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Per rifare le strade la Provincia offre corso Palestro

Il sole è tornato ma solo per far luce sulle tante frane che la scorsa settimana, a causa delle piogge abbondanti, hanno messo in ginocchio la circolazione in tutto l'Astigiano. L'ultimo

Il sole è tornato ma solo per far luce sulle tante frane che la scorsa settimana, a causa delle piogge abbondanti, hanno messo in ginocchio la circolazione in tutto l'Astigiano. L'ultimo bollettino disponibile del servizio viabilità della Provincia parla di 25 strade chiuse completamente al traffico o dove le auto passano a senso unico alternato per via di smottamenti di varie intensità di gravità. E a queste si aggiungano decine di altre registrate sulle strade comunali o su proprietà private. Ad una prima stima di 200 mila euro da disporre con somma urgenza da destinare ai lavori sulla frana di Incisa, quella di Calliano e quella di Castelletto Molina, si sono aggiunti altri 100 mila euro per garantire la sicurezza sulle arterie principali. Soldi che la Provincia non aveva messo a bilancio e che dovrà sottrarre al capitolo della manutenzione delle strade, già estremamente ridimensionato a causa dei tagli dei trasferimenti da Stato e Regione.

Mentre sono confermati i 500 mila euro stanziati per rattoppare asfalti e buche, in molti casi "a caldo" per un lavoro più resistente nel tempo; i lavori dovrebbero iniziare fra pochi giorni. Una manutenzione, quella delle migliaia di chilometri di strade provinciali, che ha bisogno di un investimento forte, in questo momento non disponibile in bilancio. Anche se una via d'uscita potrebbe esserci. E' allo studio del Commissario Ardia, infatti, una soluzione "creativa" che, se percorribile, potrebbe destinare una somma vicina ai 2 milioni di euro ai lavori sulle strade. Riprendendo una legge di qualche anno fa, il Commissario vuole trovare una ditta che si occupa di manutenzione stradale che, in cambio dei lavori, accetti in pagamento l'immobile di corso Palestro, messo in vendita con un'asta andata deserta.

«La stima del suo valore è di 2 milioni 278 mila euro -ricorda il Commissario- e, tenendo conto di uno sconto che equivarrebbe al ribasso d'asta, potremmo prendere accordi con una impresa che ci fa lavori sulle strade per l'equivalente, tenendosi la proprietà dell'immobile». In attesa di capire la fattibilità di questa ipotesi, la Provincia di Asti ha chiesto finanziamenti in Regione per i disastri di metà gennaio: 250 mila euro per la messa in sicurezza di un muro di sostegno a Bruno, 100 mila euro per la strada di Calliano, 150 mila euro per quella a Cocconato, e poi ancora 500 mila euro per il consolidamento della strada a Montiglio e altri 150 mila euro per Castelletto Molina. Ma di risposte, finora, non ne sono ancora arrivate. Ad aver ricevuto posta, in questi giorni, sono stati invece tutti i 118 sindaci della Provincia cui il Commissario ha scritto allegando uno studio geologico tecnico sui fenomeni di dissesto e ipotesi di interventi di sistemazione.

Si tratta di un documento tecnico nel quale viene illustrato lo stato del territorio astigiano con i punti più critici e i rischi che si corrono in determinate parti della Provincia in caso di frane, alluvioni, trombe d'aria e poi suggerisce interventi per evitare soprattutto gli smottamenti, i fenomeni di dissesto più frequenti che provocano i maggiori danni e disagi. Ma la lettera contiene anche un preciso richiamo del Commissario ai sindaci affinchè facciano rispettare ai proprietari dei fondi la corretta manutenzione dei terreni e dei corsi d'acqua, con un'adeguata coltivazione, il rispetto delle distanze e di tutte le norme di piantumazione esistenti. «Questo perchè gran parte delle frane e dei danni che comportano -spiega il Commissario- sono da imputare all'attività dell'uomo: da un uso agricolo improprio ad una errata gestione del patrimonio boschivo. E non può essere tutta la collettività a pagare per errori e negligenze di pochi».

Nella lettera i sindaci sono invitati a controllare che sia curata la regimazione dell'acqua superficiale per evitare smottamenti sulle strade provocate da infiltrazioni a monte oppure da opere di sostegno non adeguate o scalzamento delle scarpate. «Comprendo che, soprattutto nei piccoli Comuni, sia difficile per i sindaci far rispettare le norme di corretta manutenzione dei fondi stradali e che spesso sia difficile anche solo individuare i proprietari -spiega Ardia- ma è fondamentale che si rendano conto che se i privati non si assumono le loro responsabilità in termini di gestione del territorio, è l'Ente provinciale che deve intervenire prontamente per il ripristino della circolazione stradale in sicurezza ma in seguito si recupera solo una minima parte dei costi a carico dei proprietari dei fondi, responsabili del danno causato».

Daniela Peira

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