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Restrizioni da lockdown? Ad Asti “buona parte della popolazione se ne fotte altamente”

L'amarezza del sindaco Rasero: "Ancora oggi gente in giro, ragazzi in gruppo, anziani che se la contano alla fermata del bus" - Cosa succederà nella Fase 2?

Lockdown: il sindaco di Asti torna a strigliare i tanti cittadini che non rispettano le restrizioni

Se non fosse una situazione drammatica, se l’Astigiano non avesse già pagato il prezzo dell’emergenza sanitaria con 168 morti accertati, se non ci fossero 1.557 positivi, se non fosse che molti altri rischiano di essere infettati, di finire in rianimazione, addirittura di morire, farebbe quasi sorridere, ma con tanta amarezza, sentire il sindaco di Asti, al 68° giorno dall’inizio dell’emergenza sul nostro territorio, affermare che “buona parte della popolazione se ne fotte altamente (delle restrizioni ndr) e non pensa minimamente che ci siano altri, a casa, che fanno ciò che devono e altri che non stanno aprendo le loro attività”.

29 aprile 2020 ore 19.45

Pubblicato da Rasero Maurizio su Mercoledì 29 aprile 2020

 

Perché è davvero intollerabile, anche senza la strigliata del sindaco Rasero, fatta ieri sera su Facebook, sentire che “oggi, girando per Asti, – parole sue – sembrava una Babele: gente per strada che passeggia, ragazzi a gruppi che giocano, persone anziane, alla fermata dei bus, a gruppi di tre, che se la raccontano. Situazioni che fanno capire perché questa cosa non si ferma e continua a dilagare”.

Tutto questo a settimane dall’inizio del lockdown e a pochi giorni dall’avvio della Fase 2, lunedì 4 maggio, quando si allenteranno molte misure restrittive dando maggiori possibilità di movimento sul territorio.

Non tutti se ne fregano, per fortuna, ma quelli che lo fanno stanno mettendo a rischio la salute di chi, invece, rispetta le regole, le accetta e le difende nell’interesse della comunità. Asti conta circa 76.000 abitanti ed è impensabile una Fase 2 senza il rispetto delle regole, violazioni che porterebbero il territorio a rischiare non solo di ricadere nel lockdown, ma anche di finire in una “zona rossa” mentre il resto della Regione cercherà, lentamente, di ripartire. Sono ipotesi, ma abbastanza preoccupanti da dover mettere in allarme tutti perché è necessaria la collaborazione di ogni cittadino per uscire da questo terribile momento.

Intanto molte attività sono ferme, la cassa integrazione è salita alle stelle e c’è il serio rischio, come ricordato dal sindaco di Asti, che molti piccoli imprenditori non riusciranno a ripartire.

In Piemonte numeri preoccupanti

Per molti astigiani non ci sarà molta differenza tra la Fase 1 e la 2, dal momento che hanno continuato a fare i propri comodi pensando, forse, che sia tutto un bluff, un gioco, che i morti facciano solo statistica, numeri senza nome, senza volto che non dicono nulla. Fino a quando il virus non inizierà a toccarli da vicino e lì sarà troppo tardi.

Intanto, se il Piemonte rischia di diventare il grande malato d’Italia (peggio è messa solo la Lombardia), l’Astigiano è la terza provincia del Piemonte in termini di contagi ad eccezione del capoluogo e dell’Alessandrino. La Fase 2, molto probabilmente, alzerà la curva della trasmissione del Coronavirus. Un rischio calcolato, ma necessario per invertire la rotta del disastro economico irreversibile.

Rasero, su Facebook, ha anche sollevato qualche dubbio sulle varie interpretazioni date ai termini “affetti stabili”, coloro che sarà possibile incontrare a partire da lunedì al di là di congiunti e fidanzati. Le parole del vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri, daranno a tutti una possibilità in più per uscire di casa perché gli amici veri sarebbero ricompresi tra gli affetti stabili. Vedremo.

Sì al take away, ma a determinate condizioni

“Si apre alla possibilità di andare a trovare gli amici, – ha commentato Rasero – ma si costringono molte attività a stare ferme”. Al di là di questo, Rasero ha anche spiegato che ad Asti sarà possibile effettuare il servizio di take away (asporto del cibo dai locali), ma con delle prescrizioni. Tanto per cominciare i titolari di queste attività dovranno presentare una comunicazione al Comune per informare di voler attivare il servizio; poi dovranno prendere gli ordini da remoto (sito, telefono, applicazioni), garantire che all’esterno dell’attività venga rispettata la distanza di 2 metri tra le persone e, chiaramente, avere tutti i DPI di protezione durante il servizio.

Raggiungere le seconde case

Per quanto riguarda il trasferimento nelle seconde case, il sindaco Rasero aveva detto, in un confronto con la Regione, di essere favorevole a lasciare che le famiglie, oggi nei condomini, possano raggiungere eventuali case in campagna, magari dotate di orto, e comunque staccate da contesti molto più affollati. Però, alla fine, è stato deciso di seguire una via di mezzo: ci si potrà spostare nelle seconde case, ma non in provincia di Torino, solo in giornata e solo per incombenze reali. Sarà un decreto del Presidente della Regione, Alberto Cirio, a chiarire meglio questo aspetto.

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