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Emergenza veterinaria

Peste suina africana: cosa si può fare e cosa no intorno alla zona infetta

Circolare della Regione per specificare le attività consentite nella zona di anello a quella infetta in cui ricadono decine di Comuni dell’Astigiano

In seguito all’individuazione del primo caso di cinghiale affetto dal temibile virus della peste suina africana in Piemonte, la Regione ha aggiornato la sua strategia di contenimento dell’epidemia che, se colpisce gli allevamenti di suini, ne decreta la morte certa nel 90% dei casi.

Ieri, martedì, a Roma si è tenuto un incontro dei Governatori di Piemonte e Ligura, Cirio e Toti, con il ministro delle Politiche Agricole Patuanelli e quello della Sanità Speranza. Il primo dato è stato quello sull’aggiornamento dei casi accertati: oltre 120  carcasse di cinghiali  ritrovate e 21 quelle risultate positive (14 in Piemonte e 7 in Liguria). Su questo fronte prosegue una grande mobilitazione alla ricerca di altri cinghiali morti in aperta campagna per rimuoverne le carcasse e analizzarle per avere un perimetro sempre più preciso dell’area di infezione.

Zona infetta che, come noto, ha già riguardato centinaia di comuni ai confini fra Piemonte e Liguria ai quali si sono aggiunti quelli appartenenti alla “fascia di sorveglianza sanitaria” di cui fanno parte anche numerosi comuni del Sud Astigiano.

Proprio sul tema di cosa è permesso fare e cosa no nei boschi e nelle campagne di questa zona di rispetto, la Regione è intervenuta chiarendo le attività che si possono svolgere. Anche dopo una serie di proteste di chi riteneva troppo restrittive le norme dettate.

Nella zona cosiddetta “buffer” che si estende per una decina di chilometri ad anello intorno a quella infetta, sostanzialmente è vietato fare tutto quello che già lo è dentro il perimetro dell’area in cui sono stati trovati i cinghiali infetti.

E’ proibita severamente l’attività venatoria ma sono permesse le attività all’aperto se svolte su strade provinciali e comunali e, in generale su tutte le strade asfaltate, sulle strade private necessarie per raggiungere le abitazioni, i luoghi di lavoro e i fondi agricoli di proprietà, sulle strade necessarie a raggiungere le strutture ricettive aperte al pubblico, sulle aree verdi dei centri urbani e sui parchi urbani, sulle aree ricreative recintate di pertinenza di centri abitati o comunque non in continuità con l’ambiente naturale.

Divieto di lasciare liberi i cani e altri animali domestici.

Permesse le attività di pastorizia, ricerca e raccolta del tartufo purchè svolte in aree separate e distinte dall’ambiente boschivo forestale e permesse le attività di manutenzione, monitoraggio e sorveglianza ambientale, manutenzione ordinaria e straordinaria di servizio pubblici essenziali e opere di rilevante interesse pubblico indifferibili e urgenti.

Per quanto riguarda la manutenzione dei boschi devono essere evitate le attività di selvicoltura che prevedano l’impiego di mezzi pesanti che creino un forte disturbo alla fauna selvatica (per evitarne la dispersione e dunque l’allargamento della zona da controllare) mentre sono ammessi i tagli connessi all’approvvigionamento di legna da ardere per autoconsumo da parte dei residenti. Per limitare il danno derivante dal taglio dei boschi cedui, la Regione intende prorogare la possibilità di abbattimento anche oltre le ordinarie scadenze regolamentari.

L’attività dei Centri di Recupero di animali selvatici provenienti dalla zona infetta dovrà essere autorizzata dal servizio veterinario dell’Asl competente.

E poi il capitolo che riguarda la gestione diretta dei suini, vittime designate del virus (che non si trasmette all’uomo, lo ricordiamo). La Regione ha disposto la macellazione e l’abbattimento immediato di suidi detenuti all’interno di allevamenti bradi, semibradi e misti con divieto di ripopolamento per 6 mesi.

Nella zona infetta e in quella confinante è disposta anche la macellazione dei suini detenuti dagli allevamenti familiari per autoconsumo previa visita clinica pre e post mortem da parte del servizio veterinario delle Asl con divieto di ripopolamento, anche in questo caso, per 6 mesi.

Viene poi disposta una programmazione di macellazione dei suidi presenti negli allevamento di tipo commerciale con divieto di ripopolamento e riproduzione.

Un altro passo è stato fatto dalla Regione Piemonte con la nomina di Angelo Ferrari, direttore dell’istituto Sperimentale Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta quale commissario per l’emergenza della peste suina.

«Ora che si è trovato l’accordo sul commissario, al quale diamo il nostro supporto tecnico-operativo per una proficua collaborazione come già è in atto da tempo con l’Istituto Zooprofilattico, è necessario accelerare sulle misure straordinarie per il contenimento dei cinghiali da attuare con urgenza sul territorio, oltre a definire le modalità e i criteri di distribuzione dei ristori stanziati con il decreto Sostegni Ter a favore dei nostri allevamenti”, commentano Marco Reggio presidente Coldiretti Asti e Diego Furia direttore Coldiretti Asti. 

 

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