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Riapertura dei negozi con l’invito #iocomprocanelli

I commercianti stanno lavorando da giorni per ripulire e riallestire i loro negozi

Inventato dai commercianti fermi da tre mesi

Lo slogan, onomatopeico, è semplice quanto efficace: #iocomproacanelli. L’hanno “inventato” i commercianti aderenti all’associazione “Canelli C’è” in vista della riapertura dopo il lockdown. A coniarlo, invero, è stato Graziano Gatti, funambolico blogger-tabaccaio da qualche settimana nel direttivo dell’ente guidato da Mariangela Sacco, adottato e fatto proprio dai negozianti come inno alla ripresa.
Spiega Enrico Salsi Fenoglio, tra i fondatori di “Canelli C’è” e consigliere comunale presidente della seconda commissione commercio. «Come recita la scritta, l’invito è rivolto ai canellesi che, una volta riaperti negozi, bar, ristoranti e attività artigianali effettuino i loro acquisti in città. Un modo concreto per essere solidali con chi, oramai da tre mesi, ha visto incassi azzerati mentre le spese non si sono mai fermate. Anzi, con le regole imposte sulla sicurezza, abbiamo dovuto investire nelle nostre attività in materiali e attrezzature».

Dentro i negozi per pulizie e allestimenti

Il “via” alla riapertura era nell’aria da giorni. Tutti gli esercenti avevano sommessamente alzato di quel tanto le serrande per accedere ai locali, accendere le luci e dare di olio di gomito con strofinaccio e mocio dopo settimane di desolante serrata. Sabato si respirava cauto ottimismo. Ancora Salsi, con vetrine che si aprono sull’area pedonale di piazza Cavour. «E’ da una settimana che vengo ogni giorno in negozio e vi trascorro alcune ore, tra riordinare il campionario e i lavori necessari richiesti dai decreti. Ebbene, tanta gente si è fermata per chiedermi quando si riapriva, per spronarci a ricominciare e non lasciarci piegare dalla crisi. E’ stata una bella iniezione di fiducia. La gente ha voglia di rivedere la città rianimarsi e, seppur lentamente, tornare alla normalità».

Incognita ripartenza

L’incognita, adesso, è su come sarà la ripartenza. «Ci auguriamo che i canellesi tornino a comprare nei nostri negozi. Il mio settore (abbigliamento uomo n.d.r.) ha subito notevoli danni. La collezione primavera è finita quasi tutta in magazzino con i capi ancora avvolti nel cellophane. Adesso dobbiamo vedercela con le case fornitrici: alcune hanno appena ripreso la produzione e le consegne non sono pronte, dobbiamo ritardare o anticipare gli ordini».

Per l’abbigliamento persa la stagione delle cerimonie

L’effetto serrata ha colpito forte: «Abbiamo perso la stagione delle cerimonie. I matrimonio sono stati quasi del tutto annullati, cresime e prime comunioni sospese, le classiche feste famigliari rinviate. Tutto si traduce in mancate vendite e mancato lavoro».
Comunque sia, si guarda al futuro come un bicchiere mezzo pieno tra orari lunghi e giorni di chiusura ridotti al minimo. «Nell’ultima riunione dell’associazione quasi tutti gli esercenti hanno convenuto che l’apertura sarà non stop dal lunedì a domenica, molti con orario allungato la sera proprio per dare modo ad un maggior numero di clienti di accedere ai locali nel rispetto delle norme del distanziamento sociale. E poi scordiamoci le chiusure: le ferie di agosto la maggior parte di noi le trascorrerà in negozio».

Non ci saranno chiusure estive

Ferie lavorative che poggiano anche su previsioni che paiono ribaltare le fosche giornate di inizio emergenza, quando fioccarono disdette in hotel, agriturismo e resort sull’onda della paura del contagio. I clienti  stanno tornando, e questa è una notizia. Ancor più se i vacanzieri sono rigorosamente made in Italy. «Più di un associato che gestisce strutture di accoglienza in zona ci ha confermato – racconta Enrico Salsi Fenoglio – il tutto esaurito registrato in pochi giorni per il mese di agosto. Sono famiglie piemontesi e lombarde che hanno deciso di trascorrere le proprie vacanze nelle terre Patrimonio dell’Unesco alla scoperta delle nostre bellezze e ricchezze, della natura, del buon cibo e del vino. Ci auguriamo che questa sia una vera ripresa, per tutti».

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