De Chirico, Ernst, Piano e gli altririvivono negli arazzi di Scassa
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Querelle “degli arazzi”: l’opposizione torna alla carica contro Rasero e Sacco

I consiglieri di minoranza accusano il sindaco e il presidente di Asti Musei di non avere risposto alle loro domande e chiamano in causa l’assessore alla cultura

Sulla “battaglia” dei arazzi di Asti non si placano le polemiche: l’opposizione torna a criticare le “mancate risposte” di Rasero e Sacco

Come in un libro giallo da assaporare capitolo dopo capitolo, gustandosi i colpi di scena accuratamente inseriti dall’autore, così la “querelle degli arazzi”, scoppiata ad Asti dopo l’annuncio di una mostra, a settembre, che esporrà diverse opere dell’Arazzeria Scassa, ma senza la collaborazione né il coinvolgimento della stessa, va avanti da un capitolo all’altro, tra accuse, repliche, controrepliche. Una vicenda che, visti i tanti soggetti coinvolti, non è semplice seguire e rischia di sfilacciarsi in alcuni punti.

Cos’è successo fino ad oggi?

Ricordiamo l’antefatto: il sindaco di Asti Maurizio Rasero, il presidente dei Asti Musei (nonché della Fondazione CrAsti) Mario Sacco e il presidente della Camera di Commercio Renato Goria avevano illustrato il programma della Douja d’Or 2020, rimasta in forse fino all’ultimo, spiegando che ci sarebbe stata anche una mostra a Palazzo Mazzetti con diversi arazzi firmati Scassa. Mostra, aveva ricordato il sindaco su Facebook, già ospitata a Venezia con grande successo.

Dall’arazzeria avevano risposto, dopo l’ennesimo annuncio, che la mostra, in realtà, non sarebbe stata quella di Venezia e che non ci sarebbe stata alcuna collaborazione tra gli arazzieri, noti in tutto il mondo, e l’amministrazione comunale o la fondazione Asti Musei. Saranno visibili arazzi realizzati dal laboratorio Scassa, e anche firmati dall’arazzeria Montalbano, ma non di proprietà o prestati dalla stessa arazzeria di Valmanera.

In mostra ci saranno, invece, opere appartenente alla Banca d’Asti, alla Fondazione, alla Camera di Commercio, di solito non visibili al pubblico. Questo ha fatto sì che i consiglieri di minoranza Angela Quaglia, Mario Malandrone, Michele Anselmo, Mauro Bosia, Massimo Cerruti, Davide Giargia, Giorgio Spata e Martina Veneto accusassero il sindaco di annunciare mostre “inesistenti” e ne chiedessero la dimissioni.

Rasero e Sacco, dal canto loro, hanno risposto che la mostra sarà bella, anche meglio di quella ospitata a Venezia, ma per i consiglieri avrebbero dato “non risposte” così da obbligarli ad intervenire ancora una volta sul giallo dell’estate astigiana.

“Alle nostre domande non è stata data alcuna risposta”

“Le mancate risposte di Rasero e Sacco non fanno bene alla città – commentano i consiglieri di opposizione – Le mancate risposte del Comune e della Fondazione CrAsti ci costringono purtroppo alla replica. Come consiglieri di minoranza avevamo posto alcuni interrogativi relativamente alla mostra degli arazzi in programma a settembre. Alle nostre domande non è stata data alcuna risposta. Il sindaco ha preferito restare in silenzio e il presidente della Fondazione ha scelto di parlare d’altro. Questo ci preoccupa e conferma ciò che temevamo, cioè che il Comune abbia appaltato la politica culturale astigiana alla Fondazione CrAsti e al suo Presidente”.

Questa volta gli eletti tirano per la giacchetta anche l’assessore alla cultura Gianfranco Imerito che sul caso non è intervenuto fino ad oggi. 

I conti in tasca alla Fondazione Asti Musei

“Cosa ha da dire l’assessore alla Cultura al riguardo? – domandano i consiglieri – Abbiamo parlato di approssimazione, contraddizioni e anche un po’ di incompetenza: le dichiarazioni del presidente  Sacco ne sono la prova. Relativamente alla politica museale, poi, il presidente Sacco, rivolgendosi direttamente ai cittadini, vanta di aver portato ad Asti migliaia di visitatori per le mostre allestite a Palazzo Mazzetti. Certamente le  mostre di  Chagall e Monet sono state un successo di pubblico. Sanno anche, i cittadini, che sono costate più di un milione di euro? E le ricadute positive per la comunità astigiana, di cui ci si vanta, sono dimostrabili? Escludiamo dai costi le mostre di De Benedetti e di Senna che alla Fondazione Musei non sono costate (in quanto curate dai proponenti). Restano le mostre sugli impressionisti: 46.908 visitatori per Chagall e 34.518 per Monet ( il totale fa 81.426)”.

Ma la critica sull’operato della Fondazione Asti Musei non si ferma qui. “Sugli altri Musei astigiani (7) non ci sono dati ufficiali, – aggiungono i consiglieri di minoranza – a parte quello (negativo) del Museo del Risorgimento che è stato chiuso nell’agosto 2018 e resta tale ancora adesso, a due anni di distanza (benché nel periodo di apertura contasse circa 3000 presenze l’anno). Spiace constatare che le dichiarazioni del presidente Sacco confermino ciò che denunciamo da tempo: una visione di politica culturale e museale legata ad “eventi” e non diffusa, con scarse o nulle ricadute sulla crescita culturale (vera) della città. In ogni caso, anche su questo argomento, noi continueremo a fare domande e a chiedere risposte, auspicando un diverso atteggiamento da parte dei nostri amministratori perché le mancate risposte non fanno bene alla città”.

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