gabriele ghio casa sull'albero
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Ospiti della casa sul ciliegio per vedere come si vive sospesi in 6 metri quadri

Da 5 anni un istruttore di guida vive con il minimo dei confort in un bosco. E ne ha scritto un libro di fresca stampa

Il libro sta spopolando perché racconta il suo diario da abitante di una casa sull’albero. Presentato nei giorni scorsi alla presenza del suo autore, Gabriele Ghio, il libro “La mia casa sul ciliegio” è la storia vera degli ultimi 5 anni di un uomo di 41 anni, istruttore di guida sicura, che ha dato il “giro alla sua vita” e ha scelto una vita improntata al minimalismo estremo.
Gabriele ha scelto una casa su un ciliegio in mezzo ad un bosco come rifugio in cui tornare ogni sera dopo la giornata di lavoro.
Non riveleremo dove si trova la casa per strette questioni di privacy legate alla vulnerabilità del luogo ma siamo stati ospitati da Gabriele in un tour molto speciale del suo piccolo mondo sospeso dove tutti i suoi averi entrano in tre scatole grandi più o meno come una cassetta della frutta.
La casa in cui vive misura circa 2 metri per 3 con un microsoppalco in cui sono stipate due scatole che fungono da armadio: in una gli indumenti invernali, nell’altra quelli estivi. Per lavarli esistono le lavanderie a gettoni.
La terza scatola è quella che contiene la sua intera cucina: una tazza, un piatto, una padella, tre posate, un bicchiere e un fornello alimentato a pellet grande come un boccale di birra.

Niente frigo, niente forno, niente lavandino. «Ogni giorno porto a casa solo il cibo che consumerò in quel pasto, così non ho bisogno di stoccarlo e non rischio di sprecarlo».

Nel suo nido Gabriele dispone solo di un tappeto che tiene tutto lo spazio del pavimento: qualche cuscino a terra rappresentano il salotto e un asse appeso a metà altezza con un materasso sopra è il suo letto.
Il tutto a qualche metro di altezza aggrappato ad un robusto ciliegio con qualche ancoraggio a terra per dare stabilità nei giorni di forte vento.
Il soggiorno è all’aperto, realizzato con tronchi di legno. E il bagno anche. Già, perché la casa sull’albero di Gabriele non dispone di un bagno. Per lavarsi ha escogitato un sistema geniale con canne di bambù come tubi e impianto a caduta da una cisterna che di tanto in tanto rifornisce. Per il resto, c’è un intero bosco a disposizione. D’estate e d’inverno.
«Quando tutta la vita è racchiusa in sei metri quadrati scarsi, impari a fare a meno del superfluo – dice Gabriele – e scopri non solo che si può vivere con pochissimo e senza tutte le comodità cui siamo abituati, ma anche che questo ti rende infinitamente più libero e felice».
Il ragazzo conduce una vita normalissima, ad eccezione della sua casa: ha un lavoro, famiglia, amici che lo vengono a trovare (pochi per volta) e guarda la tv attraverso il tablet che ricarica con il generatore di cui dispone. Perché se è vero che la sua casa è la versione più estrema di quello che intendiamo con il termine “spartano”, è altrettanto vero che è un piccolo gioiellino domotico. Grazie al generatore riesce a scaldare il piccolo locale con un tubo ad aria calda ma anche ad alimentare continuamente un rilevatore di fumo e di monossido di carbonio. In un posto così stretto sono fondamentali la sicurezza e la qualità dell’aria.
A questa decisione estrema, Gabriele ci è arrivato dopo un periodo particolarmente difficile della sua vita. Lui, che ha sempre abitato in città si è affidato al consiglio di alcuni amici che avevano capito il suo bisogno di staccarsi da tutto e da tutti. Avevano costruito per gioco un piccolo capanno su un ciliegio che usavano di tanto in tanto e glielo hanno proposto come abitazione.
E’ stato amore a prima vista.
«Ricordo benissimo la prima notte passata sulla casa sull’albero, al buio e con le ombre dei rami che si stagliavano contro la finestra mossi dal vento. Ricordo anche la scoperta di quanto fosse rumorosa la notte, piena di animali e di vita» dice Gabriele.
In un giorno ha dato il “giro” alla sua vita. Letteralmente, visto che ha venduto o regalato tutto quello che fino ad allora era contenuto nella sua abitazione precedente Si è spogliato di tutto e ha tenuto solo il necessario che entra nelle tre cassette in grado di entrare nella casetta.
«Ero venuto qua per fare una sosta di qualche giorno e invece è da 5 anni che ci vivo e non riesco a pensare ad un’altra quotidianità che non sia questa – dice Gabriele – E’ impagabile il senso di libertà e di benessere a contatto con la natura che vivo qui. Un giorno me ne andrò, ma sarà solo per andare a vivere in un’altra casa sull’albero».
Dopo la svolta ha scoperto che in Italia esiste una community nemmeno troppo limitata di persone e famiglie che hanno scelto questo tipo di abitazione (e di filosofia di vita). Sono in contatto e lavorano per vedersi riconosciuti alcuni diritti tipo quelli di carattere edilizio e urbanistico.

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