"L'Agrivillage a Val rilate?Non abbiamo neanche un'enoteca"
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"L'Agrivillage a Val rilate?
Non abbiamo neanche un'enoteca"

Il progetto vorrebbe edificare in val Rilate alla periferia del capoluogo astigiano un grande centro espositivo delle produzioni agroalimentari: una sorta di outlet che non puo' non farci

Il progetto vorrebbe edificare in val Rilate alla periferia del capoluogo astigiano un grande centro espositivo delle produzioni agroalimentari: una sorta di outlet che non puo' non farci riflettere sullo sviluppo che la nostra citta' potrebbe imboccare. Luca Bastagli Ferrari è tra i padri di iniziative come il grande outlet della moda di Serravalle Scrivia ed è anche l'ideatore ed il promotore del progetto Agrivillage Asti. L'insediamento previsto doterebbe la città di Asti di un villaggio ai piedi di Viatosto avente la tipologia tipica delle cascine e dei centri urbani di paesi rurali piemontesi con piazzette e centri di aggregazione e con tanto di torre Troyana. Il progetto prevede altresì una Fattoria Didattica per i bambini a poche centinaia di metri dove oggi c'è Villa Paolina che potrebbe con un po' di buona volontà coprire anche questo ruolo didattico prezioso.

Il progetto vanterebbe 500 nuovi occupati. Bisogna pero' chiedersi nuova occupazione o semplice sostituzione tra un negozio che chiuderà ad Asti o in un piccolo comune e uno showroom che aprirà nell'Agrivillage? La storia di questi giorni ci insegna, come ha già ricordato da Ardissone presidente di Confesercenti Asti, che ogni occupato nella GDO corrisponde a tre lavoratori in meno nel piccolo commercio. Non siamo riusciti ancora dopo anni a concretizzare una enoteca civica in città per dare il ruolo che si aspetta una produzione così importante per la nostra terra e ora pensiamo di offrire ai visitatori oltre 1000 prodotti tipici direttamente dal produttore.

Per Asti un nuovo albergo ed un centro congressi sono senz'altro indispensabili, ma la maggior parte dei cittadini li vorrebbero costruiti in città riutilizzando alcuni degli immobili dismessi. Gli oneri di urbanizzazione a quanto si dice dovrebbero portare circa 5 milioni di euro che sono un piccolo tesoretto per le nostre magre casse comunali. Ma bisogna anche ricordarsi che nell'arco dei successivi anni quei lavori pubblici costeranno ben più di quanto si potrebbe incassare. Un progetto sbandierato come opportunità economica ed occupazionale come del resto anche il secondo kolossal definito come "Porta del Monferrato, delle Langhe e del Roero". Questi due progetti, entrambi mai citati in campagna elettorale, dovrebbero diventare come degli "hub"/centro raccolta turisti diretti ai nostri territori e polo di distribuzione dell'eccelenza dei prodotti agroalimentari.

Gli astigiani hanno interesse a stimolare il piccolo commercio locale, vogliono vedere ripopolato di botteghe e di attrazioni il centro storico cittadino. Sarebbe il caso di indire un referendum su queste cruciali scelte che vanno a condizionare il futuro della nostra città in particolare dei nostri figli e nipoti. Ma perchè dobbiamo deturbare un territorio che circonda un gioiello della nostra architettura astigiana come la secolare chiesetta di Viatosto? Questo progetto lo consideriamo un errato biglietto da visita per la città intera che ci allontana ulteriormente dal riconoscimento di "patrimonio dell'umanità" a cui tutti gli astigiani ambiscono. Basta allo sfruttamento selvaggio del territorio a favore di pochi e della grande distribuzione. Puntiamo sulla qualità della produzioni artigianali inserite armonicamente nel tessuto del centro storico e a rinforzare il percorso museale. I turisti si vanno a prendere con i siti web multilingua e ben fatti, non ai caselli autostradali.

Paolo Crivelli
Consigliere comunale Uniti per Asti

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