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Oggi si chiama "housing sociale", una volta erano rapporti di buon vicinato

Presentato un progetto lanciato dall'Ires con la Compagnia di San Paolo, Spi Cgil e Sunia verso una cinquantina di famiglie che vivono in quattro condomini popolari astigiani. Progetto indirizzato soprattutto alla terza età per recuperare valori di aiuto reciproco e di socialità. Ma anche per vera integrazione fra famiglie straniere ed italiane. Già raccolti i primi "assegni delle ore"

E' stato presentato il progetto "Vicinato solidale e portierato sociale per la terza età", un'iniziativa dell'Associazione Ires Lucia Morosini con il contributo del Programma Housing della Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Atc, Spi Cgil e Sunia. Un'esperienza sperimentale, che coinvolgerà fino ad ottobre, 47 famiglie che vivono nei condomini popolari di via Caracciolo, via Varrone e via Pavese. Filosofia dell'idea è quella di recuperare una dimensione umana e solidale fra vicini di casa, con uno scambio di relazioni sociali ma anche di cura dello spazio urbano, accessibilità ai servizi e reciprocità di aiuto nelle piccole cose quotidiane.

Qualche esempio? Istituire una banca del tempo che permette ai condomini di aiutarsi reciprocamente dedicando un po' del proprio tempo a qualcun altro che ne ha bisogno e ricevendo, in cambio, il tempo di altri. E poi le piccole riparazioni che tutti possono imparare a fare autonomamente dietro alcune dimostrazioni realizzate da artigiani. La cura del verde mette insieme tutti i vicini di casa nella cura degli spazi verdi condominiali. Infine verrà realizzato un vademecum con il quale gli anziani e gli altri cittadini potranno avere sotto mano un elenco e i recapiti per i servizi gratis offerti alle persone dalle istituzioni e dalle realtà di volontariato.
Il progetto è già partito in questi giorni e sono stati fatti i primi incontri. A presentarsi alle famiglie un team di ragazzi astigiani che avrà il compito di "facilitare" il decollo del progetto, spiegando esattamente il senso dell'iniziativa e cercando di far superare diffidenza ed indifferenza nei confronti delle istituzioni, della proprietà degli edifici e di vicini di casa magari non proprio graditi.

Giulia Merlino, Lucio Gambino, Ilaria Vigna, Roberta Giamello, Cristiana Datola e Guido Faletti spiegano che l'equivoco più diffuso è quello di essere percepiti come l'ennesimo ente assistenziale nei confronti di queste famiglie che vivono situazioni di fragilità sociali. «Invece è proprio l'opposto – spiega Gambino – noi puntiamo a spingere le persone a diventare protagonisti della vita dei loro condomini». Sono già stati raccolti diversi "assegni delle ore" ovvero le disponibilità di persone a scambiarsi ricette di cucina, a fare piccoli lavori in cortile, ad aiutare nei lavori domestici, ad accompagnare persone che non possono muoversi autonomamente.
L'Ires, ha spiegato Francesco Montemurro, responsabile, monitorerà attraverso questionari e schede specifiche questo "esperimento sociale" che durerà fino ad ottobre. Il finanziamento ottenuto dalla Compagnia San Paolo è di circa 15 mila euro, dato in regime di sostenibilità.

Daniela Peira

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