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La felicità secondo Sechi: «Smettere di pretendere di essere perfetti»

Il noto mental coach ospite dell’azienda con la sua filosofia motivazionale: un incontro tra aneddoti personali e tante domande da parte dei presenti

Al Nuovo Mollificio Astigiano la lezione di Massimiliano Sechi

Secondo Massimiliano Sechi, mental coach e campione di eSport intervenuto ieri mattina presso il Nuovo Mollificio Astigiano a Belveglio, tutti viviamo difficoltà: il punto è smetterla di pretendere di essere perfetti, nell’aspetto esteriore e nella nostra “seconda vita digitale” sui social network: «All’inizio ero convinto che nessuno potesse comprendere quello che sentivo nella mia condizione. Dopodiché ho scoperto che, al contrario, la vita di ciascuno di noi è molto simile». L’ospite ha incantato la platea per verve («Mi pare di essere l’unico qui in carrozzina e senza mani»), con la capacità di toccare molti aspetti del suo approccio alla vita, tra aneddoti personali e domande dirette alla platea.

Massimiliano Sechi

Tra le passioni di Massimiliano fin dall’adolescenza c’erano i videogiochi: «Decisi che dovevo impegnarmi per diventare veloce quanto quelli con dieci dita. Ma poi, visto che raggiungevo risultati, diventai scomodo: altri ragazzi, senza neppure giocare, passavano il tempo ad insultarmi. Pensavano, offendendomi, di peggiorare le mie prestazioni di giocatore». Ed è qui che il suo racconto ha avuto un “twist”: «Pensate che li abbia sfidati oppure che abbia, semplicemente, cambiato nickname?». Alla risposta del pubblico per la prima opzione, un sogghigno: «Purtroppo siamo troppo abituati a vedere le storie personali come un prodotto finito». Una scelta decisiva, per Massimiliano, è stata la scelta di rinunciare allo psicoterapeuta, rifiutandone la prescrizione di Xanax: «Capii allora che la mia felicità poteva dipendere solo dalle mie scelte, così mi dedicai al coaching, comprendendo come il mio stesso corpo potesse essere una chiave, innanzitutto, per intuire i pensieri degli altri».

Scegliere i modelli giusti

Miti da sfatare? Innanzitutto il fatto che si possa fare a meno di essere un esempio per qualcun altro. Essendo odioso, secondo il coach, lamentarsi dei “giovani d’oggi”, si dovrebbe piuttosto mettersi in condizione di essere dei “buoni esempi” per chiunque osservi; dopodiché, non resta che l’abilità di scegliere i modelli giusti. Peggio ancora i giudizi preventivi sulle coppie: “è bello e sta con una brutta, sarei meglio io”: «Ma noi scegliamo la persona con cui passare la vita in base a legami ben più profondi». Altrettanto frainteso il concetto di felicità, oggetto di un breve sondaggio tra il pubblico: «Sappiamo di che si tratta fin da bambini, ma lasciamo che altro si metta in mezzo. Se però lasciamo dipendere la nostra felicità da un fattore esterno, sarà sempre ondivaga. Conserviamo legami con persone con cui non siamo felici per paura del cambiamento. Dovremmo accorgerci che l’unica certezza sta nell’incertezza». E riguardo a desideri indotti, Massimiliano Sechi non ha avuto parole tenere per la televisione: «Ho dovuto litigare per ore, quando sono stato ospite in un programma, per riuscire a comunicare a modo mio. Lì tutti i messaggi sono pilotati allo scopo di farci sentire inadeguati e venderci prodotti».

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