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Rasero: «Contro la burocrazia mi sento come il generale Kuribayashi»

Dal Piano del Traffico ai mercati, dai grandi progetti al turismo, ma il vero problema è il "sistema Italia" che rallenta l'azione dei sindaci

I progetti di Rasero per Asti e i tanti ostacoli del sistema

Il 2020 sarà l’anno fondamentale per il sindaco Maurizio Rasero che, superato il primo biennio dell’incarico, sa di aver oltrepassato quel limite temporale nel quale tutti i sindaci “pesano” i problemi delle città e lanciano progetti più o meno realizzabili beneficiando, nel frattempo, delle scelte di chi li ha preceduti. Ma ora l’alibi non c’è più e anche l’amministrazione Rasero è responsabile a 360° di tutto quello che succederà (o meno) da qui ai prossimi tre anni.

Sindaco, quando vedremo quel cambiamento di passo promesso in campagna elettorale?

Il 2020 sarà cruciale perché a cavallo del terzo e quarto anno non sei più a impratichirti, ma ci sei tu con le piene responsabilità e che conduci la nave. Viviamo in un momento difficile perché la gente vive peggio di anni fa e perché ci sono strumenti di comunicazione che amplificano la protesta, il dissenso, e sovente tratteggiano quadri che non ci sono. Anche soltanto nel riportare un’immagine su Facebook e scrivendoci sotto qualcosa non si fa capire bene la situazione, ma ciò consente ad altri di rimanere indignati. Fino ad oggi ho cercato di fare il sindaco di tutti e di essere disponibile a confrontarmi, certe volte a cambiare idea, altre a prendere posizioni progressiste rispetto alle mie convinzioni mettendo in imbarazzo i miei amici di sinistra i quali mi dicono di fare anche qualcosa di destra.

Intanto gli ultimi dati sull’economia astigiana sono negativi e torniamo al cuore di tanti problemi di questa città: l’occupazione e il lavoro che manca. Che si fa?

Ho realizzato tanti progetti nella direzione del turismo e dell’enogastronomia, ma non bastano a salvare la città: la salvano l’industria, il fatto che possa ripartire l’edilizia e un qualche investimento che dia uno shock sull’occupazione con 150/200 assunzioni. Per muovermi in quella direzione ho individuato nel filone della logistica una possibile carta che questo territorio può giocare. Mi sono mosso verso il porto di Genova, di Vado, incontrando imprese o persone che gestiscono le merci e la logistica, fino all’ingresso in Slala (Sistema Logistico Nord Ovest d’Italia ndr). Riuscirò o no? Non lo so, ci stiamo provando, ma se non riusciremo avremo fatto del nostro meglio.

Però il tempo non aspetta e quando qualcuno è senza lavoro pretende risposte nel brevissimo periodo mentre questo progetto richiederebbe molto tempo per decollare.

Ecco, appunto. Ho ricevuto in 2 anni più di 2.000 cittadini e la maggior parte chiede un lavoro. Posso solo cercare di creare le condizioni affinché un imprenditore venga e assuma. Tutti hanno bisogno del lavoro e quindi vuol dire che hanno bisogno di risposte domani. Questa è l’urgenza che mi fa sentire più impotente, ma vi faccio un esempio per capire cosa significhi lavorare nel pubblico: nella frazione di Quarto, in campagna elettorale, ci era stata segnalata l’alta velocità dei camion che passano creando problemi alle case e un pericolo oggettivo alle persone. Ho detto che avrei messo un autovelox e fin da subito ho iniziato a lavorarci. Abbiamo chiesto i pareri a Questura, Prefettura, etc., abbiamo svolto una serie di adempimenti cui far fronte, ci siamo anche imbattuti in un bando dove c’è stato un ricorso e che abbiamo dovuto rifare, così sono passati 2 anni e se tutto va bene lo installiamo alla fine dell’estate. Ben 2 anni per un investimento da poche migliaia di euro con un’amministrazione favorevole all’intervento e tutto a causa della burocrazia. Immaginiamoci se arrivasse un’industria su 100.000 mq: ecco perché sono un sindaco che vorrebbe avere maggiori poteri e maggiori responsabilità. Vorrei leggi che dicano: caro sindaco, il Paese è a farsi benedire quindi o ti muovi oppure per noi, a Roma, il tuo territorio muore o fa la fame. Bene, io sarei pronto a fare la mia parte, ma mettetemi nelle condizioni di andare avanti e far partire dei progetti. Se poi lo faccio in maniera disonesta è giusto che ne paghi le conseguenze, ma bloccarmi prima ancora di iniziare o sottopormi a continui pareri è mostruoso. Un altro esempio è quello sulla pulizia del Tanaro.

Anche qui avete avuto un caso di burocrazia che vi ha bloccati?

