«L'assessore ha ceduto all'establishment»
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«L'assessore ha ceduto all'establishment»

Sull'intervista all'assessore Piero Vercelli pubblicata su La Nuova Provincia di martedì, intervengono due esponenti del Coordinamento Asti Est.«Troppe ambiguità, troppe omissioni

Sull'intervista all'assessore Piero Vercelli pubblicata su La Nuova Provincia di martedì, intervengono due esponenti del Coordinamento Asti Est.

«Troppe ambiguità, troppe omissioni nell'intervista rilasciata da Piero Vercelli. Le nostre quattro "occupazioni" non sono bivacchi o l'esito di un malessere fuori controllo. Sono invece progetti condivisi, assunzioni di responsabilità (comprese quelle dalla disobbedienza ai codici), azioni premeditate e necessitate in un contesto dove i poteri dominanti si sono prodigati, nel corso di 20ì anni, a negare diritti della persona e sociali. L'assessore ha detto di averne fatta una, ma solo simbolica. Che vuol dire, che era finta? Chi di noi c'era assicura che si trattava di persone in carne ed ossa i cui bisogni di vita erano soffocati per ragioni di mercato, esattamente come adesso. Solo che adesso la crisi e le politiche dell'austerità hanno trasformato una emergenza in una condizione sociale con cause strutturali, che permarrà fino a che quelle cause non saranno rimosse. L'unica risposta possibile alla fame di case sarebbe l'housing sociale? E' legittimo dubitarne. Chi progetta sono le cooperative edilizie (ad Asti la Confcooperative), le fondazioni immobiliari ed altri soggetti che agiscono sul "mercato" della casa. I contratti di affitto sono quelli a canone calmierato della legge 431. I destinatari sono i cittadini con reddito medio basso.

I canoni di locazione (Fonte: Elaborazioni Nomisma su Rassegna Progetti EIRE 2010), variano dai 308 euro/mese di Parma ai 600 euro/mese di Milano. Un fatto è certo, i destinatari dell'housing sociale non si trovano tra i 730 aspiranti assegnatari della graduatoria Atc, tra le 130 emergenze abitative censite dall'assessorato, tra i 50 occupanti, tra i molti cittadini sfrattati e sotto sfratto. Perché non ammettere che l'housing sociale, nella forma delle residenze temporanee o di ausilio agli accompagnamenti sociosanitari, può avere un ruolo positivo solo a condizione che il bisogno abitativo sia in gran parte soddisfatto? E perché sorvolare sull'altro fatto incontrovertibile, vale a dire la residualità presente e storica della offerta di case popolari in Italia (5% del totale dell'edilizia residenziale a confronto di una media europea del 30%).

Non cogliere il nesso evidentissimo (nella realtà e nella legislazione a tutela della proprietà di questi ultimi 20 anni) tra questa residualità e lo sviluppo di un mercato immobiliare, speculativo ed escludente, significa sminuirne gli effetti, escludere l'adozione di efficaci misure di contrasto (le requisizioni e gli espropri, ma anche progetti di auto-costruzione e di comodato d'uso). Il cenno ai "centri sociali" non è solo ambiguo, è velenoso. Sembra negare il valore sociale di quelle esperienze. C'è chi lo fa in modo esplicito, descrivendoli come luoghi che proteggono l'illegalità purchessia e assecondano le devianze più pericolose. L'assessore certo non li legittima se l'unico commento che sa fare sullo spazio sociale della ex Mutua è che turba la quiete pubblica. Perché non accettare l'idea di uno spazio aperto alla città, in cui si auto-organizzano attività di convivio, educative, espressive, frequentato da chi ha comportamenti e culture "non conformi" alla cultura dominante e all'individualismo proprietario.

Perché non riconoscerlo? In conclusione, poiché anche le ambiguità e le omissioni danno senso ad un discorso, a noi pare che l'assessore intenda uniformarsi alle ragioni dell'establishment nostrano, della classe politica che siede in Consiglio Comunale, degli interessi che rappresenta, partito del mattone compreso. Perché non dirlo esplicitamente ? Perché non dire che fuori da quelle ragioni c'è solo il temerario velleitarismo di una associazione che è stata anche la sua? Diamo atto all'assessore di "fare tutto ciò che è possibile". Noi gli opponiamo che "tutto ciò che è possibile" non basta, se non si rompono le leggi, le strutture di potere, i vincoli di una sovranità che è tutta nelle mani dei grandi attori del capitale finanziario.

Per il Coordinamento Asti-Est
Sottile Carlo, Clemente Michele

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