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Oltre il lockdown: in agricoltura ingenti danni anche dalla fauna selvatica

Occorre un intervento deciso e immediato. Gli imprenditori non possono più aspettare di vedere andare in fumo i loro raccolti

In agricoltura danni da fauna selvatica

Prima il lockdown con il blocco di attività commerciali, negozi, ristoranti, mense. Poi l’arrancante Fase 2 con uno sfiancante aperto-non aperto che, se possibile, ha reso ancor più complicata la situazione. Come se non bastasse, in mezzo ad una crisi che ha attanagliato duramente, gli agricoltori devono fare i conti anche con i danni provocati dalla fauna selvatica.

Situazione insostenibile

«La situazione è insostenibile – spiega il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia – Occorre un intervento deciso e immediato. I nostri imprenditori non possono più aspettare di vedere andare in fumo i loro raccolti». Problema, quello dei danni alle coltivazioni degli ungulati ma anche di caprioli e ricci, annoso e mai risolto. «Occorrerebbero permessi straordinari ai cacciatori, al di là dell’emergenza Covid, incentivi alla formazione di squadre per gli abbattimenti, risarcimenti snelli e immediati agli agricoltori danneggiati – dicono da Coldiretti – Invece è tutto fermo e a muoversi sono solo gli animali selvatici, liberi di scorrazzare tra i campi dove non ci sono più neppure gli operai agricoli a causa del tergiversare del governo sui voucher semplificati».

Riattivata l’attivita’ di monitoraggio

Luigi Franco, vicedirettore dell’organizzazione astigiana, spiega che «la scorsa settimana la Regione Piemonte ha disposto la riattivazione dell’attività di monitoraggio e censimento della fauna selvatica, ma siamo ancora in attesa della riapertura della caccia di selezione agli ungulati, così come hanno fatto altre Regioni come Liguria ed Emilia Romagna già dal 4 maggio scorso». Secondo recenti stime sarebbero oltre 2 milioni i cinghiali presenti sul territorio nazionale che vivono arando i terreni coltivati e mangiando i semi delle colture, foraggi, frutta, ortaggi, germogli e danneggiando piante e barbatelle e minacciando gli animali delle cascine. Si stimano danni per oltre 200 milioni di euro ai raccolti, con effetti anche sulla stabilità dei prezzi, mentre vengono monitorati i rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina.

Difendiamo le forniture alimentari

A questo punto – è il commento amaro di Furia – bisogna essere consapevoli che occorre difendere le forniture alimentari, diventate più preziose in questo momento e a rischio speculazione. Una preoccupazione che si aggiunge alla sicurezza e alla salute dei cittadini. I selvatici hanno ormai preso possesso del territorio e si sono spinti anche nei centri abitati con segnalazioni nei paesi e nelle grandi città, oltre che nelle aree coltivate. Abbiamo purtroppo anche la testimonianza – aggiunge – di molti agricoltori scoraggiati che non fanno neppure più le segnalazioni dei danni. Evidentemente questo comincia ad essere un punto di non ritorno rispetto all’abbandono delle terre».

Dalla politica per ora nessuna risposta

Chiamata in causa la politica, a dire di Coldiretti “assente”. Marco Reggio, presidente Coldiretti Asti, è perentorio. «Presentammo – dice – nel novembre scorso un dettagliato piano di intervento per contenere i danni provocati dalla fauna selvatica. Salirono sul palco i rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, dichiarando il massimo appoggio alle nostre proposte, pronti ad intervenire con gli opportuni strumenti legislativi. In realtà non è stato fatto nulla e noi agricoltori siamo a subire ancora più danni che in gran parte non vengono risarciti e che ora rischiano di fare abbandonare il territorio al suo destino con un danno ancora più pesante, questa volta per l’intera collettività».
Giovanni Vassallo

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