Portobello, il supermercatoper chi è rimasto senza reddito
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Portobello, il supermercato
per chi è rimasto senza reddito

E’ ambizioso come devono esserlo i progetti che vogliono lasciare il segno quello sposato dall’assessore ai Servizi Sociali Piero Vercelli ma, di tutti quelli presentati ad Asti per aiutare le

E’ ambizioso come devono esserlo i progetti che vogliono lasciare il segno quello sposato dall’assessore ai Servizi Sociali Piero Vercelli ma, di tutti quelli presentati ad Asti per aiutare le famiglie in difficoltà, è decisamente uno dei più rivoluzionari che potrà nascere solo grazie alla sinergia tra cittadini, associazioni di volontariato e istituzioni locali. A Modena, città pilota, l’hanno chiamato “Emporio sociale Portobello”, una sorta di piccolo supermercato destinato a clienti particolari, persone che non sono ancora in stato di povertà conclamata (e quindi seguite dai Servizi Sociali) ma rimaste senza un reddito da un giorno all’altro, ovvero in una fascia grigia fatta di incertezza, azzeramento del potere d’acquisto e altri problemi relativi a come far quadrare i conti di casa.

Se anche Asti riuscirà ad avviare il progetto “Portobello” si doterà di un market (l’ipotesi è di ospitarlo in un edificio di proprietà comunale) dove i cittadini in stato temporaneo di difficoltà potranno fare la spesa “pagando” non con soldi ma con punti scalati da un budget assegnato in base al numero dei componenti familiari. Luigi Zironi, responsabile del progetto modenese, è stato ospite in municipio dove ha potuto spiegare il funzionamento dell’emporio sociale. “La famiglia ha un aiuto di 6 mesi dal quale riceve tra il 50 e il 60% del fabbisogno ma non si tratta di dare la classica borsa alimentare perché, nel market, è l’utente stesso che decide cosa comprare, esattamente come avviene in un qualsiasi supermercato cittadino”. C’è di più.

All’interno del market (gestito totalmente da volontari) ci sono spazi per socializzare, una rete wi-fi libera, la possibilità di incontrare consulenti finanziari che aiutino le famiglie a far quadrare i conti ma è anche un luogo dove i clienti diventano loro stessi volontari per la gestione dell'emporio, del magazzino e della raccolta alimentare necessaria a tenere in vita il servizio. Il Comune di Asti spera di poter replicare ciò che a Modena è realtà da oltre un anno e non solo grazie al volontariato. “Abbiamo messo su una rete di numerosi partner e donatori che ci permettono di avere un rifornimento continuo di generi alimentari – ha spiegato Zironi – Riceviamo anche scatoloni di merce che andrebbe buttata perché prossima alla scadenza o leggermente imperfetta e quindi non adatta ai canali di vendita tradizionali, ad esempio attraverso i supermercati”. Il market sociale darebbe una garanzia alle famiglie temporaneamente in difficoltà per 6 mesi con una possibile proroga del servizio per altri 6 mesi ma solo dopo una sospensione di uguale durata.

Portobello non vuole fare concorrenza ad altre realtà che si occupano di persone in stato di difficoltà (Caritas, Croce Rossa) ma mettersi in rete con loro anche per evitare di dare aiuti alle stesse persone invece di arrivare a tutti quelli che hanno bisogno di essere sostenuti. I costi di gestione, una volta avviato il market con i lavori di allestimento e messa in sicurezza degli impianti, sarebbero quelli relativi a luce, riscaldamento e acqua mentre tutto il resto (personale, software di gestione del negozio e del magazzino, forniture, consulenze, etc.) sarebbe gratuito. “Riusciremo a replicare ad Asti ciò che hanno fatto a Modena?” ha domandato l’assessore Vercelli ai cittadini, tra cui molti rappresentanti del mondo del volontariato, intervenuti per conoscere da vicino l’esperienza di Portobello. La risposta la si saprà solo fra qualche mese quando dalla fase conoscitiva si passerà a quella prettamente progettuale.

Riccardo Santagati

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