La "tigre" e le altre: quali sonole zanzare che volano nell'Astigiano
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La "tigre" e le altre: quali sono
le zanzare che volano nell'Astigiano

Originaria del Sud Est Asiatico, la zanzara tigre è apparsa nell’Astigiano nel 1999. Il primo avvistamento a Castello d'Annone. Ma nell’astigiano sono presenti 16 specie diverse di zanzare

Sono comunemente chiamate zanzare, anche se questo nome sottintende 16 specie presenti sul territorio astigiano. Non tutte pungono l’uomo e, di quelle che lo fanno, la gente si ricorda solitamente solo in estate, quando sono in grado di causare molto fastidio e, a volte, di rovinare una serata o un pomeriggio all’aperto, soprattutto ai più piccoli che non possono ancora usare i repellenti più efficaci, adatti agli adulti. Per conoscerne le differenze, e quindi anche le diverse “strategie difensive”, abbiamo parlato con Marco Demariabiologo, autore di diverse pubblicazioni a carattere scientifico, iscritto all’associazione ambientalista WWF dal 1991 – che da anni attua la lotta alle zanzare come incaricato dalle Amministrazioni comunali dell’Astigiano che effettuano interventi di lotta biologica integrata in base alla Legge 75 del 1995.

«Semplificando al massimo – afferma Demaria – quando si parla di zanzare “moleste” bisogna innanzitutto distinguere, per quanto riguarda il nostro territorio, almeno tre specie. La prima è la Culex pipiens, ovvero una zanzara autoctona la cui femmina effettua il pasto di sangue preferibilmente al crepuscolo e di notte, per cui si vede ronzare nel periodo estivo, soprattutto alla sera. E’ in genere una modesta volatrice, che preferisce le acque stabili e non patisce l’inquinamento dell’acqua, per cui prolifera laddove sono presenti scarichi non depurati o non correttamente puliti. Ma colonizza anche raccolte d’acqua artificiali come i tipici recipienti ad usu irriguo che si trovano numerosi negli orti».  

«A questa si è aggiunta la Ochlerotatus caspius, di cui la nostra zona ha registrato una grande infestazione e che, da quando si è cominciata la lotta alle zanzare e fino al 2007, rappresentava il maggior fastidio nell’Astigiano. Anche questa è una specie autoctona ma legata a raccolte d’acqua temporanee (fossi che si asciugano d’estate, prati e campi che vengono allagati o irrigati col metodo dello scorrimento per esigenze agricole, risaie) e, a differenza della Culex pipiens, è un’ottima volatrice, tanto che la sua presenza massiccia nell’Astigiano è dovuta anche alla relativa vicinanza del nostro territorio alle risaie piemontesi e lombarde, in particolare se pensiamo alla zona che confina con il Casalese.

In tale contesto i metodi utilizzati nelle risaie in quegli anni non hanno di certo aiutato: i campi venivano (e vengono) infatti allagati ripetutamente durante la stagione primaverile ed estiva, con una alternanza di “asciutto e bagnato”, voluta anche per evitare la formazione di alghe, che favoriva la nascita delle zanzare in modo esponenziale (si parla di milioni di zanzare per ettaro), in quanto questa specie depone le uova su superfici asciutte ma poi schiude quando l’ambiente viene sommerso. Successivamente si è poi corso ai ripari, chiedendo ai risicoltori, grazie alle conoscenze acquisite con studi e monitoraggi, di applicare alcune pratiche agronomiche per contrastare la proliferazione delle zanzare, creando ad esempio canali accanto ai campi per far sviluppare i competitori (ad esempio insetti che si nutrono di zanzare, come le libellule) legati ad acque stabili».

«Tuttavia – continua – negli anni successivi si è diffuso un parassita del riso (nello specifico si trattava di un piccolo coleottero), per cui i risicoltori hanno effettuato un trattamento preventivo con un insetticida non selettivo, ottenendo indirettamente una riduzione significativa della presenza di questa zanzara. I risultati si sono visti anche nell’Astigiano, soprattutto in quei paesi le cui Amministrazioni hanno effettuato trattamenti nell’ambito della legge regionale sopra citata.

I progetti legati alla legge regionale, poi, hanno colpito anche la Culex pipiens. Come si è proceduto, in questo caso? «In molti comuni – continua Demaria – si sono trattate le acque presso i depuratori o laddove arrivano gli scarichi non perfettamente trattati, ovvero in fossi che diventano importanti focolai. In questo caso si è deciso di effettuare interventi ecosostenibili al 100%, usando un estratto di bacillo che uccide in modo selettivo le zanzare senza intervenire su altre forme viventi. Il formulato viene ingerito dalle larve, dotate di uno specifico enzima nello stomaco che produce una tossina che così viene attivata».

A queste due specie autoctone si è poi affiancata la cosiddetta Zanzara tigre, il cui nome scientifico è Aedes albopictus. Originaria del Sud Est asiatico, si è diffusa in tutto il mondo a macchia di leopardo, quindi anche in Europa. Nei Paesi d’origine, di clima tropicale, depone le uova in piccole raccolte d’acqua che si possono formare nelle depressioni delle rocce, nei tronchi cavi degli alberi (bambù) e nelle concavità delle foglie. In Italia è invece arrivata – probabilmente al porto di Genova – a causa del commercio di pneumatici contenenti le uova e le larve, dato che questa specie ha una notevole capacità di adattamento ai nuovi ambienti, soprattutto a quelli urbani, e l’uovo non patisce il gelo. Punge l’uomo prevalentemente di giorno; compare in primavera inoltrata e si protrae fino ad ottobre, dato che le uova si schiudono con la temperatura mite senza dipendere dall’intensità e dalla durata della luce durante il giorno, come invece accade per altre specie. E’ più aggressiva rispetto alle altre zanzare e la sua puntura può provocare vistose bolle e pruriti, particolarmente fastidiose nelle persone più sensibili e nei bambini.

Ma cosa è stato fatto per contenere questa diffusione? «La zanzara tigre – ricorda Demaria – è stata avvistata per la prima volta nell’Astigiano nel 1999, precisamente a Castello di Annone, dove era presente una ditta che si occupava di trattamento e smaltimento pneumatici. Dopodiché si è diffusa in quasi tutta la provincia. I Comuni aderenti al progetto di lotta alle zanzare hanno effettuato trattamenti di prevenzione informando la popolazione circa i metodi per limitare il più possibile i focolai di sviluppo larvale e hanno effettuato trattamenti con pastiglie contenenti una sostanza chimica che blocca lo stadio larvale».

In generale, infatti, funziona in questo modo. Si fa uno studio per verificare la presenza di focolai. Si eliminano quelli rimovibili e si effettuano i trattamenti: adulticidi (solo in situazioni di grave molestia o emergenza, per esempio per bloccare una epidemia); larvicidi tramite granulati o pastiglie da inserire nei tombini pubblici e privati. «In tale contesto – conclude Demaria – è molto importante che la cittadinanza conosca i trucchi da seguire per evitare la proliferazione di questa zanzara. Infatti, essendo una specie poco volatile, l’intervento di rimozione dei focolai “casalinghi” da parte dei cittadini è fondamentale e sarà premiato. Non dobbiamo poi dimenticare che siamo ancora nella fase di espansione della zanzara tigre, per cui è importante che le Amministrazioni comunali continuino, o nel caso non l’abbiano mai fatto, comincino ad occuparsene».

Elisa Ferrando

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