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Rozeta Plumbini, il primo medico di famiglia straniero in servizio ad Asti

Le storie a lieto fine non esistono solo nei libri e nella fantasia degli scrittori, se ne trovano tante anche nella realtà e quella di Rozeta Plumbini anzi, della dottoressa Rozeta Plumbini, albanese e da poco più di un mese primo medico di famiglia straniero ad Asti, è proprio una di queste

Rozeta Plumbini, medico di famiglia straniero

Le storie a lieto fine non esistono solo nei libri e nella fantasia degli scrittori, se ne trovano tante anche nella realtà e quella di Rozeta Plumbini anzi, della dottoressa Rozeta Plumbini, albanese e da poco più di un mese primo medico di famiglia straniero ad Asti, è proprio una di queste.
È una bella signora bionda, Rozeta, e quando in camice bianco apre la porta del suo studio medico in corso Casale, non incute timore o soggezione ma un immediato senso di simpatia e intesa, caratteristiche che hanno sicuramente contribuito a farle affrontare e superare tutte le difficoltà incontrate e che lei racconta con il sorriso e un pizzico di orgoglio.

Le origini

Nata a Shkoder, nel nord dell’Albania al confine col Montenegro, ha vissuto fino al 2000 nella sua terra d’origine mentre i genitori e i fratelli erano arrivati ad Asti negli anni ’90.  “Io non avevo mai pensato di trasferirmi qua – racconta – mi ero laureata in medicina nel 1991 e, già dall’anno successivo, lavoravo come medico di famiglia per gli abitanti di quattro paesini.
In quel periodo le comunicazioni erano difficili così seguivo principalmente i miei pazienti in un centro sanitario dove avevo sei posti letto per le urgenze e dove assistevo anche bambini da zero a un anno.”

Specializzazione in microbiologia

Era giovane allora Rozeta, solo 24 anni, appena sposata ma con tanta energia ed entusiasmo e lì, nel piccolo ospedale dove c’era anche il laboratorio analisi, la maternità, uno studio odontoiatrico e un’ambulanza per portare in città i casi più gravi, faceva le prime esperienze in campo medico e si specializzava in microbiologia. Una vita appagante dunque, un lavoro importante, un marito violoncellista molto stimato, due figli che nulla, fino ai disordini e al periodo di anarchia del 1997, faceva pensare potesse cambiare.

Partenza per Asti dove fece prima la sarta e poi l’assistente in casa di riposo

“Purtroppo, dopo la guerra civile – continua Rozeta – le nostre speranze di serenità si erano notevolmente abbassate così nel 2000, convinti anche dai miei genitori e dai miei fratelli, ci trasferimmo ad Asti.”  Sapendo che la laurea albanese non avrebbe avuto valore legale in Italia, Rozeta avviò subito la pratica per il riconoscimento del suo titolo di studio presso il Ministero della Salute, nel frattempo conobbe una signora presso cui lavorò come sarta (altra sua passione) e che le permise di ottenere il permesso di soggiorno.  Poi trovò occupazione come assistente in una casa di riposo a Mongardino e qui rimase tre anni.
“Un periodo che per me è stato una lezione di vita – sottolinea Rozeta – il primo impatto con l’Italia ma soprattutto con gli anziani, un luogo dove ho imparato come funziona l’ambiente del lavoro e dove ho conosciuto la mentalità e la cultura italiana. Un periodo difficile che però mi ha aiutato a crescere.”

Il ritorno agli studi

Dopo quattro anni arrivò la risposta dal Ministero della Salute che le accordava il permesso di dare gli esami integrativi all’Università la Sapienza.
“Esami difficili – ricorda – che mi impegnarono per due anni e che superai brillantemente poi, quando la legge lo ha permesso, mi iscrissi al corso triennale con cui sono diventata medico di famiglia ad Asti.”
E adesso, a raccontarlo, sembra essere stato tutto facile ma non è così.
“E’ vero – confessa Rozeta – però, grazie a queste esperienze, mi sono arricchita dentro, ho assorbito le qualità dell’Albania e dell’Italia, un paese e una lingua che fin da piccola ho conosciuto, merito di mia nonna, dello studio e di programmi televisivi che seguivamo sui canali italiani.”

Servizio di continuità assistenziale

Dopo il riconoscimento della laurea, Rozeta ha iniziato (e lo fa tuttora) a fare servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica) ad Asti e a Nizza.
Un lavoro che le ha permesso esperienza e incontri, che le ha aperto porte e cuori, dove si è distinta per la sua capacità e sensibilità.
Grande appassionata di musica, come il marito e i figli, la dottoressa non si è tirata indietro per organizzare attività nella parrocchia di San Domenico Savio dove si fa molto per l’immigrazione e dove lei e il marito sono rappresentanti della comunità albanese mentre Rozeta è anche rappresentante degli stranieri nel consiglio pastorale diocesano.
“Mio marito Leonard, è docente di musica all’Istituto Verdi,- informa Rozeta Plumbini – partecipa alla vita parrocchiale e, soprattutto nel nord Italia, fa concerti con “Sound from Shkodra” un gruppo di musicisti professionisti albanesi”.
Una vita ricca e intensa, integrata e dedicata agli altri.

Sto bene qua

“Sto bene qua, faccio quello che desideravo fare – dice ancora Rozeta – e se tutti gli anni sono contenta di andare in Albania a trovare gli amici rimasti e le mie radici, quando torno penso “eccomi a casa” insomma, ormai sono metà albanese e metà italiana e anche qui ho tanti amici e tante persone a cui dire grazie – conclude – a cominciare dall’Ordine dei Medici, dalla Direzione da tutto il personale ASL e dalla parrocchia di San Domenico Savio che da subito mi hanno sostenuta e appoggiata.” Si, una bella storia quella della dottoressa Rozeta Plumbini ma, soprattutto, la storia di una bellissima persona.

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