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Nave Diciotti: la Caritas di Asti ha accolto tre profughi

Sono arrivati mercoledì sera dopo aver trascorso un breve periodo a Rocca di Papa: provati per il viaggio, hanno raccontato di essere stati rapiti tre volte in Libia

Nella Diocesi di Asti alcuni profughi della Diciotti

Mercoledì sera sono arrivati ad Asti alcuni eritrei, tutti sotto i 30 anni, sbarcati in Italia durante l’ultimo viaggio della nave Diciotti, oggetto del clamoroso braccio di ferro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e l’Europa su chi dovesse farsi carico dei richiedenti asilo. E’ stato l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ad aver invitato tutte le Diocesi del Piemonte ad accogliere alcuni migranti della Diciotti. I profughi, rimasti bloccati per diversi giorni al porto di Catania, erano stati fatti sbarcare e distribuiti in Italia, nelle strutture della CEI, e in minima parte all’estero.

L’appello della CEI

E’ è stata proprio la CEI a muoversi sul fronte dell’accoglienza coinvolgendo i vescovi e le diocesi, fino a quella astigiana dove Francesco Ravinale, vescovo dimissionario e oggi amministratore apostolico in attesa dell’arrivo del suo successore, ha chiesto alla Caritas di valutare la possibilità di aprire le porte ad alcuni di questi migranti. All’appello hanno risposto, oltre alla Diocesi di Torino, anche Fossano e Vercelli dove i profughi, tutti originari dell’Eritrea, potrebbero trovare una nuova sistemazione. «Parliamo di tre persone in tutto – spiega Beppe Amico, direttore della Caritas astigiana – accolte in un progetto finanziato interamente dalla CEI senza usare soldi pubblici. I profughi sono giunti molto provati, con gli abiti che erano stati dati loro a Rocca di Papa. Hanno raccontato di essere stati rapiti tre volte in Libia e di aver pagato più volte per essere liberati. Hanno parenti in Svezia e Germania, ma le famiglie non hanno notizie di loro da tempo».

Inglobati nelle strutture diocesane, seguiranno corsi di alfabetizzazione e resteranno fino all’ottenimento dei documenti o del permesso di soggiorno per protezione internazionale. «L’accoglienza di questi nostri fratelli e sorelle, come si fa anche per tanti poveri, senza dimora o in difficoltà per la casa, il lavoro o la salute, non si limiterà a offrire loro un alloggio ma li accompagnerà passo passo a ritrovare fiducia in se stessi e a inserirsi nella nostra società, con diritti e doveri propri di ogni persona e cittadino» ha poi affermato l’arcivescovo di Torino rendendo noto che due eritrei della Diciotti sono già arrivati nel capoluogo piemontese.

L’arrivo della famiglia con il corridoio umanitario

A giugno era stata proprio la Caritas di Asti ad accogliere in città una famiglia eritrea, una mamma con quattro figli, giunta in Italia attraverso un corridoio umanitario organizzato dalla CEI con la Comunità di Sant’Egidio e in accordo con il Governo italiano. Dell’Eritrea è anche la gran parte dei profughi che erano a bordo della Diciotti. Persone giunte da un Paese che di fatto è un regime dittatoriale dove non esistono libertà politiche e dove, senza distinzioni di genere, tutti i cittadini tra 18 e 50 anni sono obbligati ad arruolarsi nell’esercito, a tempo indeterminato, e a prestare servizio prevalentemente in attività militari decise dal Governo centrale. E’ per questo, ma non solo, che migliaia di cittadini eritrei fuggono dal Paese nel tentativo di non dover sottostare agli obblighi del regime. Compresi quelli raccolti in mare dalla nave Diciotti.

«Hanno diritto, secondo quanto stabilito dalla nostra Costituzione, a ottenere protezione internazionale – conclude Beppe Amico – e come Caritas abbiamo risposto all’appello di mons. Nosiglia e di mons. Ravinale perché ci sembra un progetto importante. Mercoledì hanno incontrato la famiglia eritrea accolta a giugno e hanno potuto parlare tra loro nella lingua d’origine. E’ stato un momento sereno e di conforto che li ha rassicurati».

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