Sono 2 anni che ci lavoriamo, abbiamo trovato un percorso che ai cittadini non sarebbe costato nulla, con un’azienda che ci toglieva 43.000 metri cubi di porcheria dal fiume, fra i due ponti. Pronti, partenza, via. E’ invece no perché un Ente si è alzato dicendoci che avremmo dovuto effettuare la bonifica bellica con una ditta specializzata per vedere se ci sono ancora bombe della seconda guerra mondiale. Ma questa bonifica sarebbe costata all’azienda 80.000 euro in più e non se l’è sentita di andare avanti. Così abbiamo dovuto scrivere alla Regione, all’Aipo e con a forza delle idee, documentando il rischio che la città corre se non si interviene, abbiamo ottenuto un finanziamento di 1.124.000 euro che saranno destinati alla pulizia, compresa la bonifica. Ora io dico: se invece di darmi adesso tutti questi soldi mi avessero dato gli 80.000 euro quando c’era l’azienda pronta a partire non sarebbe stato più logico? Oggi abbiamo i soldi e spendiamo dodici volte tanto rispetto al primo progetto, facciamo l’intervento con un ritardo di un anno e mezzo tenuto conto che c’è anche una legge che ci impedisce, in alcuni mesi dell’anno, di toccare le piante dove nidificano determinati uccelli. Ecco, queste sono follie che il Paese non può più permettersi se vuole ripartire e contro cui combattiamo tutti i giorni.

Quindi soldi e volontà di fare non bastano. Allora cosa la spinge a continuare?

Certe volte mi sembra di essere il generale giapponese Kuribayashi mandato a difendere l’isola di Iwo Jima. Le aspettative di Kuribayashi sono morire, però parlando ai suoi soldati fa capire loro che un conto è capitolare dopo 4 o 5 giorni, come si aspettano gli americani, un altro e fargliela sudare alcuni mesi. Ecco qui ho la sensazione di essere Kuribayashi e di portare avanti una battaglia improbabile, ma facendo tutto il meglio che posso.

Pochi giorni fa avete presentato la riforma del Piano del Traffico Urbano. Si tratta di un progetto di grande portata, ma quanto tempo vi siete dati per realizzarlo e fino a che punto lascerete che la politica lo annacqui?

Il tempo è zero, ovvero oggi stesso dovremmo andare a chiudere le strade. Faremo tutti i confronti del caso, ma qui la faccenda sarà veloce a costo di vederci tutti i giorni dal 1° al 30 settembre. Chiaramente non parte tutto il giorno dopo perché il Piano è un documento di programmazione che dev’essere completato da altre attività, come la progettazione delle nuovo rotonde, vedi il caso di piazza Torino.

Fino a che punto c’è il rischio che il Piano del Traffico entri Papa in Conclave uscendone Diacono? Quanto coraggio avrete di prendere decisioni anche impopolari? Sebbene tentare di salvare vite limitando lo smog non dovrebbe neanche essere considerato “impopolare”.

Questo documento serve a dire che se tolgo le auto da una certa direzione, e non da un’altra, è perché lì ci passano 1.000 macchine. Si basa su ragionamenti e misurazioni e su alcuni aspetti si interverrà anche a costo di essere impopolari.

Estenderete la ZTL tra piazza Roma e via Giobert, davanti a Palazzo Mazzetti, in occasione della mostra su Monet e gli Impressionisti?

Sicuramente durante la mostra, almeno nel fine settimana, saremo obbligati a prendere provvedimenti affinché non ci siano 100 persone in coda sulla strada e il traffico che passa a fianco.

Ci sono novità in vista anche per le aree mercatali?

Sì, stiamo lavorando alla sperimentazione del mercato di piazza Alfieri in centro città. Vuol dire che il più grosso e più importante parcheggio in centro, piazza Alfieri, sarà fruibile anche il mercoledì e il sabato.

Questo in attesa che si faccia il parcheggio sotto la piazza, come prevede il Piano del Traffico?

C’è nel Piano, ma non vuol dire che si faccia. Vuol dire mettere nelle condizioni il soggetto preposto di fare uno studio delle valutazioni di tipo economico e finanziario sulla sostenibilità dello stesso. Se manca questa sostenibilità, il parcheggio rimarrà un sogno nel cassetto.

E’ normale dopo 20 anni che si parla di questo parcheggio dover ancora fare un’analisi sulla sua sostenibilità?

No, non è normale considerato che in questi 20 anni sono spuntati analoghi parcheggi non dico in Europa, ma addirittura nelle altre città piemontesi come a Torino dove i parcheggi sotterranei hanno permesso il salto qualitativo della città. Ma il punto è che quel parcheggio sarebbe una parte del più ampio progetto di riqualificazione della piazza. Mettere a pagamento piazza del Palio, pur prevedendo categorie che magari non pagherebbero perché prendono il treno, vorrebbe invece scoraggiare l’uso dell’auto. Potrei prevedere una tariffa bassa su piazza del Palio, identificando anche i soggetti esentati, e ciò che prendo da quel progetto lo uso per finanziare le piste ciclabili. Questo mi sembra un voler ragionare per andare in una direzione, ma l’obiettivo che ho dato è comunque chiaro: il Piano mi serve a dare una risposta dal punto di vista ambientale.

Se per il parcheggio si è ancora in una fase interlocutoria, sull’edilizia scolastica i progetti ci sono e vanno avanti.

