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Ravinale: “Ho camminato nella diocesi più bella del mondo”

Cattedrale gremita, domenica scorsa, per la messa di congedo del vescovo

Le messa di congedo di Ravinale

«Canterò in eterno l’amore del Signore che mi ha dato la possibilità di camminare per un lungo periodo nella Diocesi più bella del mondo. Auguro quindi a don Marco (Prastaro, ndr) di poter godere di quell’affetto che gli Astigiani sono in grado di donare».
E’ una delle considerazioni conclusive, seguita da un lungo applauso, del vescovo Francesco Ravinale durante l’omelia che ha tenuto domenica scorsa in Cattedrale. L’occasione era solenne: la messa di congedo dal clero e dai fedeli dopo 18 anni alla guida della Diocesi di Asti.
La messa – alla presenza di numerose autorità e dei vertici delle altre comunità religiose locali (musulmana, ortodossa rumena e copta) – è stata concelebrata da molti sacerdoti e accompagnata dal Coro diocesano. Svoltasi in una Cattedrale gremita di fedeli che hanno voluto salutare e dimostrare affetto a monsignor Ravinale, si è aperta con la lettura del messaggio del cardinale Angelo Sodano e con le parole del vicario generale della Diocesi, don Marco Andina, che ha ringraziato monsignor Ravinale per il suo «generoso episcopato», sottolineando poi «la certezza che continuerà ad essere un membro prezioso del nostro presbiterio».

Le parole del vescovo

Dopodiché, al momento dell’omelia, le parole commosse di monsignor Ravinale. Dopo aver confidato le emozioni che provava in quel momento, tra cui l’imbarazzo di essere sotto i riflettori e la riconoscenza per tutti coloro che erano presenti, ha chiesto al Signore Gesù di aiutarlo a «leggere con sapienza cosa è successo nella mia vita finora e come devo guardare avanti. Riguardo al passato, posso proprio dire di essere stato fortunato. Quando ero in Seminario, infatti, mi immaginavo nel futuro in due situazioni opposte: come missionario a predicare il Vangelo alla folla; oppure in clausura, per poter stare con Colui che mi aveva amato e mi aveva invitato a seguirlo. Ebbene, se mi guardo indietro ho avuto tutto: la folla e, qualche volta, il dono del silenzio. E, soprattutto, ho avuto la possibilità di donare e ricevere molto. Tra i doni, questi 18 anni con voi: una diocesi con belle famiglie, che rappresentano l’ossatura portante della società, a volte afflitte dalla risorsa della sofferenza. Sì, ho detto risorsa perché se, vissuta con amore, la sofferenza è moneta sonante di redenzione. Poi ci sono i giovani, che sono proprio belli, perché entusiasti, impegnati e con una profonda fede. E, ovviamente, il clero e la ministerialità ecclesiale, con cui ho condiviso preoccupazioni, progetti, sofferenze, il rapido cambiamento delle situazioni sociali e il progressivo indebolimento delle forze per la diminuzione del numero dei sacerdoti, che comunque mi hanno accolto e sempre sostenuto».
Tra i saluti finali, quello del sindaco Maurizio Rasero, del responsabile del Progetto culturale della Diocesi Michelino Musso e di Andrea Borio in rappresentanza della Pastorale giovanile. Borio, nel suo ricordo, ha sottolineato la vicinanza del vescovo al mondo giovanile, la sua «tenerezza paterna specchio di una Tenerezza infinita, quella del Buon Dio».

Gli omaggi

Ravinale è stato infine omaggiato dello stemma vescovile realizzato dai ragazzi seguiti dall’Anffas, del quadro fatto fare dall’Imam Abdessadam Laftaoui che li ritrae insieme in occasione di un incontro ecumenico e, da parte del clero, del libro che raccoglie le Lettere pastorali scritte durante l’episcopato.

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