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«Non voglio più essere minacciata quando lavoro»

Un'infermiera del pronto soccorso di Asti chiede più tutele da minacce e aggressioni verbali che si ripetono di frequente come raccontato dal sindacato Nursind

Ad Asti un’infermiera del pronto soccorso dice basta alle minacce degli utenti

«Basta alla maleducazione, basta all’arroganza, basta alla presunzione di saperne sempre di più di quello che ti sta davanti che ancora oggi si forma e cerca con tutti i mezzi di prestare un’assistenza di qualità. Basta alla denigrazione, basta al regno dell’ignoranza mista a prepotenza». E’ solo una parte della lunga lettera che un’infermiera del pronto soccorso di Asti ha scritto al nostro giornale per denunciare una situazione di disagio vissuta spesso, non solo da lei, ma anche da altri colleghi stando alle conferme che arrivano dal sindacato Nursind di Asti. La questione sollevata dall’infermiera e dal sindacato riguarda le aggressioni verbali e le minacce contro gli operatori del pronto soccorso da parte di utenti che non accetterebbero le lunghe attese, il tipo di codice dato loro, le cure dei medici (nell’era di Google, dove le autodiagnosi sono all’ordine del giorno capita che persone senza specifiche competenze “discutano” con infermieri e dottori sulla cura migliore da farsi) creando situazioni insostenibili. Episodi che, qualche volta, culminano con l’intervento delle forze dell’ordine come successo nel recente passato per sedare le minacce contro gli operatori che finiscono per estendersi ai figli e alla loro famiglia.

L’infermiera del pronto soccorso ha deciso di dire basta e nella lettera si rivolge direttamente all’utenza chiedendo scusa per i disagi e le attese, ma ovviamente il suo è un grido rivolto soprattutto alla dirigenza dell’Asl e alla Regione perché, parte del problema, nasce dall’endemica carenza di personale nei pronto soccorso. Mancanza che, stando a una nota stampa diramata dall’assessore regionale alla Sanità Luigi Genesio Icardi dovrebbe risolversi nel giro di 6 mesi.

L’assessore regionale Icardi: «Chi le fa si macchia di un reato»

Interpellato a riguardo, l’assessore regionale conferma di essere a conoscenza dei problemi denunciati dall’infermiera astigiana e che avvengono anche altrove. «Sì, le minacce ci sono e chi lo fa si macchia di un reato – replica Icardi – Stiamo lavorando affinché il tempo di attesa degli utenti sia inferiore a quello attuale e questo lo si fa aumentando il personale. E’ chiaro che se qualcuno viene minacciato dev’essere aiutato e sostenuto dall’azienda sanitaria nella quale lavora».

Anche l’assessore comunale alla sanità Mariangela Cotto interviene sulle minacce contro i dipendenti pubblici, non solo dell’Asl. «In tutto l’ospedale ci sono cartelli che invitano a rispettare il personale, ma c’è sempre più intolleranza e anche qui ai servizi sociali assistiamo sovente a minacce molto gravi. Il fatto è che ci sono troppi accessi al pronto soccorso perché si pensa che sia una via prioritaria per ottenere un dato esame, ma quando vado al pronto soccorso in visita vedo che il personale fa davvero miracoli. Credo sia necessario aprire una discussione nel tavolo sulla sicurezza in Prefettura per tentare di riattivare il posto di polizia all’interno del pronto soccorso».

Il sindacato Nursind chiede massima attenzione sul problema

Gabriele Montana, segretario territoriale Nursind Asti, conferma quanto raccontato dall’infermiera e sottolinea che «da diversi anni, ormai, come sindacato delle professioni infermieristiche, denunciamo le continue e ripetute aggressioni (verbali e fisiche) che quotidianamente – o quasi – il personale sanitario del pronto soccorso Cardinal Massaia di Asti è costretto a subire».

Una situazione raccontata più volte, precisa il sindacato, aggiungendo che «nel luglio del 2019 la maggioranza dei colleghi del reparto del pronto soccorso astigiano hanno inviato una lettera al Servizio Prevenzione Protezione dell’Asl di Asti per denunciare la situazione d’emergenza. Questo ha permesso di inviare un SOS con cui sono state allertate le forze dell’ordine in merito alle gravi criticità relative alla sicurezza in ospedale. Attualmente, infatti, anche se vi è uno spazio adibito al servizio di polizia all’interno della struttura ospedaliera, – continua Montana – non vi sono agenti presenti, ma una guardia giurata che 24h al giorno presidia la struttura. Troppo poco per uno spazio pubblico così grande e distribuito su più piani».

Sul fronte del personale, il Nursind evidenzia che «da un anno a questa parte si attende che venga inserita un’ottava risorsa (sia di giorno che di notte) che sicuramente sarebbe utile per velocizzare il flusso di pazienti in entrata, in modo che questi possano avere un trattamento sanitario più rapido, riducendo così il grado di insoddisfazione ed il malcontento dell’utenza. Ovviamente, però, questo non deve essere preso come valida attenuante alle continue aggressioni verbali e fisiche subite dal personale sanitario, ma come un piccolo passo verso la soluzione delle criticità legate al pronto soccorso. Va detto, purtroppo, che ormai il fenomeno delle aggressioni ai danni dei dipendenti che operano all’interno delle strutture ospedaliere non è un fenomeno circoscritto, ma anzi si estende a livello nazionale». Nursind, come sindacato delle Professioni Infermieristiche, ribadisce che è necessaria una maggiore educazione della popolazione. «L’utenza andrebbe educata in merito al corretto comportamento da tenere in pronto soccorso. Ogni cittadino deve capire che infermieri e personale sanitario sono al servizio del pubblico per tutelare e salvaguardare la salute, ed ogni loro scelta, azione e decisione è presa al fine del bene collettivo».

 

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