Paolo Ponta, vice prefetto: «Tutta lapopolazione partecipi alla sicurezza»
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Paolo Ponta, vice prefetto: «Tutta la
popolazione partecipi alla sicurezza»

Il vice prefetto reggente Paolo Ponta ha voluto rispondere alle voci che in questi giorni, da più parti, si sono levate circa la sicurezza che in città non sarebbe più garantita in modo sufficiente. «Ad Asti non viviamo nel Far West, la qualità della vita è buona e la delinquenza è in termini accettabili. Certo, di cose ne sono capitate e ne capitano, ma rispetto ad altri centri italiani noi stiamo ancora bene…

«Ad Asti non viviamo nel Far West, la qualità della vita è buona e la delinquenza è in termini accettabili. Certo, di cose ne sono capitate e ne capitano, ma rispetto ad altri centri italiani noi stiamo ancora bene». Con queste parole il vice prefetto reggente Paolo Ponta ha voluto rispondere alle voci che in questi giorni, da più parti, si sono levate circa la sicurezza che in città non sarebbe più garantita in modo sufficiente. Le sue parole contrastano con quanto la maggior parte dei cittadini sembra percepire quotidianamente. Eppure le statistiche confermerebbero quanto detto dal vice prefetto. «Dal 2013, anno in cui la criminalità  ha toccato le vette più elevate, ad oggi i reati sono diminuiti complessivamente del 32% – ha affermato il vice prefetto – Più precisamente del 21% dal 2013 al 2014, si sono mantenuti stabili tra il 2014 e il 2015, per diminuire ancora dell’11% tra il 2015 e il 2016. Questo per quanto riguarda la provincia. In città tra il 2013 e il 2014 i reati sono scesi del 13%, sono rimasti stabili tra il 2014 e il 2015, mentre sono ancora calati dell’8% tra il 2015 e il 2016. Questo significa che in tre anni in città i reati si sono ridotti del 21%.»

I numeri non sono un’opinione, ma allora come si spiega il fatto che, nonostante la riduzione dei reati, siamo ancora in testa alle classifiche per quantità di furti e rapine?
«Semplice – risponde Paolo Ponta – perché i reati sono diminuiti proporzionalmente in tutt’Italia e così la classifica è rimasta praticamente inalterata. Ma ad Asti le cose stanno andando meglio.
Da noi – ha continuato il vice prefetto reggente – una sparatoria fa scalpore perché, fortunatamente, non ci siamo abituati. Da altre parti, invece, è quasi nella norma».

E’ vero, saranno anche diminuiti i reati, ma cosa raccontiamo alle numerose persone che hanno avuto l’abitazione visitata dai ladri e magari sono stati anche malmenati?
«Possiamo dire che comunque lo Stato è attento e vigile – ha replicato, Paolo Ponta – e che la sicurezza deve essere sempre più integrata. Questo significa che nell’azione di prevenzione non possiamo prescindere dall’appoggio delle polizie locali, dei Comuni che ad esempio devono provvedere ad illuminare bene i paesi, ad installare sistemi di videosorveglianza efficienti. Diciamo che stiamo organizzando con molta attenzione un piano di prevenzione contro la criminalità e tutti gli enti dovranno dare una mano per raggiungere il risultato».

Ma tutto questo non basta ancora. E già, perché la sicurezza oltre che integrata deve essere anche “partecipata”, come ci spiega il vice prefetto reggente.
«In un piano per garantire la sicurezza, tutta la popolazione deve entrare in gioco, non può essere esclusa. I cittadini devono far parte del progetto sicurezza  – ha continuato Paolo Ponta – Intanto tutti dovrebbero munirsi di inferriate e di antifurti. Gli anziani poi non devono aprire la porta di casa quando si presenta un addetto dell’Enel o dell’acquedotto o anche un carabiniere o un poliziotto. Le divise possono essere facilmente contraffatte. Prima di aprire la porta telefonare sempre alla sede dell’ente in questione per verificare se veramente ci sono addetti che stanno operando sul territorio. Di fronte ad una possibile telefonata, se sono malviventi, scappano immediatamente. Poi se si notano persone o auto sospette, avvertire le forze dell’ordine.»

Asti si trova al centro di importanti vie di comunicazione e questo favorisce lo spostamento dei malviventi, prova ne sia che i reati più numerosi vengono compiuti proprio nei centri a cavallo tra due province. Si tratta del “pendolarismo criminale”, gli spostamenti favoriti dalle grandi e comode vie di comunicazione.
«La prevenzione non si vede ma è efficace – ha concluso Paolo Ponta – non possiamo dire con certezza quanti reati in più ci sarebbero stati senza questa azione di prevenzione, se non avessimo messo in moto la macchina, ma certamente sarebbero stati in numero decisamente maggiore. In molti centri stanno organizzando sistemi di videosorveglianza nuovi e i Comuni si stanno accordando con i privati che dispongono già di telecamere affinché possano essere utilizzate anche a vantaggio di tutti. I risultati di queste operazioni li si vedranno più avanti, nei prossimi mesi, nei prossimi anni. In ogni caso non si deve arrivare alla militarizzazione della città, siamo e dobbiamo rimanere in uno Stato di diritto. Il Piano d’azione varato lo scorso anno dal ministero è ancora in atto. Dopo aver superato la fase di “alto impatto”, oggi stiamo operando un’azione di mantenimento. Sono attive una o più volte la settimana equipaggi di prevenzione crimine della polizia e del “CIO” (Compagnia d’Intervento Operativo) dei Carabinieri. Non dimentichiamo poi il sostegno della Guardia di Finanza».

Per il momento ad Asti non c’è un Prefetto. Ma verrà nominato oppure la nostra Prefettura verrà accorpata con quella di Alessandria? La risposta dovrà arrivare entro il prossimo mese di agosto. In quella data, senza una nomina, anche sotto il profilo della “sicurezza” diventeremo “mandrogni”.

Flavio Duretto

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