dei campioni in gara

“Il Concorso Douja d’Or è uno strumento molto valido per le aziende, in grado di fornire un riscontro importante anche a livello commerciale”. Parola di Michele Alessandria, direttore generale dell’Onav, l’organizzazione nazionale assaggiatori vino cui è affidata la rigida selezione dei campioni in gara.

Il Concorso enologico nazionale Premio “Douja d’Or”, giunto alla 42esima edizione, si conferma un appuntamento di punta nel panorama enologico nazionale. Quali sono le novità di questa edizione 2014 e quali i numeri?
“E’ vero, il Concorso si è confermato un appuntamento sentito dalle aziende del settore. A conferma di ciò c’è sicuramente la tenuta in termini di partecipazione, tanto che siamo andati molto vicino alla soglia di 1000 campioni pervenuti da tutte le regioni italiane. A ciò si aggiunge il fatto che ad essere rappresentate sono tutte le denominazioni più importanti e prestigiose e, ancora, che la percentuale dei vini premiati è aumentata e si attesta al 53% del totale dei campioni presentati. Al Salone avremo in degustazione ben 513 vini provenienti da tutte le regioni d’Italia. Le commissioni incaricate di effettuare gli assaggi, come sempre, erano composte da tecnici provenienti da tutte le regioni, in modo da garantire un giudizio circostanziato non solo in termini di qualità del prodotto, ma di tipicità e di corrispondenza territoriale”.

Quali sono le ricadute positive della manifestazione per le aziende?
“Un concorso enologico è uno strumento molto valido per le aziende. Chi partecipa al Concorso Douja d’Or sa di entrare all’interno di un circuito promozionale di un certo valore che non si esaurisce con la manifestazione. Il fatto che aziende pluripremiate negli anni continuino a mandare i propri campioni significa che il Concorso ha un riscontro importante anche a livello commerciale. Gli importatori sono molto attenti e lo considerano un fattore di qualità costante”.

E’ convinto che ne trae beneficio anche il territorio al fuori del periodo della manifestazione?
“E’ un argomento su cui si discute da anni, e in generale penso di sì. La Douja d’Or è capace di accendere i riflettori nazionali su un territorio in grado di produrre eccellenze. Di Douja si parla per più di sei mesi all’anno in tutta Italia. Va bene la Barbera, è cresciuta l’attenzione intorno a Moscato e Asti spumante, che ormai hanno un’eco mondiale. Il nostro compito è sentire più nostri questi prodotti, averne più coscienza. Non dimentichiamo che ora possiamo fregiarci anche del prestigioso riconoscimento Unesco”.

Asti ha grandi vini, un Concorso nazionale, grande impegno di promozione, ma crede che sia attrezzata in maniera adeguata per essere considerata effettivamente una vera capitale del vino? I turisti in visita alla città dove possono acquistare il vino?
“I turisti possono andare presso un’enoteca pubblica oppure, ancora meglio, direttamente dal produttore. Io sono un fautore dell’incontro diretto tra consumatore e produttore. Quando il consumatore conosce la storia, la passione, le tradizioni di un’azienda se ne innamora e non se ne dimentica più”.
“E’ poi vero che a livello cittadino potremmo attrezzarci molto meglio. Ma provocatoriamente mi chiedo se possiamo pensare ad un territorio come quello astigiano senza una Camera di Commercio, impegnata da oltre 40 anni nella promozione del vino. Pensare di poter fare di più togliendo gli strumenti fa venire qualche dubbio”.

Come procede il progetto di enoteca all’Enofila?
“Se l’Onav verrà coinvolta farà le proprie valutazioni, perché un progetto di questo tipo deve essere in grado di “camminare” da solo. Dovrebbe essere un punto di attrazione costante e vivo. Le strutture che funzionano sono quelle che fanno parte di un percorso obbligato per il turista. Da questo punto di vista potrebbe essere inserita all’interno di un percorso turistico-culturale, per cui il visitatore non può fare a meno di passarvi per acquisire tutte le informazioni sul territorio, i suoi vini e i suoi prodotti, acquistarli e, perché no, magari partecipare a piccoli corsi tematici”.

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