13 Gennaio 2014 08:00:00
Le storie di chi occupa perché non ha una casa sono storie di disagio, di difficoltà, dolore e in certi casi disperazione. Ma sono anche storie di chi con un gesto simbolico ci ricorda che, complice
Le storie di chi occupa perché non ha una casa sono storie di disagio, di difficoltà, dolore e in certi casi disperazione. Ma sono anche storie di chi con un gesto simbolico ci ricorda che, complice la crisi, questi sono giorni in cui può succedere a chiunque di perdersi. E rischiare di non ritrovarsi più. Come la storia di Giorgio che arriva dalla Romania e fa il musicista. «Ho studiato musica -? dice con un sorriso che disarmerebbe anche un dittatore coreano ?- ma ho tre figli e qui mi tocca fare il musicista di strada. Vivevamo in affitto, mia moglie ha lavorato per anni in un'impresa di pulizie. Pensavamo di poter finalmente star bene ma poi ci hanno detto che con la crisi non c'era più lavoro. E i contributi non glieli avevano pagati. Quindi nessun diritto. Sono nate due gemelline e col mestiere che faccio lavori oggi e mangi domani. Se vedeste dove eravamo costretti ad abitare capireste che per noi l'occupazione è quasi un sogno».Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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