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Attualità
Alto Astigiano

Quel “Nero Monferrato” che non convince tutti

Progetto per “brandizzare” l’Alto Astigiano intorno al tartufo nero

Il bando regionale per la promozione di un territorio vinto dall’Atl che ha pensato di spenderlo nel Nord Astigiano ideando il progetto Nero Monferrato che punta alla valorizzazione del tartufo nero incontra una spaccatura fra i 47 sindaci degli altrettanti Comuni toccati dall’iniziativa.

In un primo incontro, all’illustrazione del progetto sono emersi con nettezza due profili opposti: quello dei sindaci (prevalentemente di piccoli comuni) che difendono a spada tratta questa possibilità di fare un po’ di pubblicità a una zona sconosciuta ai flussi turistici e quello dei sindaci che temono seriamente l’offuscamento di tanti anni di faticosa promozione del pregiato tartufo bianco con tanto di rinomate fiere nazionali ad esso dedicate.

In mezzo c’è l’Atl che, per bocca del suo direttore Mauro Carbone, ha presentato l’idea.

«Questo progetto nasce per dare visibilità ad una parte dell’Astigiano che deve indubbiamente recuperare terreno in termini di turisti – ha spiegato – E nel nostro ragionamento abbiamo pensato che il tartufo nero, che ha una stagionalità del tutto separata da quello bianco, poteva essere il prodotto giusto da”spingere” per completare l’offerta turistica dell’intero territorio gestito da Atl. I dati ci hanno detto che è agosto il mese con maggiori turisti nell’Astigiano e il Nord della provincia è d’estate che offre il meglio di sè con panorami, ambienti, spazi ampi, pace e vivibilità di chi fugge dal caos delle grandi città. E allora abbiamo pensato che il tartufo nero potesse essere il prodotto estivo sul quale aggregare tutto il resto dell’offerta artistica, culturale, enogastronomica».

Carbone spiega anche la scelta del nome, Nero Monferrato, non per tutti così vincente: «Il nero è il colore dell’eleganza ed è proprio un tono elegante quello che vogliamo dare a questo territorio. A cui serve una narrazione, di cui oggi è totalmente sprovvisto. Ma servono un brand e un’immagine forte, evocativa, facile da identificare e ricordare, ancor più facile da divulgare in Italia e all’estero».

Fra i sindaci totalmente aderenti al progetto vi è Paolo Belluardo di Calliano (“Un treno da non perdere”), Bruno Colombo di Maretto (“Promuovendo il nero promuoviamo anche il bianco”), Sara Rabellino di Piea (“Dobbiamo uscire dalle logiche di tanti piccoli eventi, anche belli, che però si esauriscono nel giro di un giorno o due”), Claudio Stroppiana di Cortandone (“Da collegare al patrimonio paleontologico”) e poi ancora Cortanze e Frinco.

Pur ringraziando e riconoscendo l’ottimo lavoro di programmazione dell’Atl, si sono mostrati molto scettici   i sindaci di Moncalvo, Montiglio, Piovà Massaia, Villa San Secondo.

«La Provincia di Asti ha la più alta percentuale di riserve tartufigene di bianco  rispetto a Cuneo ed Alessandria – ha detto Paolo Luzi, primo cittadino di Montechiaro – La nostra è un’identità che si riferisce al tartufo bianco, non al tartufo nero. Tanto che Asti storicamente era la fornitrice di Alba. Abbiamo fatto tanto lavoro sul tartufo bianco e adesso vorremmo spingere il nero? Un progetto che non mi convince per nulla, sicuramente non con questo nome. Da noi – ha aggiunto – il tartufo nero neppure viene raccolto o, se raccolto, viene usato per addestrare i cani a trovare il bianco».

Sulla stessa linea Dimitri Tasso, sindaco di Montiglio: «Ad un territorio che può contare su un prodotto eccezionale come il tartufo bianco viene chiesto di puntare su un prodotto secondario come il tartufo nero. Fermiamoci e ragioniamo bene prima di agire».

Ricordando il lavoro decennale fatto per costruire un’immagine di qualità sul tartufo bianco di cui Moncalvo è sede di fiera nazionale, il sindaco Cristian Orecchia pone l’accento anche sulla scelta del termine Monferrato, zona che lambisce solo una piccola area dell’Astigiano e che viene spesso “venduta” associata a territori che non ne fanno parte.

«Quando si pensa ad un prodotto da lanciare, la prima regola è che quel prodotto, su quel territorio, ci sia e in abbondanza per soddisfare i futuri turisti – ha detto Antonello Murgia, sindaco di Piovà – Io mi sono confrontato con i trifulau del mio territorio e mi hanno confermato che ce n’è pochissimo, persino meno dei tartufi bianchi. Abbiamo tanto altro da proporre: Santi sociali, boschi, Romanico, Barocco per dirne qualcuno».

Umberto Fasoglio, sindaco  di Cocconato, nell’approvare il progetto,  invita a pensare ai cambiamenti climatici in atto e dunque alla prospettiva di una carenza sempre maggiore di tartufi bianchi con una richiesta crescente di nero pur comprendendo i timori delle “capitali” del bianco dell’Alto Astigiano.

Il direttore Carbone ha ricordato una cosa già emersa alla Fiera del Tartufo di Asti: il   brand che si sceglie per un territorio ha lo scopo di attrarre gente sul posto che spesso, poi, cerca e acquista altro. «Da uno studio recente, abbiamo calcolato che ogni lamella di tartufo bianco posata su un piatto genera 20 volte il suo valore in termini di spesa sul territorio».

Ma quel termine “nero” continua a non convincere tutti e all’Atl è stato chiesto di riformulare il progetto tenendo conto delle perplessità raccolte.

 

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