Quando il palco è un presidioLe case del teatro tra luci e ombre
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Quando il palco è un presidio
Le case del teatro tra luci e ombre

Il palco istituzionale, quello per la drammaturgia contemporanea, gli spazi alternativi. Ad Asti non sembrano mancare i luoghi per il teatro, indipendentemente dal genere che le compagnie vogliono

Il palco istituzionale, quello per la drammaturgia contemporanea, gli spazi alternativi. Ad Asti non sembrano mancare i luoghi per il teatro, indipendentemente dal genere che le compagnie vogliono proporre. Al di là dell'Alfieri, storico palcoscenico che ospita la stagione invernale e numerosi spettacoli fuori abbonamento, l'apertura del Teatro Giraudi pochi anni fa ha fornito alla città un secondo spazio dove allestire nuove proposte, testi di rottura, iniziative per le quali sono sufficienti un centinaio di spettatori.

E poi ci sono le case del teatro. Massimo Cotto, assessore "tecnico" che per la giunta Brignolo si occupa di cultura e manifestazioni, aveva avanzato l'idea all'indomani del suo insediamento: individuare spazi attraverso i quali diffondere il gusto del teatro tra un pubblico giovane, spesso di bambini o ragazzi. Non solo, le case del teatro avrebbero dovuto rappresentare una sorta di presidio culturale di quartiere, un modo per restituire vita ad angoli di città dove il silenzio è sia un problema di sicurezza, ma anche sintomo di scarsa socializzazione. La proposta, due anni dopo, sembra aver attecchito solo in parte. Tra i casi di successo va sicuramente annoverata la Casa del Teatro di via Goltieri. Inaugurata a novembre 2012 e ospitata nell'ex auditorium del Centro Giovani, è stata affidata alla compagnia degli Acerbi e all'attore Alessio Bertoli.

«Un luogo nuovo, un progetto comune, non riconducibile agli artisti che la animano. Un luogo in cerca di un nome proprio», la definivano nei giorni dell'apertura, con l'obiettivo di aprirsi ad esperienze esterne, nazionali ed internazionali. «Qui si nota un fermento notevole – commenta oggi Massimo Cotto – la Casa del Teatro di via Goltieri va molto bene, grazie all'impegno pressoché di volontariato degli Acerbi. Hanno interpretato bene il concetto di un laboratorio dove si lavora molto con le scuole, avanzano proposte alternative destinate a un pubblico di un centinaio di persone per volta, pur consapevoli che non ci saranno guadagni monumentali.»

A fine 2012 ha preso il via anche l'attività della Casa del Teatro 3, gestita dalla compagnia L'Arcoscenico di Ileana Spalla e Sergio Danzi. A fianco di spettacoli che hanno portato qui anche la danza moderna, in via Scarampi la proposta è soprattutto formativa. Per ragazzi e adulti sono stati avviati corsi di recitazione, lezioni di dizione e poesia, persino una scuola di circo con l'associazione Chapitombolo. «Qui sono stati risolti alcuni problemi amministrativi che rendevano complessa la gestione, ora l'attività procede a pieno ritmo e la compagnia scommette in prima persona sulle proprie proposte», il commento di Massimo Cotto.

Non è riuscita a decollare, invece, la casa del teatro che avrebbe dovuto aprire nel quartiere Praia. Sulle prime la difficoltà era stata reperire uno spazio adeguato: quando nella scuola Gramsci i locali sono stati individuati, il Comune non è riuscito a perfezionare l'affidamento del palco con gli attori Aldo Delaude e Francesco Visconti, in un primo momento candidati a gestire lo spazio. Dopo un primo bilancio fatto di luci e ombre, come proseguirà l'esperienza delle case del teatro ad Asti? La strada, indica Cotto, è quella di una sempre maggiore indipendenza tra iniziative culturali ed enti pubblici. «Sono finiti i tempi in cui era il Comune a stanziare i fondi necessari ad allestire uno spettacolo. Le amministrazioni pubbliche continueranno a mettere a disposizione gli spazi, ma oggi bisogna rischiare insieme, pubblico e privato, puntando ognuno a ottenere un guadagno.»

Enrico Panirossi

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