Un calice di spumante
Attualità

Proposta una carta d’identità per gli spumanti astigiani

L’idea è per offrire al consumatore la certezza che le bollicine nel calice derivano da uve e mosti prodotti in zona

Una “carta d’identità” per gli spumanti astigiani

La proposta arriva da Coldiretti per offrire al consumatore la certezza che le bollicine nel calice derivano da uve e mosti prodotti in zona.  Il ragionamento di Diego Furia, direttore dell’organizzazione agricola di Asti, parte da un’evidenza: l’utilizzo di prodotti base in arrivo dall’estero per la spumantizzazione «e immessi sul mercato con il nome della località in cui si è effettuata quest’ultima operazione di cantina. Stando le normative attuali non c’è nulla di illegale, ma questi spumanti non sono realizzati con le nostre uve, non vengono prodotti in Italia, ma sono solo semplicemente imbottigliati localmente e sfruttano così l’identità del nostro territorio».
Esigenza di trasparenza alla quale il Piemonte, e l’astigiano, non possono sottrarsi.

Nel comparto spumanti situazioni non trasparenti

«Anche in un settore, come quello vitivinicolo, che sembra garantista con la gran parte della produzione a denominazione – rivela Marco Reggio, presidente Coldiretti Asti – In realtà, nel comparto spumanti, a nostro avviso, c’è ancora una parte di produzione che opera in situazioni non proprio “trasparenti” e che quindi secondo noi non fa completamente il bene del nostro territorio e della nostra economia». Che il bubbone della contraffazione colpisca soprattutto i prodotti made in Italy non è un segreto.  «La nostra nazione – sottolinea Reggio – rappresenta ormai il primo baluardo di difesa di tutti i consumatori europei nei confronti delle contraffazioni e delle produzioni agroalimentari di scarsa qualità.  In questo momento l’azione di Coldiretti sta portando alla ribalta l’indicazione obbligatoria in etichetta della provenienza della carne dei salumi.  Il 93% degli italiani ritiene importante sapere l’origine degli alimenti per dire finalmente basta agli inganni.  Due prosciutti su tre venduti in Italia sono ad esempio ottenuti da maiali stranieri, senza alcuna indicazione in etichetta».

Etichettatura obbligatoria di tutti i prodotti

Forte di un milione di firme ottenute con la petizione europea e del consenso dell’82% degli italiani, Coldiretti prosegue senza sosta la sua battaglia per l’etichettatura obbligatoria di tutti i prodotti.
Attualmente sono in fase di emanazione il decreto ministeriale che proroga l’obbligo di indicazione dell’origine per la pasta, il riso e il pomodoro, mentre è in corso di registrazione presso la Corte dei Conti il decreto sull’origine di latte e formaggi .
Giovanni Vassallo

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