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Riunione ad Astiss piano di sviluppo dell'Astigiano
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Ripartenza

L’Astigiano ha il suo Piano Strategico per rilanciarsi

Ufficializzato il lavoro che raccoglie le idee e diversi progetti nati dal confronto in Astiss

Poco meno di 70 pagine per tracciare la rotta della ripresa nell’Astigiano. Nei giorni scorsi, al polo universitario di Astiss, è stato ufficializzato il Piano Strategico di sviluppo dell’Astigiano, curato dal professor Giulio Mondini (Politecnico di Torino) e che servirà a promuovere le scelte considerate più utili al territorio per uscire da una situazione socio-economico di crisi accentuata dagli effetti della pandemia. Come detto da Mario Sacco, presidente di Astiss, durante la presentazione del Piano, «al Tavolo dello Sviluppo (propedeutico per la stesura del dossier ndr) hanno partecipato tra settanta e ottanta rappresentanze di tutta la società civile del territorio, pubblica e privata. C’è stato un articolato confronto e non mi sembra che qualcuno si sia sentito escluso; ma se servisse continueremo a confrontarci senza alcun problema».

A scanso di equivoci va detto che le indicazioni contenute nel Piano non serviranno solo per incanalare gli eventuali finanziamenti che l’Astigiano riceverà dal Recovery Fund perché il dossier guarda molto più avanti e vuole “suggerire” azioni e progetti strategici per migliorare le condizioni economiche, lavorative, sociali, sanitarie della nostra provincia. Un documento redatto con la collaborazione del Comitato Tecnico Scientifico dell’università e attraverso numerosi tavoli di confronto con gli stakeholder locali, tra cui Enti, Fondazione CrAsti, Camera di Commercio, Unione Industriale, etc.
Sono state identificate sette linee progettuali e ognuna tende a intervenire su una precisa area. Le linee sono: “Un territorio responsabile e resiliente”, “Un territorio aperto, integrato e competitivo”, “Un territorio multiculturale, inclusivo e coeso”, “Un territorio della cura e del benessere”, “Un territorio comunicativo e digitale”, “Un territorio per la ricerca e l’innovazione” e “Un paesaggio che valorizza il territorio”.

Ascoltando l’articolata spiegazione del professor Mondini, alcune considerazioni sembrano ormai acquisite e, piaccia o meno, rappresentano paletti nei quali dovrà muoversi l’azione dei governanti locali.
«È necessario – ha spiegato Mondini – ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica, ma anche sostenere la rivoluzione verde e ambientale». Il che si traduce nell’evitare, di fatto, tutti gli errori che sono stati compiuti per anni nel non considerare la “green economy” come una reale possibilità per far crescere un territorio. Investimenti, nuove tecnologie, sanità, trasporti ferroviari (e quindi interconnessione dell’Astigiano con le principali linee del TPL regionale), accesso al web, ma anche cultura, eccellenze del territorio, scuole e università sono tutte parti fondamentali del Piano strategico e tutte dovranno essere sostenute come elementi essenziali per far ripartire il territorio.

«La ripresa – ha spiegato Mondini – non può avvenire sugli stessi criteri che hanno portato all’attuale situazione. Dobbiamo ripensare al sistema di sviluppo del territorio, ma l’innovazione non può essere a discapito dell’occupazione».
Perché, alla fine, è il lavoro uno dei veri enigmi che potrebbero mettere a rischio la tenuta del Piano, pur a lungo termine. È questo il monito arrivato dalla CGIL che, con il suo segretario provinciale Luca Quagliotti, ha acceso i toni nell’aula magna: «La nostra provincia è l’ultima in quasi tutti i fattori che rientrano nella classifica del Sole 24 Ore e continua a precipitare – ha detto Quagliotti – La Regione Piemonte ha fatto una scelta (sul PNRR ndr): di non scegliere i progetti che arrivavano e di presentarli tutti. Così ha fatto la Provincia di Asti e mi sembra che questo non sia corretto perché ci sono progetti contrari uno all’altro».

Ma Quagliotti ha sollevato molta preoccupazione per il futuro della sanità astigiana che, pur rientrando nel Piano, potrebbe perdere ancora più di importanza: «Ci troveremo nella condizione in cui se un investimento verrà fatto lo decideranno a Torino e i territori provinciali non conteranno più nulla».

Enomeccanica, digitalizzazione, salute, ma anche “green economy” e UNESCO

È a pagina 60 del Piano che si indicano le idee di progetto e l’orizzonte temporale per realizzarle. Se e quando si troveranno i soldi e se le istituzioni locali sosteranno, in maniera bipartisan, le indicazioni fornite dal dossier. A mettere le mani avanti è stato Stefano Calella (CISL) durante il suo intervento: «Abbiamo un tavolo di discussione che non si vuole sostituire alla politica, ma adesso la politica ha un progetto sul quale lavorare. Può scegliere se farlo o meno, ma si assume la responsabilità politica della sua scelta. La politica, in ogni caso, non può portare all’interno di una bagarre il lavoro che abbiamo fatto fino ad oggi».

Quindi le idee su cui lavorare sono molte, tra cui una nuova gestione delle acque meteoriche nelle aree collinari tenuto conto del cambiamento climatico in corso e del fatto che le vigne saranno sempre più penalizzate dal nuovo clima e sempre più coltivate oltre i 300 metri sul livello del mare. Nel Piano si indicano altre linee progettuali come nel caso della gestione dei rifiuti e la produzione di energia rinnovabile. In questo caso fari puntati su GAIA, l’impianto di trattamento dei rifiuti considerato un’eccellenza locale. Ma nel futuro di GAIA c’è anche un termovalorizzatore? Ormai la discussione è aperta perché è questa una delle ipotesi emersa durante la presentazione del Piano: «Si pensa che gli inceneritori siano strutture malefiche per il territorio – ha detto il professor Mondini – ma solo perché nessuno li spiega. La gente non capisce e ne ha paura; ci si ribella e immediatamente nascono comitati contro. Bisogna iniziare un progetto di comunicazione e spiegare cosa sia una campagna di raccolta differenziata. Gli inceneritori possono essere delle belle architetture, nel nord Europa sono opere d’arte vere e proprie».

Realizzazione di strutture e piattaforme per la logistica, potenziamento, recupero e ammodernamento di infrastrutture per un trasporto multimodale e sostenibile, potenziamento e garanzia della copertura internet diffusa sul territorio astigiano, realizzazione del Museo degli Arazzi, riqualificazione strutture ospedaliere e potenziamento telemedicina, un Polo dell’enologia e dell’enomeccanica, riuso adattivo del patrimonio edilizio dismesso e creazione di servizi per soddisfare la nuova domanda della società sono alcune delle altre idee di progetto, inserite nel Piano, cui si aggiunge anche la realizzazione della Ferrovia dell’UNESCO, la valorizzazione del paesaggio attraverso musei diffusi a cielo aperto e una scuola digitale per le generazioni digitali.

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