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Una notte fra le ragazze
che si vendono per strada

Un 8 marzo speciale con le donne trattate come merce da sesso. Su un'auto insieme agli operatori del Piam che ogni settimana incontrano le prostitute sulle strade di Asti e provincia. Negli ultimi sei anni hanno coperto 200mila chilometri per informare e avvicinare le ragazze. Su tutto spicca il ruolo delle mediatrici, che distribuiscono preservativi e danno consigli medici…

Prima di partire vengono dettate le regole: «non parlare con le ragazze, lascia che siano le mediatrici a farlo e se hai domande ce le fai mentre ci spostiamo in auto. Non farti vedere a prendere appunti e, soprattutto, siediti dall’altra parte». Quest’ultima richiesta viene fatta poco prima di far salire la mediatrice per le ragazze provenienti dall’Est che si siede dietro il posto passeggero che è occupato da un’altra mediatrice, lei dedicata alle ragazze che provengono dall’Africa anglofona. Alla guida un operatore sociale del Piam onlus che da sei anni, ininterrottamente, ogni settimana attiva l’unità di strada per incontrare le prostitute che lavorano ad Asti e provincia (con un incarico anche per Alessandria). Un giorno alla settimana, con un primo giro al pomeriggio e il secondo giro alla sera, dopo le 22,30 su un’auto che in questi sei anni ha compiuto oltre 200 mila chilometri solo per informare ed avvicinare le ragazze.

Per fare il giro con la giornalista non è stato scelto un giorno a caso, ma uno emblematico, l’8 marzo, con la città in fermento grazie alle comitive di donne armate di mimosa. Per le prostitute è un giorno come un altro, una sera come le altre. Il giro inizia in corso Torino, davanti all’Esselunga dove una ragazza slava riconosce immediatamente auto e mediatrice. Sa che le verranno consegnati alcuni preservativi da usare nei rapporti con i clienti e, mentre li prende chiede «Non sarebbe possibile averne qualcuno anche alla fragola?». Vezzi di un mestiere alienante.
Sempre in corso Torino compaiono tre ragazze che da un po’ non si vedevano, la mediatrice cerca di capire perchè, qualcuna risponde che è stata un po’ a casa sua, in Romania, ma più spesso si spostano a lavorare altrove. Anche per loro una “dose” di preservativi, la domanda più frequente «da quando non fai le analisi del sangue?» e le raccomandazioni di tenersi sotto controllo medico.

Qualche tafferuglio alla piazzola davanti all’uscita del casello Asti Ovest: è arrivata una nuova e deve discutere non poco per trovare un posto fra un trans e una coppia di splendide ragazze. «Queste le ho viste scendere alla stazione ferroviaria un’ora fa – racconta l’operatore sociale – sono state recuperate da un’auto e portate via. Queste sono ragazze da night, pensavo le avrebbero portate in un locale, mi stupisce vederle qui in strada». Sì, un po’ troppo belle, curate, ben vestite ed accessoriate per essere lì. La discussione finisce, ognuna trova il suo posto e affronta la notte di nebbia. Poi si va in corso Savona dove la maggioranza di ragazze è di origine nigeriana. Più taciturne delle slave, si confidano poco per carattere, spiegano le mediatrici.

Una ragazza, giovane, inganna il freddo, il tempo e lo schifo del suo lavoro con un iPod e due auricolari dai quali esce la musica che la fa ballare sinuosamente sul marciapiede gelido. Più avanti c’è una ragazza nuova, si vede che è giovanissima. La mediatrice qui spende qualche parola in più per presentarsi e presentare l’associazione, i suoi scopi e le chiede qualche informazione: «Sono arrivata solo oggi da Firenze, ho 23 anni». Bugia, forse non arriva a 18 e non ha documenti. Ancora più in là, al distributore, due romene, appena scaricate da un cliente; giusto il tempo di qualche battuta con la mediatrice, della consegna dei preservativi e dietro l’auto dell’unità di strada del Piam ci sono già i suv dei clienti successivi in attesa.

Un tratto di tangenziale e si va in corso Alessandria, non troppo affollata di ragazze l’8 marzo. In un posto scuro e lontano da tutto e da tutti si va a trovare una ragazza slava, che adora la mediatrice del Piam. Parlano un po’ dei tatuaggi sulle dita, avviene la consegna preservativi, domanda di routine (una routine che salva la vita) sui esami medici e poi via. Nella strada dietro il Borgo, in un altro posto impossibile, una ragazza nigeriana che appena vede avvicinarsi l’unità di strada chiede alla mediatrice come può fare per gli esami medici, da un po’ non li fa e non sta bene. Dall’auto le arrivano tutte le informazioni in inglese e anche un volantino e il numero di telefono privato della mediatrice che si offre per accompagnarla all’ambulatorio delle malattie sessualmente trasmissibili dell’ospedale di Asti. Il lavoro delle mediatrici, veri angeli custodi delle ragazze su strada, non finisce mai, sono reperibili al telefono 24 ore su 24, ogni volta che una delle prostitute ha qualche problema serio di salute o altro.

L’ultimo incontro è quello più scioccante per chi non è abituato a vedere da vicino il mondo di queste ragazze. A Portacomaro Stazione, ad un distributore, ci sono tre nigeriane. Se ne avvicina una, e poi, chiamate dalla mediatrice, anche le altre due. L’ultima è una ragazzina. «Lei è qua da meno di un mese -spiega l’operatore sociale- la riconosci subito per quell’aria spaesata, spaventata, spersa di chi è stato catapultato in un mondo sconosciuto e terribile. Il vero choc per le ragazze africane che vengono a prostituirsi qui non è rappresentato tanto dai rapporti sessuali con i clienti, perchè nonostante la giovanissima età, lungo la rotta della tratta delle donne hanno già subito vari “stadi” di “apprendistato”. No, per loro l’impatto devastante è con il clima rigido. Arrivano da luoghi dove 28 gradi viene considerato “freddo” e qui passano ore sottozero, in strada, di notte, in piedi. Nessuna di loro ha mai visto il ghiaccio, la neve, la nebbia. Se noti, di tutte le ragazze incontrate questa sera, è quella più vestita perchè non si è ancora abituata all’inverno italiano».

Un commento sotto voce mentre la straordinaria mediatrice ghanese continua a ripetere «Call me, call me». Alle più giovani, ma non solo, viene spesso ripetuto di rivolgersi alle mediatrici nel caso in cui rimanessero incinte. Molte, per provocarsi degli aborti “fai-da-te”, si impasticcano di farmaci secondo dei mix pericolosissimi che spesso portano ad emorragie interne quasi fatali o alla nascita di bambini con gravi malformazioni. «Call me» ripete la mediatrice con la dolcezza e la fermezza di chi sa di poter davvero dare un aiuto importante.

Il giro è finito, sono state contattate una ventina di ragazze che hanno ricevuto un po’ di preservativi di ottima qualità e, ancora un venerdì, hanno avuto la certezza della presenza dell’unità di strada. «Il nostro è un servizio di prossimità -commenta Alberto Mossino, presidente del Piam– che, oltre a dare la possibilità alle ragazze vittima di tratta di tirarsi fuori da quel giro, svolge un importante ruolo di tutela della salute. E non solo quella delle prostitute, ma anche quella dei loro clienti che, a cascata, si riflette anche sulle mogli, fidanzate, compagne». Dopo un giro così, il ramo di mimosa perde tutto il suo appeal e il rispetto tanto invocato in questo giorno dovrebbe iniziare dal marciapiede.

Daniela Peira

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