Un tempo i giovani indossando vecchi abiti rattoppati, mantelli e grossi cappellacci, si tingevano il viso con un po’ di caligine della stufa, si armavano di paioli e pentole, e iniziavano a bussare casa per casa, cascina per cascina, in un rito di questua che riprendeva in tono goliardico gesti e cadenze degli stagnini. Accompagnandosi ritmicamente con i coperchi delle pentole schiamazzavano, strepitavano e si presentavano cantando nelle abitazioni, ricevendo uova, cibi e vino. Nel nord Astigiano, il rituale dei Magnin è attestato anche a Corsione, Montechiaro e Capriglio.