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Piea: un pavone e un pesce rosso alla festa di Sant’Antonio Abate

Nella chiesa parrocchiale è stato riproposto l’antico rituale della benedizione degli animali domestici

In occasione della solennità di Sant’Antonio Abate, nella chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo è stato riproposto dal parroco don Emanuele Baviera l’antico rituale della benedizione degli animali domestici, di cui il santo è protettore. Un tempo i contadini portavano buoi, mucche e cavalli; oggi invece protagonisti della festa sono gli animali da compagnia, soprattutto cani di ogni razza e taglia, ma anche un pavone e un pesciolino rosso.

Analoga funzione anche a Cortanze e Montechiaro, rette dallo stesso sacerdote. Un diffuso bisogno di protezione sacrale, in particolare sui raccolti e sulla salute del bestiame, ha fatto sedimentare nel corso dei secoli la devozione degli agricoltori verso le figure di alcuni santi popolari, taumaturghi e folklorici, di cui rimangono numerosissime tracce nelle pratiche devozionali, nelle titolature di cappelle e altari, nell’erezione di numerosi piloni votivi (a protezione dei campi) e di nicchie (a protezione della casa e della cascina). È un fenomeno che anche in tutto l’Astigiano in particolare, ha lasciato numerose e significative tracce.

Uno fra i santi più cari al mondo contadino è sicuramente Sant’Antonio Abate, la cui festa cade il 17 gennaio. Il santo taumaturgo è solitamente raffigurato come un vegliardo vestito di saio, con la mano benedicente, il bastone a Tau con appese le campanelle e il maialino, attributo che ricordava la cura contro l’ergotismo o fuoco di Sant’Antonio.

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