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Passarino: «Lascio il Consiglio, così è impossibile lavorare»

I motivi del suo abbandono sono indicati in una lettera nella quale sottolinea le speranze tradite e le occasioni perse dall'attuale sistema politico astigiano

Giuseppe Passarino lascia il Consiglio comunale di Asti

Nessuno l’ha saputo fino all’ultimo, ma la scelta è stata fatta. Giuseppe Passarino, consigliere di minoranza di Uniti si Può, ha rassegnato le dimissioni poche ore fa. La decisione, pur sofferta, è stata presa per vari motivi, ma soprattutto perché l’attuale sistema politico, che vede “fieramente” contrapposti in aula maggioranza e opposizione, non ha creato quel clima di collaborazione tra le parti almeno sui grandi progetti che dovrebbero cambiare, si spera in meglio, Asti.

Un addio al Consiglio tra amarezza e speranze tradite, anche perché a Passarino va riconosciuta la volontà di interpretare il ruolo di consigliere comunale in un’ottica di confronto costruttivo, senza preclusioni e con la speranza di elevare l’aula a qualcosa di più di un luogo dove ratificare decisioni prese dall’alto.

Al suo posto entrerà in Consiglio comunale Mauro Bosia dopo la rinuncia di altri tre candidati che, per vari motivi, non hanno accettato la surroga.

Di seguito pubblichiamo la lettera di dimissioni scritta dal consigliere dimissionario.

«Situazione indolente e senza prospettive»

Ho chiesto al mio Gruppo di poter essere esonerato dal ruolo di Consigliere Comunale perché giudico impercorribile, continuare a svolgere questa mansione in una situazione così indolente e senza prospettive.  Ho sempre inteso e pensato che, nonostante il cosiddetto “gioco delle parti” tra  maggioranza e minoranza, ci fosse un rispetto reciproco, con una disponibilità nel permettere alla minoranza di essere ascoltata non solo nella fase delle dichiarazioni ma vedere condivise alcune proposte, che, per la maggioranza, avrebbero  permesso di avere, da ciò, un  ovvio tornaconto.

In più di un’occasione ebbi modo di chiedere la convocazione di commissioni, per  impostare un lavoro propositivo al loro interno, mentre si è mantenuto un semplice compito di ratifica su decisioni prese da altri.

Anche  alcune  scelte dell’Amministrazione non hanno  favorito queste esigenze, dalle fotocopie degli atti amministrativi  negate, alla mancanza di disponibilità nell’accogliere  emendamenti in fase di bilancio sull’aumento delle tariffe.

Da parte del Sindaco una falsa disponibilità all’ascolto, che si è tradotta, in tutte le occasioni in cui prospettava un sollecito ad essere propositivi, in un alcunché di quanto sentito, ad eccezione di alcune pratiche dove, visto l’incalzare della opinione pubblica, era più il desiderio di apparire “aperto” che quello di aver preso in considerazione le proposte della minoranza.

Le parole e le buone intenzioni devono essere suffragate da azioni che ne testimonino l’effettiva coerenza, è nel dibattito tra pensieri divergenti che si valuta un effettivo rispetto dell’opposto pensiero, ma quando, pur essendo stati più volte sollecitati a lasciare intervenire i Consiglieri di maggioranza, da parte dell’ Amministrazione  vige l’ordine del silenzio, allora mi sono perso qualche cosa. Forse una visione sognatrice del termine democrazia. Ai Consiglieri di maggioranza avevo chiesto, nella fase dibattimentale di una pratica sulle partecipate nell’ultimo Consiglio Comunale, di esprimere un parere sull’ASP e sulle prospettive future, un confronto e una condivisione delle perplessità e dei dubbi, ma non uno è intervenuto.

Nel rapporto personale con alcuni Consiglieri di maggioranza,  questo confronto  è risultato possibile, ma il timore di essere scambiati, per contestatori, non ha permesso loro, di potersi esprimere come avrebbero voluto. La speranza  che  le giovani generazioni di Consiglieri portassero, in un Consiglio carico di ripicche,  dispetti, paure  di essere isolati, la loro coerenza ed la loro volontà di impegnarsi a costruire la città di tutti, è andata in fumo. Ho, da sempre, creduto in Consiglieri preparati sulle pratiche e non disposti  a svolgere solo un ruolo di comparse per garantire l’approvazione delle pratiche.

Mi dispiace ma non sono più disposto a perdere il mio tempo nel continuare a  dire delle cose senza essere ascoltato. Quando scelsi di candidarmi e successivamente, visti i risultati, partecipare al Consiglio Comunale come Consigliere avevo nei miei obiettivi, quello di cercare di creare non solo un rispetto tra realtà opposte, ma cercare, attraverso il dialogo, una volontà di presentare un modo nuovo di vivere il Consiglio, ispirandomi anche ad un Ordine del Giorno sulla fraternità approvato nella precedente consiglia tura, ma è stato un muro di gomma.

Nell’ultimo Consiglio, è poi accaduto, da parte mia, un fatto increscioso, nonostante tutte le belle intenzioni espresse, mi sono scoperto capace di prendere a male parole un Consigliere di maggioranza. Una reazione non solo inaspettata, ma per un individuo che ha fatto della “non violenza” una sua condotta  di vita è inaccettabile. Nel domandarmi il perchè di questo comportamento,  ho capito che questo è un ambiente in cui, più che essere un membro della minoranza, occorre essere un rappresentante dell’opposizione a cui è demandato il ruolo di controllore, di denuncia di quanto non realizzato, dove risulta inammissibile votare a favore di una proposta della maggioranza e altrettanto, dalla parte opposta,  ad una della minoranza.

E’ venuta l’ora di lasciare ad altri con meno ritrosie e  più capacità , senza scendere a compromessi,  di alternare al dialogo formale, una nuova e forte capacità di denuncia delle incapacità di questa Amministrazione a sviluppare un progetto globale sulla città e dell’immodestia di molti dei suoi rappresentanti.

Giuseppe Passarino

 

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