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L&#39;Unesco salva solo Moscato e Barbera<br/>Spariscono le aree di freisa e ruché

L&#39;Unesco salva solo Moscato e Barbera<br/>Spariscono le aree di freisa e ruché

E' stato presentato il dossier per la candidatura Unesco ridimensionato. Una nuova versione pressochè definitiva che non ammette ulteriori modifiche importanti, se non l’annessione o meno nella core zone del Barbera del centro storico di Nizza. Spariscono le altre due grandi isole dei vini astigiani: quella nord del Freisa e quella a est di Ruchè e Grignolino. Cancellate con un colpo di spugna in quella che, dall’esterno, è stata vista come una battaglia per la difesa del salvabile...

Con la lunga premessa politica del vicepresidente regionale Cavallera per aver dovuto mettere insieme diverse anime, ieri mattina è stato presentato il dossier per la candidatura Unesco ridimensionato. Una nuova versione pressochè definitiva che non ammette ulteriori modifiche importanti, se non l’annessione o meno nella core zone del Barbera del centro storico di Nizza.
E spariscono le altre due grandi isole dei vini astigiani: quella nord del Freisa e quella a est di Ruchè e Grignolino. Cancellate con un colpo di spugna in quella che, dall’esterno, è stata vista come una battaglia per la difesa del salvabile. «Il nostro obiettivo non era presentare una candidatura e chiedere che venisse accettata così o nulla - ha sottolineato Cavallera - noi vogliamo portare a casa il risultato e se per farlo si deve arrivare a dolorose scelte, siamo disposti a farle».

Nel dettaglio sui tagli è andato l’ingegner Marco Valle, della società Siti che ha seguito l’elaborazione tecnica della candidatura. «L’Icomos, la società di consulenza che lavora per il Comitato Unesco - ha spiegato - dove le varie ispezioni e dopo il passaggio alla commissione di San Pietroburgo finito con un “deferral” è stata molto chiara: dal dossier originario dovevano sparire i vini autoctoni, bisognava restringere l’ampiezza della core e della buffer zone, bisognava sviluppare l’internazionalità dei vini, sottolineare la filiera del vino, abbinarla ai beni culturali del territorio ed esaltarne il valore universale. E così abbiamo fatto».
Salvando con le unghie la zona del Moscato e dell’Asti Spumante con le straordinarie cattedrali sotterranee di Canelli. Qui, infatti, ha pesato la presenza nel Comitato Unesco dei francesi che hanno tagliato corto sulla proposta di inserire l’areale delle bollicine: «Il Piemonte è sinonimo di vini rossi, niente bianchi nel dossier». Un recupero in zona Cesarini grazie al forte peso che ha giocato l’export nell’industria spumantiera canellese.

Nel nuovo dossier, dunque, le core zone sono scese da 9 a 6: il Barolo e il castello di Grinzane Cavour, le colline del Barbaresco (queste due zone rimaste intatte rispetto alla prima stesura perchè ritenute “perfette”), Nizza e il barbera, Canelli e l’Asti Spumante, Il Monferrato e gli Infernot (quest’ultima zona nell’Alessandrino dove non è protagonista il vino ma lo sono i caratteristici crutin sotterranei scavati nel terreno). Diversi Comuni che prima erano in core zone sono passati nella buffer zone e altri sono spariti del tutto dalla riperimetrazione. «Ma questo non è un grande problema - ha sottolineato Cavallera - perchè le ricadute economiche e turistiche si estendono a tutto il territorio intorno alla core zone».

Questa nuova versione sarà presentata a fine gennaio a Parigi e si attende per il prossimo settembre una nuova ispezione Icomos con relative osservazioni in modo da arrivare a maggio 2014 con il giudizio della società di consulenza e a giugno 2014 con il secondo (ed ultimo) passaggio del dossier alla commissione del World Heritage di San Pietroburgo.

Daniela Peira

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