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Paolo Bernardi: “I Drappi? Orgoglioso, una grandissima responsabilità!”

Scenografo e pittore, un artista a tutto tondo. Sarà lui a dipingere i Palii 2019. Nell'esposizione a Palazzo Alfieri i visitatori potranno ammirare le sue opere fino a domenica 24 febbraio

Scenografo e pittore

Ci sono persone con le quali non ti stancheresti mai di parlare. Preparate, coinvolgenti, ricche di argomenti: una di queste è senza dubbio Paolo Bernardi, scenografo e pittore. Un artista a tutto tondo. Sarà lui, nato nella nostra città nel 1948, a dipingere i Palii 2019. Lo abbiamo incontrato all’interno della mostra a lui dedicata, a Palazzo Alfieri, dove i visitatori potranno ammirare le sue opere fino a domenica 24 febbraio. Disponibilissimo, ha ricordato gli anni della gioventù trascorsi ad Asti, precedenti agli studi superiori compiuti al Liceo Artistico di Torino.

Gli inizi

«Ho iniziato la carriera giovanissimo, quale assistente del mio professore al Liceo Artistico e contemporaneamente ho cominciato a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di scenografia, l’Accademia Albertina per intenderci. Nacque una collaborazione tra la scuola e il “Regio” di Torino, teatro che ai tempi proponeva un opera lirica di Strauss, l’Elektra (Elettra): all’interno dell’Accademia il “Regio” cercava studenti che fossero in grado di realizzare alcuni bozzetti. Il tema era “Bastiano e Bastiana “ di Mozart: io partecipai, superai le varie selezioni e alla fine, con i migliori modellini esposti in palcoscenico, il direttore degli allestimenti lasciò cadere il suo foulard quale segno della sua scelta sul mio bozzetto. Avevo 21 anni, mi trovai proiettato in una realtà professionale impressionante. Realizzai scene e costumi. Fu un trionfo: ricordo bene quando, in smoking, uscii in palcoscenico con il regista e i cantanti, fu un’emozione immensa.»

La carriera

Una volta completati gli studi che accadde?
«Accadde che in pratica, detto in modo molto crudo, mi trovai in mezzo ad una strada. Non persi però tempo e andai a propormi in Rai quale aiuto scenografo. In Rai ero già andavo a fare la comparsa, da ragazzo, per guadagnare qualche soldino. Feci qualche apparizione con Febo Conti, ottimo mimo, che interpretava Ridolini. Iniziai allora a conoscere il mondo del set. Avevo sempre nel cassetto quale biglietto da visita il lavoro che avevo preparato per il Regio, “Bastiano e Bastiana”. Mi proposi al capostruttura della Rai, che mi diede un copione dicendomi: “veda ciò che riesce a fare”. Andai a casa di volata e iniziai a preparare i bozzetti: dopo una settimana tornai a mostrargli il mio lavoro. Restò stupito di rivedermi e mi disse: “Se capiterà l’occasione la chiameremo”. E dopo un mese la chiamata arrivò: con un regolare contratto divenni aiuto scenografo, nonché scenografo per gli esterni del grande Davide Negro. Facemmo uno sceneggiato, “La Bufera”, con la regia di Edmo Fenoglio, che segnò il debutto di Gabriele Lavia.»

La televisione

Senza dubbio un grande inizio….
«Davvero. Poi feci da aiuto scenografo in uno sceneggiato televisivo, intitolato Gamma, con la regia di Salvatore Nocita. Attore principale era Adalberto Maria Merli, che nella finzione scenica faceva la parte di un pilota automobilistico al quale, in seguito ad un incidente in corsa, viene trapiantato il cervello. Qualcosa di fantascientifico. Lo sceneggiato era ambientato in Francia: noi girammo all’autodromo di Monza, con gli indispensabili e doverosi “camuffamenti” alla struttura. Ma la cosa bella fu che, al termine delle riprese io presi la mia “due cavalli” e mi tolsi lo sfizio di fare un intero giro del tracciato monzese, parabolica compresa. Non la affrontai molto in alto però, non volevo rischiare di scivolare sotto: fu divertentissimo.»

Il “Fidelio”

Il lavoro in Rai continuò ancora molto?
«Feci ancora alcune cose mie in Rai, quale responsabile della scenografia per poi chiudere lavorando al fianco del grande Edmo Fenoglio con le sue ultime commedie. Attori di grandi livello, cito la grandissima Athina Cenci, che recitò in “Tè e Simpatia” e in “Angeli caduti”. Sfogliando il programma del Regio ritrovai per caso il mio vecchio regista Peter Busse, collaboratore fra l’altro di Von Karajan. Stava facendo il Parsifal: mi chiese se fossi interessato a lavorare con lui al Fidelio, unica opera teatrale di Beethoven. Ovviamente accettai. Sono fiero di questo mio lavoro: ricevetti critiche positive, tra le altre quella di Massimo Mila.

Chiusura in tv con “Cielito Lindo”

In seguito con Busse sono andato a lavorare in Germania, ho lavorato anche a Lucerna e in molte altre città europee… Amo inoltre ricordare che per la televisione ho fatto anche trasmissioni più leggere, vedi “Cielito Lindo”, con la quale terminai il mio rapporto con la tv. Nove puntate e ogni volta cambiava il cantante della sigla. Su tutte ricordo l’interpretazione del grande Fabrizio De Andrè. Parlando mi è tornato in mente un altro grande lavoro che feci nei primi anni della mia carriera, il Bel Ami di Maupassant: curavo l’arredamento, erano 115 ambienti un impegno immenso.»

Teatro

Lavori fatti in teatro?
«Si, certo, a Roma, sempre con Athina Cenci e anche con Flavio Bucci, straordinario pure lui, con la sua recitazione a metà strada tra Petrolini e Carmelo Bene. Ho fatto pure un Asti Teatro, nel ‘92 e cos’altro ancora? Ah si, ho insegnato a Torino, Bologna e Milano Brera.»
E oggi?
«Sono in pensione, da sette anni lavoro in una chiesetta sconsacrata a Castello d’Annone.

I Palii: segreto assoluto

Chiudiamo parlando dei Palii….
«Un incarico che mi ha riempito di orgoglio, straordinario. Sono felicissimo, entusiasta. In maniera sibillina posso dire che saranno simili ma differenti, o meglio ancora, differenti ma simili. Una grande responsabilità: se penso al bozzetto sono soddisfatto. Riguardo alle dimensioni ho cercato di guadagnare qualcosa in larghezza. Nei Palii ci metterò tutto, ho inserito cose e particolari nella maniera che più mi affascinava. Le mie precedenti esperienze mi sono servite tantissimo nella realizzazione. Si badi bene però: il Palio non è una scenografia. Il mio Palio sarà diverso da tutti i precedenti, anzi, sarà un po’ la somma di tutti i precedenti. Sono contento di come l’ho impostato e più ci penso più ritengo di andare a realizzare un qualcosa che reputo giusto rispetto al momento che stiamo vivendo!»
Ermetico Paolo Bernardi… Pazienza: tra poco più di due mesi sapremo. Anzi, vedremo!

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