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Perché tutti quei negozi chiusi durante i grandi eventi di Asti?

Il Comune invita i negozianti a sostenere le manifestazioni rimando aperti, ma per la Confesercenti c'è ormai un grave problema di identità locale

Asti, durante la “Notte Rosa” tanti negozi chiusi

La “Notte Rosa”, che si è svolta sabato, ha archiviato il programma degli eventi estivi organizzati dal Comune in collaborazione con associazioni e partner privati. La manifestazione in sé è andata bene, gli organizzatori si sono detti più che soddisfatti, ma ancora una volta hanno dovuto constatare la scarsa partecipazione della maggior parte dei commercianti del centro che ha scelto di tenere le serrande abbassate.
«Nicoletta Grimaldi di Movida Eventi, che ha organizzato la “Notte Rosa”, ha coinvolto personalmente diversi negozi e questi sono rimasti aperti – commenta l’assessore alle manifestazioni Loretta Bologna – Non posso che dire grazie e mi spiace molto che gli altri non abbiano, ancora una volta, colto al volo l’occasione. Penso che i commercianti di Asti dovrebbero vedere questi eventi come un investimento: se non provano a stare aperti come possono sapere se c’è un ritorno economico oppure no? Posso anche capire che i negozi a conduzione familiare, non in franchising, abbiano delle difficoltà a coprire i costi degli straordinari e che la “Notte Rosa” sia stata organizzata prevalentemente per far lavorare bar e ristoranti, ma il nostro rimane un invito a tutti a immaginare una città più viva con un’offerta commerciale che venga maggiormente incontro alla richiesta e ai tempi in cui viviamo».

Le abitudini che sono dure a cambiare

L’assessore Bologna sa bene che cambiare le abitudini è un processo molto lungo, ma sa anche come sia inevitabile per i negozianti, non solo di Asti, fare i conti con una concorrenza sempre più agguerrita, on line dove basta un click sul telefono per acquistare in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, un qualsiasi bene.
Gli astigiani, poi, sono abitudinari e le “vasche” dello shopping in centro continuano a farle tra piazza Roma e piazza Alfieri, sotto i portici Anfossi, in via Garibaldi, piazza Statuto, piazza San Secondo e vie limitrofe. L’impegno dell’amministrazione comunale di estendere gli eventi anche in altre zone, abitualmente tagliate fuori dalle vie dello shopping, serve per far cambiare queste abitudini, ma da solo non basta. Difficile spiegare, altrimenti, perché durante la “Notte Rosa” la parte di corso Dante chiusa al traffico fosse quasi deserta, nonostante la presenza di animazione e musica. «Il Comune non può obbligare i negozi a stare aperti durante le varie “Notti Bianche”, “Rosa”, etc, né la domenica – commenta l’assessore al commercio Marcello Coppo – Può cercare di organizzare eventi che attirino più gente in centro e che creino un’offerta utile a rivitalizzare una zona. Per esempio domenica 27 ottobre, in concomitanza con il Mercatino dell’Antiquariato, ci saranno gli stand del mercato degli “Ambulanti di Forte dei Marmi”. Quest’ultimo sarà allestito tra corso Dante e corso Alfieri fino alla galleria Argenta».

Le associazioni di categoria

Sulla questione dei negozi chiusi durante la “Notte Rosa”, Claudio Bruno, direttore dell’Ascom di Asti, conferma di aver visto la maggior parte delle serrande abbassate, ma aggiunge: «L’Ascom non è stata coinvolta nell’organizzazione dell’evento e la comunicazione con gli esercizi è stata gestita direttamente dagli organizzatori». Andrea Visconti, presidente di Confesercenti, è più tagliente e punta il dito contro il “sistema” che perdura nel tempo con gli stessi problemi apparentemente irrisolvibili. «Il problema dei negozi chiusi si ricollega, secondo me, al fatto che Asti manca di un’identità, anche commerciale: ci sono tanti negozi di catene che si possono trovare ovunque e sempre meno negozi locali, tipici, che non ci sono altrove. Le attività a conduzione familiare sono sempre meno e, in tutta onestà, non basta mettere uno striscione con dei cavalli che corrono per affittare un negozio vuoto. Se vogliamo far funzionare la città bisogna lavorare tutti insieme verso lo stesso obiettivo e mettere da parte i nostri “marchi” e i personalismi perché in una città in stallo come la nostra non servono a nulla. Troviamo il sistema di coinvolgere tutti, magari attraverso i comitati del Palio che potrebbero diventare ciò che una volta erano le circoscrizioni di zona. Troviamoci, senza giacchetta, senza la presunzione di sentirci più importanti di altri e diamoci da fare perché, altrimenti, continueremo a sentire quello che mi hanno detto l’altra sera: Asti è bella, ma certo che Alba e tutta un’altra cosa».

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