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L’economia italiana è un “paziente” critico: l’analisi di Carlo Cottarelli

Il prof. Carlo Cottarelli ha presentato a Cisterna il volume “I sette peccati capitali dell’economia italiana”, l’ultima delle sue fatiche dedicate alla situazione economica italiana

Carlo Cottarelli ospite al castello di Cisterna

Il prof. Carlo Cottarelli ha presentato a Cisterna il volume “I sette peccati capitali dell’economia italiana”, l’ultima delle sue fatiche dedicate alla situazione economica italiana e soprattutto all’incidenza del debito pubblico sulle possibilità di crescita e di sviluppo del Paese. «In realtà – ha detto scherzosamente Cottarelli – i peccati capitali dell’economia italiana sarebbero ben più di sette, ma ridurre o controllare almeno questi cambierebbe la nostra situazione.» Insieme a Cottarelli ha dialogato il giornalista Marco Neirotti che ha sottolineato la chiarezza con cui il volume indaga la situazione economica italiana, evidenziando come i diversi problemi siano in profonda correlazione fra loro.

Le cause del mancato sviluppo economico

«Il reddito pro capite odierno è simile a quello di vent’anni fa – ha ricordato il prof. Cottarelli – ma è decisamente più basso di quello dell’area euro. Si tratta di una battuta d’arresto eccezionale, un fatto che non si era mai verificato dall’Unità d’Italia, essendosi sempre registrato un progresso rispetto ai decenni precedenti. Le cause dell’insufficiente sviluppo economico sono attribuibili all’evasione fiscale, alla corruzione, alla burocrazia, alla lentezza della giustizia, alla mancata crescita della popolazione, al divario Sud – Nord ed alla difficoltà a restare nell’euro. L’evasione fiscale è al 26% e peggio di noi nel 2016 hanno fatto solo Romania e Grecia: lo Stato perde ogni anno 130 miliardi di euro, il doppio di tutto quel che si spende per la pubblica istruzione. Inoltre, l’evasione fa male alla concorrenza, così come la corruzione che è percepita come molto diffusa e che danneggia i conti pubblici perché fa sprecare denaro. Quanto alla burocrazia, l’Italia è in 51^ posizione nel mondo: regole macchinose e adempimenti di ogni genere costano 31 miliardi l’anno alle piccole e medie imprese, allungando i tempi di attesa, scoraggiando gli investimenti e rendendo le nostre aziende meno competitive sul mercato. La lentezza della giustizia è un altro grosso problema: la durata media dei processi sino al terzo grado in Italia è di 7 anni e 8 mesi, contro i 2 anni e 2 mesi della Germania, i 2 anni e 3 mesi della Spagna ed i 3 anni e 5 mesi della Francia. C’è poi il basso livello demografico: il tasso di fertilità per donna è calato dal 2,5 degli Anni Settanta all’1,4 di oggi e con meno nati ci sono meno persone che entrano nel mercato del lavoro. Il divario Nord – Sud dal 1861 ad oggi non si è mai sanato e resta un problema, che ha varie ragioni: infine, vi è la difficoltà dell’Italia a restare nell’euro, ma per risolvere questo problema si dovrebbero risolvere i sei punti precedenti.»

Uscire dall’euro?

Uscire dall’euro sarebbe una soluzione ? «Presenterebbe grossi problemi – ha chiarito Cottarelli – perché comporterebbe costi elevati legati al prezzo delle merci, alla diminuzione del potere d’acquisto, alla crescita dell’inflazione, ai pagamenti internazionali e così via.» Un lungo applauso ha accompagnato la fine della relazione ed i volumi esposti, i cui proveniti sono destinati all’UNICEF, sono letteralmente andati a ruba.

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