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Moransengo-Tonengo, il “sì” del referendum alla fusione tra i due piccoli Comuni dell’Astigiano

I due paesi di Moransengo e Tonengo insieme contano circa 400 abitanti. La sede del nuovo Comune, scelta per sorteggio, sarà presso il municipio di Tonengo, ma ci saranno anche uffici distaccati a Moransengo

Il referendum consultivo per l’istituzione del Comune di Moransengo-Tonengo, mediante la fusione dei piccoli comuni di Moransengo e Tonengo, che insieme contano circa 400 abitanti, ha avuto esito positivo; un risultato non scontato visto che durante gli incontri con la popolazione, contrariamente a quanto ci si aspettava, ad aver recepito l’opportunità della fusione erano stati soprattutto gli anziani, mentre molti giovani avevano manifestato la volontà di mantenere l’identità territoriale. L’iter prevede ora le dimissioni dei due consigli comunali e l’istituzione del nuovo comune dal 1° gennaio 2023, guidato da un commissario prefettizio fino alle elezioni del sindaco e del consiglio comunale. La sede del nuovo comune, scelta per sorteggio, sarà presso il municipio di Tonengo, ma vi saranno anche uffici distaccati a Moransengo, in modo da favorire i cittadini che hanno difficoltà a spostarsi. Soddisfatto Giorgio Musso, segretario comunale dal lontano 1989: «La fusione intercomunale e la costituzione di un nuovo ente locale dovrebbe godere in dieci anni di una somma importante a sostegno delle spese correnti dei due ex comuni di circa 750 mila euro. Soldi che faranno davvero comodo per assestare il bilancio del nuovo comune costituito e che potrà dunque disporre di fondi utili per garantire una migliore sopravvivenza al neo nato comune e al mantenimento degli attuali servizi: dal trasporto scolastico alla manutenzione delle strade, alla realizzazione di opere pubbliche nell’interesse delle due comunità riunite».

Giorgio Musso, oggi segretario generale della Città e Provincia di Cuneo (e a scavalco di diversi comuni del nord Astigiano), coglie l’occasione per evidenziare lo stato di sofferenza dei piccoli enti per la complessità normativa: «Chiaro che la problematica essenzialmente sta nella differenziazione delle imposizioni normative a carico dei piccoli comuni rispetto a quelli medi e grandi, che così come sono postate non sono più reggibili da parte di enti di minor dimensione. La montagna normativa di questo sistema di gestione degli enti locai e i riferimenti alle complesse articolazioni del codice degli appalti e degli altri codici corre il rischio di far implodere gli enti stessi in modo graduale e se non si addiverrà all’auspicata semplificazione degli atti e delle gestioni di cui si parla da anni senza aver raggiunto alcun obiettivo sostanziale. Sarebbe oltremodo utile disporre peraltro di un segretario comunale titolare della nuova segreteria dei due comuni riunito, con stipendio però a carico dello stato che possa sostenere l’evoluzione del nuovo comune in una forma e una modalità rinnovata e funzionale. I due enti riuniti dovrebbero disporre di un nuovo contesto statale riformato che possa contribuire a un assetto gestionale funzionale ai servizi delle cosiddette aree interne da sempre penalizzate rispetto alle aree urbane e metropolitane».

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