«Nessun dubbio su Stamina» Parlala mamma della bimba astigiana in cura
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«Nessun dubbio su Stamina» Parla
la mamma della bimba astigiana in cura

Le polemiche che hanno investito il Metodo Stamina e i suoi promotori Vannoni e Andolina non hanno intaccato minimamente la fiducia che molte famiglie ripongono in questa cura a base di cellule

Le polemiche che hanno investito il Metodo Stamina e i suoi promotori Vannoni e Andolina non hanno intaccato minimamente la fiducia che molte famiglie ripongono in questa cura a base di cellule staminali mesenchimali. Due mesi fa il tribunale di Asti aveva confermato il provvedimento nei confronti degli Spedali Civili di Brescia (l'unica struttura in cui attualmente viene somministrata Stamina) che ordinava loro di avviare la cura nei confronti di una bambina, Sara (nome di fantasia per tutelare la sua privacy) la cui famiglia si era rivolta ai giudici. Da un anno a questa parte, infatti, quella giudiziaria è rimasta l'unica via percorribile per le famiglie che vogliono tentare la cura sperimentale nei confronti di pazienti, spesso bambini, affetti da malattie neurovegetative gravissime per le quali non esistono risposte nella medicina tradizionale e codificata.

Ma la commissione governativa prima e altri esperti indipendenti pochi giorni fa, hanno smontato il Metodo Stamina, affermando che i miglioramenti tanto sbandierati in realtà non sono clinicamente registrati e che le infusioni di cellule alle quali vengono sottoposti i pazienti sono a malapena sufficienti per cavie da laboratorio e non per bambini e adulti. A questo si aggiunge una brutta denuncia arrivata da Torino e sporta da una negoziante che ha dichiarato di essersi indebitata per pagare 50 mila euro la cura Stamina nei confronti della figlia senza ottenere alcun beneficio.

«Non credo a nulla di quanto è stato detto in queste settimane di male su Stamina – è il commento deciso della madre di Sara, la bambina astigiana per la quale i giudici hanno ordinato la cura – continuo a nutrire nel Metodo la stessa fiducia che ci ha portati ad intraprendere la via giudiziaria per ottenere l'infusione per mia figlia. Da molti mesi sono in contatto con la fondazione e i medici che portano avanti con difficoltà questa sperimentazione, e nessuno mi ha mai chiesto un solo centesimo per curare mia figlia. Gli unici soldi che girano sono quelli che vengono raccolti tramite eventi pubblici e sottoscrizioni, ma nessuna delle famiglie con le quali siamo in contatto, e sono tante, hanno dovuto tirare fuori denaro». La battagliera donna contesta anche i dati sui miglioramenti dei bambini sottoposti ad infusione.

«Come possono dire che non ci sono stati risultati? Esistono video e testimonianze di genitori, assistenti, medici, infermieri che confermano piccoli ma significativi passi in avanti su bambini curati con Stamina. Certo, non funziona su tutti, come accade per le cure della medicina tradizionale, ma a qualcuno regala una qualità della vita migliore. Anche in questo caso, non c'è stato nessuno, a partire dai dottori Vannoni ed Andolina, che mi abbiano promesso che Sara diventerà una bambina normale, che camminerà o parlerà, ma vederla soffrire anche solo un po' meno o riuscire ad eliminare dalla sua terapia qualche farmaco sarebbe già un grandissimo successo per me e per mia figlia. Qui i miracoli non li ha promessi nessuno, mai».

Perchè tanta fiducia in Stamina? «E perchè no? -risponde la madre di Sara- la medicina normale non ha risposte per la malattia di mia figlia, che non siano cure palliative. Ho visto che il Metodo Stamina somministrato a bambini come Sara ha dato risultati positivi e io voglio percorrere questa unica possibilità. Non ho la certezza che funzioni, ma finchè non lo proviamo non possiamo saperlo e non voglio perdere l'occasione di provarci. Non ci sono controindicazioni, quindi farò tutto il possibile per far sì che i medici di Brescia somministrino le infusioni di staminali a mia figlia». Ricevuta dal dirigente sanitario della struttura bresciana, la madre di Sara sa che sua figlia è al quarto posto in lista d'attesa. Attualmente sono una trentina i pazienti in trattamento e mano a mano che termineranno la cura subentreranno quelli in "coda".

Daniela Peira

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