Infatti, penso che abbiamo fatto il record di progetti sull’edilizia scolastica. Abbiamo presentato più di 100 milioni di progetti alla Regione Piemonte per mettere in sicurezza i plessi e già tre scuole sono state finanziate: la Buonarroti e la Debenedetti, i cui lavori partiranno questo anno, poi la Jona per l’anno successivo. Inoltre stiamo preparando l’integrazione su altri progetti come sulla XXV Aprile per la sostituzione degli infissi e sulla Martiri/Rio Crosio dove faremo ulteriori interventi. Sulle scuole c’è in gioco la sicurezza dei nostri figli ed è per noi una priorità.

Conferma che anche sul turismo state lavorando a un importante progetto?

Posso solo dire che stiamo lavorando per portare ad Asti un’importante catena alberghiera e lo facciamo ragionando su almeno due edifici. Anche in questo caso il 2020 sarà l’anno che potrà risolvere tante criticità.

Però le presenze dei turisti sono in calo, quindi serve un nuovo hotel?

Se guardiamo in giro vediamo una presenza di stranieri e non solo; forse in questa fase è calato il numero di chi si è fermato a dormire, ma la presenza dei turisti è quotidiana e accertata.

Una città turistica dev’essere una città pulita, invece ad Asti si vedono rifiuti abbandonati, anche divani, mobili e altri ingombranti, un po’ dove capita. Questo è un problema di cultura su cui il sindaco può fare ben poco.

La collaborazione dei cittadini dev’essere costante perché posso far pulire due volte al giorno le vie, ma se un minuto dopo c’è uno che per dispetto butta per terra della porcheria, il lavoro viene vanificato. Attenzione, perché dietro questi abbandoni ci sono persone che non sono minimamente disposte a collaborare. Per smaltire un divano non chiediamo nulla all’Ecocentro, quindi abbandonarlo per strada significa pensare solo a se stessi sbattendosene degli altri.

C’è un progetto targato “amministrazione Rasero” di cui va fiero?

Sì, aver dotato la città di una pista per l’atterraggio notturno e diurno dell’elisoccorso. L’abbiamo realizzata noi con 170.000 euro.

In corso Alessandria arriveranno nuovi insediamenti commerciali dopo la bonifica e messa in sicurezza del Versa. Una goccia nel mare, ma con un po’ di posti di lavoro in arrivo.

Sì, quel progetto porterà non meno di 100 posti di lavoro (vedi altro servizio a pag 8). Anche qui mettere in sicurezza il Versa è stato difficilissimo con mille leggi e altri problemi, non da ultimo la presenza di una baracca abusiva nel campo nomadi di via Guerra che sbordava di un metro oltre il confine; così l’azienda si è dovuta fermare per alcune settimane.

A proposito dei campi nomadi, i sinti hanno iniziato a pagare l’acqua, quasi impensabile fino a pochi mesi fa. Ma chiudere i campi è un’altra faccenda.

Abbiamo iniziato a far pagare l’acqua, ma chiudere i campi è ben diverso. Chi mi contesta che avrei dovuto chiuderli subito dopo l’elezione a sindaco rispondo che abbiamo avviato un percorso che va in quella direzione, ma non ho mai dato tempi certi.

La politica di “destra” che invoca lo stop ai profughi, i rimpatri forzati, via gli zingari dalle città, ruspe e quant’altro ha un approccio realmente fattibile per chi governa una città?

Assolutamente no, ma ricordo che siamo quell’amministrazione che, appena arrivata, ha fatto alcuni sgomberi di altrettante palazzine occupate. Strada Fortino era all’8° rinvio e si rischiava di andare al successivo, ma io ho detto di no perché le leggi vanno rispettate. Ci siamo organizzati con i servizi sociali che sono tenuti a dare risposte e così è avvenuto. Anche in via Orfanotrofio, dove c’era l’ASL che rischiava di perdere l’investimento dei privati, abbiamo deciso di procedere senza indugi. Ma fa ridere chi dice che si deve andare con la ruspa senza guardare in faccia nessuno. Queste operazioni vanno concordate con gli altri Enti e hanno un costo.

La prossima edizione di Astimusica sarà la 25°. Si parla di una grande novità

Secondo me nei 25 anni di Astimusica faremo una grossa sorpresa a questa città sia per il contenuto sia per tutto il resto. Ora non posso anticipare nulla, ma presto saprete.

Un Commento

  • Federico ha detto:

    Vorrei dare un consiglio al sindaco di Asti.
    non e’ per caso che e’ stato proprio rilasciando tutte queste concezioni
    a nuovi supermercati. che alla fine e morto il centro storico ??.
    questi centri commerciali non solo portano via denaro da Asti. . ma chi lo incassa non lo riinveste nella citta’ .
    cosa che invece fa il commerciante.
    Un’altra occasione per l’occupazione.
    potrebbe essere centri di sviluppo.
    per l’energia green. dove vi e’ fermento.
    ci sono “mi pare” industrie che cercano
    di aprire centri qui nel vecchio continente. Ne tenga considerazione.
    altrimenti. Asti. non uscira’ piu. da questo pantano malodorante.

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