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Pecore in vigna usate come “tosaerba” e la loro lana impigliata tiene lontani i caprioli

In questi giorni il gregge di Luca Pastore si sposta nel Nicese dove è richiestissimo per la pulizia dei terreni

Alternativa ecologica

Altro che glifosato. Nelle vigne del Sud astigiano (ma anche nei noccioleti e nei pioppeti) si sceglie un’alternativa super ecologica per tenere a bada l’erba dopo la vendemmia e il raccolto, per ripulire e concimare i terreni in vista del riposo vegetativo invernale.
E’ il gregge di 1700 fra pecore e capre (e qualche asinello) di Luca Pastore, di nome e di mestiere, originario di Predosa ma ormai “adottato” nel territorio nicese.


Da metà ottobre, quando riporta indietro il gregge dopo la stagione estiva in montagna, Pastore viene conteso dagli agricoltori e dai vignaioli che gli danno incarico di pascolare i suoi animali nelle vigne e nei noccioleti.
«Le mie pecore brucano solo l’erba a terra, non toccano niente sulle viti e per questo non provocano danni – racconta Pastore – ma non sono solo dei diserbanti ecologici. Infatti, grazie alla loro presenza, il terreno viene concimato naturalmente e, mi dicono gli agricoltori, l’anno successivo la differenza si vede eccome nei campi e nelle vigne in cui è passato il gregge».
Ma c’è un altro motivo per il quale le pecore sono così ricercate dai vignaioli.
«Quando pascolano fra i filari – spiega ancora il loro pastore – si spostano da uno all’altro passandoci sotto. Sono abbastanza basse da infilarsi sotto e cercare l’erba nel filare accanto. Ma, passando, spesso resta impigliato un ciuffo di lana che è uno straordinario repellente naturale per animali selvatici come i caprioli, che in queste zone provocano molti danni nelle vigne».
Infatti, la lana della pecora, contiene un olio impermeabile il cui odore dà un grande fastidio ai caprioli che se ne tengono ben lontani.

Luca Pastore con Bruna e la sua famiglia Cà Carussin

I proprietari dei noccioleti, che possono contare solo sulla pulizia selettiva degli appezzamenti ma non su lana impigliata, spesso chiedono a Pastore di vendere loro un po’ di lana per sistemarla a mano sui rami dei noccioli, sempre per tenere lontani i caprioli.
«Ci guadagnamo tutti: le mie pecore hanno erba a volontà che brucano per tutto il giorno mentre i padroni delle vigne hanno un servizio di pulizia ecologico e un aiuto nel tenere lontani animali che fanno danni».
E’ solo dall’anno scorso che Pastore “frequenta” le vigne e i noccioleti del sud astigiano ma già quest’anno ha visto moltiplicarsi le richieste di stallo del suo gregge.
«Ho amici in ogni paese e per tornare a Predosa ci metto tutto l’inverno perchè comincio ad Agliano poi Calosso, Moasca, San Marzano Oliveto, Sernella, Incisa, Nizza, Castelboglione, Mombaruzzo. Dormo in roulotte ma spesso mi viene offerta ospitalità nelle case di chi mi chiede il “servizio tosaerba” del mio gregge».

Sempre Luca Pastore all’azienda agricola Bianco

I primi ad averlo accolto e ad aver sperimentato le sue pecore in vigna sono stati Bruna e Luigi dell’azienda agricola Ca’ Carussin e Germano Bianco dell’omonima azienda agricola.
«Sono diventato amico con molti proprietari dei terreni e cerchiamo di aiutarci a vicenda. Tutti i giorni passa qualcuno che mi saluta e che mi porta qualche regalo, soprattutto prodotti della terra e vino. Una straordinaria ospitalità che mi ha spinto a cercare una cascina in zona per avere una base vicina».
Anche se con il suo gregge rimane fuori tutto l’anno, fra montagna e collina.

Daniela Peira