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L’assessore Icardi risponde a Rasero: «Il sindaco è evidentemente confuso»

La soluzione prospettata, che avrebbe dovuto trasferire una quarantina di pazienti Covid nella nuova Rsa, non è stata ritenuta sufficientemente sicura dai tecnici della Regione

Sulla querelle del mancato trasferimento alla San Giuseppe di malati Covid

Ieri sera, durante la diretta Facebook, il sindaco di Asti Maurizio Rasero si era scagliato contro l’assessorato alla sanità della Regione Piemonte accusandolo di aver stoppato, senza motivo, il progetto di trasferire una quarantina di pazienti Covid da vari reparti dell’ospedale all’ex clinica San Giuseppe, oggi Rsa. Una querelle dai toni forti, con parole molto colorite, che Rasero ha voluto indirizzare con l’intenzione di difendere la sanità astigiana già duramente colpita, in passato, da tagli e scelte del tutto inaccettabili.

Rasero ha chiamato in causa l’assessore regionale Luigi Icardi che, oggi, non ha fatto mancare la sua replica altrettanto pepata.

«Il sindaco di Asti è evidentemente confuso: – risponde Icardi – due mesi fa voleva andare a prendere personalmente gli anziani contagiati ad Alassio e ora si è messo in testa di dettare le regole per attivare Rsa miste pazienti Covid e no-Covid. Qualcuno dovrebbe ricordargli che il sindaco è l’autorità sanitaria, non il direttore sanitario dell’Asl».

Ci sono vie di fuga con percorsi comuni

«La soluzione prospettata per l’ex Clinica San Giuseppe – osserva ancora l’assessore – non è stata ritenuta sufficientemente sicura dai tecnici della Regione, perché le vie di fuga, antincendio, prevedevano percorsi comuni che si sovrapponevano, esponendo a rischi di contaminazione gli ospiti no-Covid. Su questo punto, la linea della Regione è intransigente e basata su norme precise: i pazienti Covid possono essere trasferiti solo in strutture dedicate. Meglio una precauzione in più, che garantisca l’incolumità degli anziani, che ascoltare le inopportune pressioni del sindaco. Nessuno metta in pericolo la sicurezza degli ospiti con iniziative estemporanee: c’è una cabina di regia regionale delle Rsa, che fa riferimento alla Prefettura di Torino e si occupa dei rapporti con le Rsa, ed esiste anche un coordinamento logistico per il trasferimento dei pazienti, che nel caso specifico potrebbero andare alle Ogr o altrove, purché in condizioni di assoluta garanzia. La soluzione della clinica San Giuseppe verrà presa in considerazione a lavori conclusi, quando e se potrà garantire le debite condizioni di sicurezza per tutti i suoi ospiti».

Interviene il presidente dell’Ordine dei Medici di Asti

Sono 150 i ricoverati Covid-19 che occupano spazi vitali al Massaia: «Pochi quelli in terapia intensiva – sottolinea il dott. Claudio Lucia, presidente dell’Ordine dei Medici – quasi tutti infatti sono dislocati, oltre che nel reparto di Malattie Infettive, in Ortopedia, Otorino, Chirurgia Vascolare, Urologia e Nefrologia; il che significa il blocco, da circa 2 mesi, di oltre 30.000 prestazioni di queste specialità». Il “problema” si pensava risolto con l’apertura dell’ala indipendente della Casa di Cura San Giuseppe dove «due persone sono già state ricoverate – prosegue Lucia – e la collaborazione con l’Asl sembrava perfetta». Poi lo stop dalla Regione che ha rimesso in discussione tutto.

[ha collaborato Monica Jarre]

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