Oggi pomeriggio il nuovo presidente della Provincia di Asti, Maurizio Rasero, ha giurato davanti al segretario generale dell’Ente e ai nuovi consiglieri eletti domenica 11 settembre. Per il presidente Rasero, sindaco del Comune di Asti dal 2017, la recente elezione rappresenta un ritorno “a casa” dopo le esperienze maturate come assessore provinciale alle Manifestazioni, Sport e Politiche giovanili (dal 2004 al 2006) e come consigliere provinciale (dal 2008 al 2011).
Il Consiglio provinciale, presieduto da Maurizio Rasero, è l’espressione delle elezioni di secondo livello con voto ponderato ed è composto da Simone Nosenzo e Andrea Gamba, rispettivamente sindaci di Nizza Monferrato e San Martino Alfieri nonché già consiglieri nell’amministrazione di Paolo Lanfranco, Angelica Corino, consigliere del Comune di Canelli che si appresta al suo terzo mandato in Provincia, Sara Rabellino, sindaco del Comune di Piea e consigliere durante l’amministrazione Gabusi, Ivan Ferrero, sindaco del Comune di Mombercelli e consigliere per due mandati, dai sindaci Davide Migliasso (San Damiano d’Asti), Tiziana Gaeta (Capriglio), Luigi Gallareto (Monastero Bormida), Anna Macchia (Villafranca d’Asti) e da Mario Malandrone, consigliere comunale di Asti in opposizione.
Il mandato del presidente durerà quattro anni; due anni invece la durata del Consiglio, come previsto dalla Legge Delrio.
Rasero, durante il primo consiglio di oggi pomeriggio, ha fatto il giuramento di rito prima di avviare i lavori con l’ordine del giorno. Ha anche lanciato un invito ai due consiglieri provinciali del centrosinistra, Andrea Gamba e Mario Malandrone, affinché accettino di entrare in una sorta di governo “di larghe intese” rinunciando, di fatto, a creare un’opposizione politica. Nulla di nuovo dal momento che era già successo durante il mandato della precedente amministrazione.
«Ho invitato i consiglieri Gamba e Malandrone a lavorare insieme per il territorio ed entro lunedì mi dovranno dare la risposta affinché possa valutare come distribuire le deleghe – commenta Rasero al termine della seduta – Ho già annunciato loro di voler portare il Consiglio nelle dieci zone della nostra provincia, ma ho anche intenzione di avviare una raccolta firme tra gli amministratori astigiani, sindaci e consiglieri, per chiedere al prossimo Governo di riportare le Province a Enti di primo livello, con le elezioni estese a tutti i cittadini, cambiando in questo modo la Delrio».
Ma l’invito di Rasero ai due consiglieri di minoranza verrà accolto dalle rispettive base politiche? Si faranno ancora una volta le “larghe intese” astigiane? Il Partito Democratico, con Andrea Gamba, aveva già fatto parte di un governo di larghe intese, in Provincia, con l’ex presidente Lanfranco e, secondo fonti vicine ai democratici, è molto probabile che accetterà di ripetere l’esperienza ottenendo delle deleghe da parte di Rasero. Però la decisione verrà presa entro domenica dal segretario provinciale Riccardo Fassone dopo un confronto con l’assemblea astigiana.
Ben altro discorso è quello che riguarda Mario Malandrone la cui base, molto più a sinistra del PD, aveva creato e sostenuto il progetto di lista alternativa al centrodestra e al governo di Rasero. Domenica alla Casa del Popolo si svolgerà una riunione delle liste civiche e dei movimenti che hanno votato Malandrone e lì si dovrebbe decidere cosa fare. Ago della bilancia sarà Uniti si può che, secondo le prime indiscrezioni, non sarebbe però d’accordo a nessun tipo di larghe intese né in Provincia, né altrove.
«Abbiamo fatto una lista politica per creare in Provincia una minoranza di controllo rispetto all’operato della maggioranza – spiega il consigliere Malandrone – Posso dire di essere d’accordo con Rasero sulla necessità di abolire la legge Delrio e riportare l’Ente sotto elezioni di primo livello e concordo sulle sue preoccupazioni, ma prima di accettare delle deleghe devo confrontarmi con la mia base. A me piace costruire e non stare fermo e apprezzo il gesto del presidente, però il ragionamento dev’essere esteso a tutti».
Se le insistenti voci vicine alla Casa del Popolo fossero confermate, come pare saranno, Malandrone potrebbe diventare l’unico consigliere di opposizione del Consiglio provinciale. Un dato politico significativo, ma alla fine poco cambierebbe dal punto di vista pratico perché i consiglieri provinciali non sono assessori, non fanno parte di una giunta e, in ogni caso, potrebbe comunque riservarsi di votare a favore di tutti gli atti che riterrebbe coerenti con il suo mandato politico.