cogitor
Attualità
Galleria 
Scienza e ricerca

Robotica liquida: astigiano il padre di “Cogitor”

L’ingegner Alessandro Chiolerio, di Vigliano d’Asti, è il coordinatore di un progetto visionario che rivoluzione il modo di intendere la robotica

Chissà se per dare forma a Cogitor, un avveniristico progetto di robotica liquida, si è fatto ispirare dagli acini di Barbera d’Asti e dalla danza che il vino fa quando viene versato in un calice di cristallo?

Alessandro Chiolerio, 41 anni, ingegnere dei materiali, capo del progetto internazionale Cogitor, non fa mistero del suo profondo radicamento con Vigliano d’Asti, suo paese natio dove vivono i genitori (la madre è l’ex sindaco Emma Adorno) e dove torna ogni volta che può per seguire da vicino la sua vigna. «Una palestra a cielo aperto – la definisce – dove posso respirare aria buona e prendere il sole dopo ore e ore passate in laboratorio e al computer. Accudire la vigna è un lavoro meditativo che mi consente di spegnere la mente e rigenerarla seguendo i ritmi della natura».

Un esercizio particolarmente efficace a giudicare dal progetto a sua firma che vede lavorare insieme l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, per il quale lavora l’ingegnere viglianese insieme alla University of the West of England, i laboratori svizzeri dell’Empa, la Plasmachem di Berlino e la filiale italiana della belga Pno. La ricerca è iniziata a giugno e dovrà concludersi entro i prossimi quattro anni.

Chiolerio si è diplomato al Liceo Scientifico Vercelli di Asti, si è laureato al Politecnico di Torino e ha lavorato nell’arco di due anni ai laboratori Jpl della Nasa.

Cogitor rivoluzione l’idea stessa di robotica: non più automi solidi che “imitano” gli umani, ma entità liquide in grado di ragionare  e di autoripararsi.

La forma finale del progetto è quello di una sfera di circa 15 centimetri di diametro con un involucro esterno in un polimero di nuova creazione che rappresenta una “pelle” in grado di rigenerarsi in caso di strappi (gli urti li assorbe in quanto è soffice come il silicone) e capace di generare energia elettrica che alimenta il suo cuore. Cuore formato da un liquido colloidale amorfo in grado di assumere la forma del suo contenitore nel quale, in un solvente ancora da scegliere fra i vari testati (acqua compresa) galleggiano molecole complesse, nano particelle in forma di polvere finissima (allo studio la magnetite per le sue prestazioni computazionali e la sua capacità di generazione di energia) e un chip in grado di “leggere” ciò che l’involucro più esterno gli trasmette, scrive e fa di calcolo.

La scelta di una sfera con un cuore liquido è dettata dalla necessità di dare simmetria all’unità di memoria e di calcolo.

A cosa potrà servire questa sfera altamente tecnologica?

«Vi sono due prospettive di applicazione – spiega lo stesso ingegner Chiolerio – a breve e a lungo periodo.

Nel breve periodo può essere utilizzata nella realizzazione di indumenti tecnici “intelligenti” in grado di monitorare le persone e la loro salute. In una prospettiva che costa decine di anni di sperimentazione, invece, può avere un’applicazione nelle esplorazioni spaziali dimostrando che può resistere ad altissime pressioni, a temperature estreme, a campi magnetici fortissimi. Per ora Cogitor è un progetto di ricerca di base che vuole dimostrare come sia possibile un’alternativa ai microchip per calcoli complessi slegando l’Europa dalla dipendenza delle forniture di questi fondamentali componenti elettronici da potenze quali la Cina».

Non esiste ancora un prototipo ma quando tutti gli “attori” di questo progetto finanziato dall’Unione Europea avranno concluso il loro segmento di ricerca, verrà assemblato a Genova, nel laboratorio di Chiolerio.

Ma l’ingegnere astigiano non difetta certo di idee visionarie.

In questo momento sta lavorando ad un progetto in Val di Fiemme per monitorare la salute dei boschi dopo la devastante tromba d’aria che fece strage di abeti a fine ottobre del 2018. Un sistema che “legge” le risposte bioelettriche degli alberi sopravvissuti (sia sani che malati) e dei ceppi di quelli abbattuti (tutt’altro che morti come hanno dimostrato le analisi dei dati raccolti).

Un ingegnere che dialoga con le piante. Ma anche con i funghi a giudicare dal progetto di “Fungal Architectures” in grado di testare la sensibilità vegetale sempre attraverso strumenti di rilevamento di attività elettrica.

E poi, tanto per non perdere l’allenamento, si è inventato un sensore che legge le onde glicolitiche del mosto in fermentazione nelle botti  della sua cantina a Vigliano dove finisce la vendemmia della vigna di Barbera.

 

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo

Per la tua pubblicità su
la nuova provincia

Agenzia Publiarco
chiama il n. 0141 593210
oppure invia una mail