paolo lanfranco e stefano calella
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Recovery Fund e Tavolo di Sviluppo: «È il metodo giusto quello di Asti?»

Scintille tra il presidente della Provincia Paolo Lanfranco e il segretario della Cisl Stefano Calella

I cinque tavoli tematici sono stati convocati, le “ricette” per rilanciare l’Astigiano, guardando ai fondi che potrebbero arrivare dal Recovery Fund, sono state indicate e ora si attende che il Comitato Scientifico dell’Università di Asti elabori, in fretta, il dossier che dovrebbe poi essere consegnato alla Regione per venire inglobato nei desiderata del Piemonte.

Ma l’Astigiano è partito in ritardo rispetto, ad esempio, al Cuneese dove il dossier “Recovery”, che cuba per circa 2 miliardi di euro, era già pronto a fine 2020 grazie ad un articolato lavoro compiuto dagli Enti locali e dal Centro Studi della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. In realtà gli Enti e le associazioni di categoria cuneesi si erano già confrontati all’inizio dello scorso anno per dare vita al Piano Strategico di Posizionamento di Cuneo al 2029 e da lì hanno preso parte dei progetti da presentare nel dossier Recovery.

Da noi la situazione è molto diversa perché i suggerimenti dei soggetti coinvolti nel Tavolo dello Sviluppo, teatro del confronto, non sono ancora ben definiti. C’è soprattutto un diverso approccio al metodo di lavoro da parte della Provincia, rappresentata dal presidente Paolo Lanfranco, rispetto a quanto indicato dalla Fondazione Cassa di Risparmio, guidata da Mario Sacco. Quest’ultimo, ma non solo lui, ha chiesto il coinvolgimento di Astiss e del suo Comitato Scientifico per tirare le fila dei progetti e delle idee proposte dai partecipanti all’iniziativa. Nei giorni scorsi si è tenuta l’ultima riunione prima di dare all’Università il tempo per stilare il dossier, ma intanto a contestare la posizione di Lanfranco è stata la Cisl tramite il segretario generale aggiunto di Alessandria e Asti Stefano Calella.

Il presidente Lanfranco ha sostenuto in più occasioni che fosse necessario affidarsi a un tecnico che sappia come muoversi attraverso la complessità dei bandi europei. Un nome c’è, è astigiano, ma a oggi non risulta essere stato coinvolto. Una querelle che ha decretato la netta spaccatura tra il presidente della Provincia e il sindacato nell’ultima riunione avvenuta una decina di giorni fa.

«Secondo la classifica de Il Sole 24 Ore – spiega il presidente della Provincia Lanfranco – alla voce “Demografia e Società” eravamo la terza provincia d’Italia nel 1990, poi nel 2010 eravamo scesi in 61ª posizione e nel 2020 siamo precipitati in 90ª posizione. L’Astigiano sta vivendo una situazione molto grave, difficile e fin da subito non ho condiviso una certa lettura edulcorata che si vuole dare allo stato di salute del nostro territorio. C’è una situazione stagnante ed è necessario invertire certe tendenze. Credo – continua Lanfranco – che diverse volte si ecceda un po’ troppo nel dire quanto siamo bravissimi, specie se i dati dicono il contrario, e che sia necessario fare un po’ di autocritica. Detto ciò, ho molto rispetto delle istituzioni e auspico che tutte lavorino nella stessa direzione».

«Dicono che sia un guastafeste, – conclude Lanfranco – ma consapevole della grandissima potenzialità del nostro territorio mi pare che dovrebbe andare meglio di come va: siamo come una bottiglia di Asti Spumante a cui nessuno toglie il tappo».

La Cisl: «Lanfranco è partito con dei pregiudizi»

A contestare quelli che definisce «i pregiudizi» di Lanfranco è stato Stefano Calella, segretario generale aggiunto della Cisl di Alessandria e Asti. «Dopo 5 sedute molto partecipate, coordinate da professori universitari, mi ha fatto arrabbiare sentire il presidente Lanfranco che, al termine dell’ultima riunione, ha sostenuto che il metodo di lavoro adottato non serva, che sia autocelebrativo. Il Tavolo dello Sviluppo, riportato in vita 3 anni fa, è uno strumento e molti dei partecipanti hanno dato contributi che il Comitato Scientifico di Astiss utilizzerà per elaborare un dossier. Poi ci si riconfronterà, magari con un tecnico esterno, ma questa idea che la politica non abbia bisogno di intermediari non mi sta bene. Lanfranco avrebbe potuto dare un contributo anziché darci la pagella: i tatticismi politici non mi piacciono e non sono utili per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissati».

Parole alle quali Lanfranco ha replicato mantenendo la posizione: «Da decenni nell’Astigiano ci sono professionisti di tavoli inconcludenti, sempre gli stessi, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La Provincia e il Comune hanno chiesto ad Astiss do procedere, urgentemente, con la preparazione del dossier e attendiamo che ciò venga fatto rapidamente. Ma è tempo di lavorare ad un progetto serio e davvero condiviso».

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