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La favola italiana di Oumar, profugo adottato a 23 anni da una donna di Asti

Lei, volontaria della Croce Rossa, lo ha accolto nella tendopoli allestita durante i giorni degli arrivi massicci. E' stato subito un incontro di anime

E’ diventata madre a 65 anni

Diventare madre felice a 65 anni è impossibile? Provate a raccontarlo a Giuliana Barucco Binello che a quell’età è diventata madre di Oumar Diello. Oumar è un ragazzo di 23 anni, originario della Guinea francese, arrivato in Italia dopo aver attraversato l’inferno.

La storia raccontata sul giornale scorso, di Chris, profugo nigeriano di 30 anni adottato da Gianni Piazza, pensionato di Montiglio, non è un esempio isolato di solidarietà e umanità dimostrata dagli astigiani nei confronti di questi ragazzi abbandonano patria e famiglia in cerca di un futuro migliore.
Giuliana ha una conoscenza profonda delle povertà che aggrediscono le popolazioni africane, essendo stata per molti anni volontaria e referente astigiana dell’Unicef. Una realtà che è tornata prepotentemente nella sua vita quando, da volontaria della Croce Rossa, si è trovata ad occuparsi dei primi profughi arrivati anche nell’Astigiano.
Parliamo del 2015, quando l’hub di Castello d’Annone non era ancora neppure in progetto e i ragazzi che dal centro di smistamento di Settimo venivano inviati ad Asti erano accolti nella tendopoli di emergenza allestita davanti alla sede della Croce Rossa in via Foscolo.

Incontrato nella tendopoli della Croce Rossa

«E’ lì che ho incontrato per la prima volta Oumar – racconta la Barucco Binello – sembrava ancor più giovane dei suoi 18 anni. Era timidissimo, impaurito e il primo ricordo che ho di lui sono due occhi spaventati a morte per tutto quello che, a quell’età, aveva già dovuto affrontare e subire. Era arrivato con un gruppo di nigeriani che parlavano inglese mentre lui, analfabeta, intendeva solo quel po’ di francese con il quale mi rivolgevo a lui. E’ così che ho cominciato a conoscerlo meglio».

Oumar Diello

La storia di una fuga dall’inferno africano

A Giuliana, Oumar ha affidato la sua storia. Figlio di un commerciante che lavorava con clienti della Liberia e della Sierra Leone, all’improvviso, in seguito ad una delle ricorrenti guerre civili, lui e la sua famiglia si erano ritrovati senza nulla, in fuga e senza futuro. Nella fuga il fratellino più piccolo è andato disperso e non sanno ancora oggi cosa sia stato di lui. Il padre, poco dopo, disperato per aver perso tutto, è morto di infarto e lui si è trovato con la madre in una situazione di totale miseria.

Ha anche mangiato la terra per togliersi la fame

«Mi ha raccontato di aver anche mangiato la terra, pur di placare la fame – racconta la madre astigiana di Oumar – Aveva appena 13 anni quando ha deciso di mettersi in viaggio per l’Europa. Un viaggio che è durato quasi 5 anni perché prima ha attraversato il deserto, poi si è fermato in Algeria dove ha lavorato per mettere insieme i soldi necessari per la traversata, ma quando è arrivato in Libia gli sono stati rubati. Così è rimasto prigioniero dei centri di detenzione fino a che non ha trovato un amico che gli ha prestato i soldi per imbarcarsi e sfidare la sorte di quello specchio di Mediterraneo che ha contato tante morti per naufragio».
Oumar è sbarcato a Lampedusa, ha fatto una piccola sosta in un centro in Sicilia e poi, in aereo, insieme ad altri compagni di sventura è stato assegnato a Settimo Torinese e da qui ad Asti.
Una buona stella lo ha seguito fin da quando si è imbarcato e ha affrontato la traversata, perché è proprio ad Asti che ha incontrato Giuliana e il marito Bruno, purtroppo deceduto prima che l’iter di adozione fosse giunto al termine.

Un iter cominciato quando era ancora vivo Bruno

«Quando è arrivato l’inverno, con mio marito Bruno abbiamo deciso di portarlo a casa con noi, per farlo dormire nella mansarda piuttosto che in tenda. Oumar si è dimostrato subito un ragazzo infinitamente buono, disponibile, capace, volenteroso, affettuoso e in cerca di un po’ di pace. Di qui l’importante scelta di adottarlo, per regalargli un futuro meno incerto di quello che attende molti ragazzi che hanno fatto il suo stesso percorso dall’Africa all’Europa.
Lungo e complicato l’iter di adozione che ha potuto contare sul consenso della madre, ben felice che Giuliana volesse solo il bene per suo figlio. E, a maggio del 2018, la sentenza di adozione. «Anche se lui non ci credeva, così abituato a promesse non mantenute» sottolinea la donna.
Nel frattempo Oumar ha frequentato i corsi di alfabetizzazione del Cpia e ora frequenta l’Istituto Agrario. Il suo sogno è quello di lavorare nel settore dell’allevamento e di mettere su un’azienda agricola, imparare bene il mestiere e tornare in patria per spiegarlo a chi è rimasto là per scacciare un po’ di miseria.
E’ molto legato e riconoscente anche alla Croce Rossa per la quale ha fatto il servizio volontario. Oggi lui e la sua madre italiana Giuliana vivono a Murisengo dove tutti li conoscono e dove tutti hanno imparato a volergli bene. Durante il precedente lockdown era uno dei più attivi volontari della Protezione Civile del paese al servizio delle persone che non potevano uscire di casa.
«Per me il momento più bello è stato quando, a pochi mesi dalla morte di mio marito, Oumar mi ha fatto una sorpresa e ha voluto che festeggiassimo insieme la festa della mamma». Un legame forte, quello dimostrato da Giuliana e Oumar, che non vede confini, colore della pelle, età né affinità biologiche.
Giuliana, come Giovanni Piazza, ha fatto la differenza nella vita di un ragazzo perso nel mondo.

Daniela Peira