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così Griffa vuole fermare il declino
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«Responsabilità e meritocrazia»,
così Griffa vuole fermare il declino

Corrado Griffa, candidato al Senato, spiega perché ha deciso di aderire al partito di Oscar Giannino. Tra le sue proposte, la riduzione del cuneo fiscale, detassando inoltre il costo del lavoro di giovani e donne. Mentre la cassa integrazione, sostiene, tutela il posto di lavoro ma non il lavoro. «I processi civili? Durano in media 9 anni, una lunghezza impensabile se si vuole portare investimenti»

Avviato in sordina un paio di mesi fa, snobbato dalle grandi emittenti televisive (almeno fino a quando hanno preso atto che potrebbe non solo arrivare al 4% ma, in alcune regioni, anche a risultati superiori), considerato un pericolo da Berlusconi stesso che lo indica come responsabile in caso di sconfitta del Pdl, il movimento “Fare per Fermare il Declino”, ora partito, è reduce dall’anti-meeting di Milano durante il quale i padri fondatori, tra cui il giornalista Oscar Giannino, hanno spronato il popolo a seguirli nel tentativo di salvare il paese. Giannino, giornalista economico molto conosciuto e oggi considerato da sinistra e destra come persona “scomoda” ha chiamato a sé rappresentanti della società civile per rompere la tradizione con la vecchia classe politica. Candidato al Senato di Fare per Fermare il Declino è l’astigiano Corrado Griffa, 57 anni, sposato, padre di due figli ed esperto di economia e finanze.

«Follia è ripetere gli stessi errori immaginando di avere risultati diversi – dice Griffa citando una massima di Albert Einstein – Abbiamo alle spalle 20 anni di scelte e impostazioni che non hanno portato a grossi risultati. Queste elezioni devono essere l’occasione per cambiare la rotta perché i partiti hanno fallito mentre noi, che non ci posizioniamo né a destra né a sinistra, vogliamo portare nuovi ragionamenti e nuove idee». Griffa, laureato in giurisprudenza, un master alla Bocconi, con alle spalle una lunga esperienza lavorativa in banche estere, già partner di una società di consulenza finanziaria, negli ultimi 8 anni si è occupato di fusioni, acquisizioni e ristrutturazioni aziendali. In politica, invece, è alla sua prima esperienza diretta.

Perché ha scelto di entrare nella squadra di Giannino? «Il contatto con Fare per Fermare il Declino l’ho avuto prima di tutto sentendo la trasmissione di Giannino in radio, poi perché conosco alcuni tra i primi sottoscrittori del movimento. La mia candidatura – ricorda Griffa – è nata pochi giorni prima della scadenza per depositare le liste. Ci siamo confrontati sul programma e ho aderito al progetto». Fare per Fermare il Declino parte con un programma di 10 punti con il quale intende rimettere in carreggiata la macchina statale, ridotta male a causa di un eccessivo costo di gestione, una burocrazia delirante e, soprattutto, per via di una quasi totale mancanza di responsabilità da parte di chi, invece, dovrebbe controllare che tutto funzioni a dovere (ed eventualmente risponderne).

«L’organizzazione dello Stato è nata 90 anni fa con i metodi di allora ma oggi le imprese viaggiano in un altro modo – spiega Griffa – L’Italia è quasi al 100° posto nella classifica degli stati più organizzati ovvero tra quelli dove non conviene investire. Pensate un po’, quando un imprenditore straniero immagina di venire a portare capitali e lavoro in Italia la prima cosa che chiede è la durata dei processi civili. Noi gli diciamo che, in media, un processo dura 9 anni e già questo ci fa mettere un bel segno meno che peserà sulla sua decisione. Poi mancano le infrastrutture mentre le singole amministrazioni pubbliche hanno sviluppato sistemi di comunicazione e gestione delle pratiche che non dialogano tra loro. Insomma abbiamo da colmare un gap spaventoso».

Fare per Fermare il Declino vuole inoltre tornare ad investire sulle scuole e sulla cultura ma, soprattutto sulla prima, intende applicare una rivoluzione meritocratica. «La media italiana di laureati è molto più bassa di quella europea e spesso quando i giovani si laureano lasciano il paese creando un doppio danno – commenta Griffa – Infatti abbiamo investito dei soldi sulla loro formazione e una volta pronti per entrare nel mondo del lavoro li diamo ad altre nazioni che sanno far fruttare ciò che i ragazzi hanno imparato». Creare lavoro è una delle priorità di Fare ma, per rimettere in moto la produzione, occorre che le aziende abbiano accesso al credito.

«Il primo problema da risolvere è la disponibilità di capitali e mezzi finanziari che sono nelle fondazioni bancarie, chiusi nei cassetti. E’ nostra intenzione perseguire questo obiettivo creando fondi regionali destinati esclusivamente a settori industriali qualificanti del territorio e, oltre a ciò, bisogna individuare una politica industriale nazionale. Oggi, quando c’è un’azienda in crisi – prosegue il candidato astigiano – si utilizza la cassa integrazione che, però, non serve granché a riqualificare le capacità occupazionali del lavoratore. Noi non dobbiamo salvare il posto di lavoro, ovvero quella specifica mansione che potrebbe non avere più futuro, ma il lavoro in sé e questo lo si può fare erogando un assegno di sostegno e la formazione professionale di chi rischia di rimanere sempre impiego».

Una delle ricette promosse da Giannino per dare nuovo slancio all’occupazione è, ad esempio, l’abolizione dell’Irap ma anche la forte riduzione del cuneo fiscale, sia per le imprese che per i lavoratori, con una effettiva detassazione in favore delle donne e dei giovani. «In questo momento c’è un eccesso si spesa pubblica che riguarda tutto, anche lo stato sociale – aggiunge Griffa – Oggi il nostro Stato non spende troppo ma spende molto male. Ecco perché bisogna mantenere gli stessi servizi, ovviamente migliorandoli, ma diminuendo i costi. Il vero problema è che lo Stato ha dimenticato da tempo come si fa l’ordinaria amministrazione, quella del buon padre di famiglia che, a fine mese, deve far quadrare i conti tra spese ed entrate. Anche sulle cose ordinarie siamo in una continua emergenza che rincorriamo su tutto, dalla calamità naturali, alle grandi infrastrutture non realizzate, alla scuola, al lavoro. Fare per Fermare il Declino – termina il candidato – ha un suo pensiero molto chiaro che i partiti non hanno voluto o saputo realizzare: meno norme, meno burocrazia, più attuazione e più responsabilità amministrativa dei grandi dirigenti ministeriali e dei politici verso i cittadini».

Riccardo Santagati
Twitter: @riccardosantaga

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