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San Martino San Rocco: trionfi firmati Aceto, Truciolo e Bucefalo

Tre i Drappi conquistati dal goliardico e battagliero Rione e Borgo biancoverde

Tormentata la storia del Rione San Martino Borgo San Rocco soprattutto negli anni immediatamente successivi alla ripresa della manifestazione (1967). Grande la voglia di vittoria, mai nascoste le ambizioni, ma… il Drappo ha impiegato ben 17 anni per arrivare.

Primo Rettore dei biancoverdi fu Lorenzo Ercole, iconica figura del Borgo, che resse le sorti del Comitato dal 1967 al 1974. Otto edizioni della corsa, nelle quali in cinque circostanze venne raggiunta la finale. Non felice il debutto, con l’eliminazione in batteria. Sensibile il miglioramento l’anno seguente, 1968, con il quinto posto conquistato da “Ettore” Simonazzi su Topolone. Il fantino trovò conferma nell’edizione a seguire, ma per il suo comportamento non propriamente lineare in batteria (rivali volutamente ostacolati, n.d.r.) venne squalificato. A rimpiazzarlo fu Leonardo Viti, detto Canapino, che andò vicinissimo al successo lottando fin sul palo con il vincitore San Pietro. Piazza d’onore bruciante. Nuovo tentativo nel 1970, ma nulla da fare: eliminazione in batteria. Lorenzo Ercole nel Palio successivo ingaggiò Sergio Ruiu, reduce dalla vittoria per la Torretta Santa Caterina. Il “Professore” montò il fortissimo Tom Jones, partendo con i favori del pronostico.

In batteria Ruiu partì dietro a tutti e per raggiungere la finale dovette dare vita ad una formidabile rimonta. Avversari risucchiati, ma Tom Jones dopo aver tagliato il traguardo in testa fece subito intendere che non aveva alcuna intenzione di fermarsi. Ruiu, dopo sette giri nel vano tentativo di rallentarlo, si lasciò cadere. Tom Jones, da scosso, fece altri cinque giri, prima di arrestarsi. Finale pregiudicata: Ruiu partì comunque in testa, ma dopo un giro e mezzo venne infilato da Manca (Don Bosco Viatosto) e da Giuseppe Mulas (Santa Maria Nuova). Terzo posto e tantissimi rimpianti. Identico piazzamento conseguito nel 1972 dall’accoppiata Renato Magari su La Poupoche. Finale mancata l’anno dopo, ma raggiunta nel 1974, ultimo Palio di Lorenzo Ercole alla guida dei biancoverdi, con Ruben Acosta su Rocco (Terrens): quinto posto il piazzamento conseguito.

Iniziò nel 1975 il primo ciclo da Rettore di Mario Scassa: durerà fino al 1979. Dopo due edizioni in tono minore arrivò la finale nel 1977, ma Mauro Finotto, sul quotato Calvello, dovette fermarsi dopo un giro e mezzo per un infortunio al suo purosangue. Scassa ingaggiò nel 1978 Innocenzo Schiavone, fantino che gli regalò la finale chiudendo in quarta posizione su Montale. Nel suo quinto e ultimo anno di mandato il Rettore biancoverde non superò la batteria, passando quindi il testimone a Beppe Martinetti. Siamo nel 1980: l’accoppiata allestita, Sergio Ruiu su Mec, è la più papabile per la vittoria. Dopo aver ottenuto l’ammissione alla finale con irrisoria facilità, il “Professore”, impegnato nel raggiungere il battistrada Don Bosco-Viatosto (Zedda su Skat), venne arginato per almeno un giro da Spiga (Tanaro). Nerbate a tutto andare: quando Ruiu riuscì a liberarsi e a superare il rivale gli mancarono il tempo e i metri per andare ad “acchiappare” Zedda. Piazza d’onore e grande amarezza in casa biancoverde. Ruiu ci riprovò nei tre anni a seguire, conseguendo altrettanti quarti posti: nel 1981 e 1982 con Rettore Martinetti, nel 1983 invece con Elio Ruffa a rivestire la massima carica del Comitato sanrocchese.

La fame di vittoria dei biancoverdi ebbe modo di placarsi nel 1984: Ruffa andò sul sicuro e affidò le redini di Stachys (o forse Starsky?) ad Andrea Degortes, detto Aceto. La finale fu assai combattuta: il fantino biancoverde partì terzo, superò Spiga (San Lazzaro) ma si trovò a fare i conti con Beppino Pes, Il Pesse, monta di Santa Maria Nuova. Botte da orbi per mezzo giro, poi Aceto si liberò del rivale e volò verso la vittoria. Resta storica di quel Palio l’immagine dei festeggiamenti in piazza, con Elio Ruffa e Andrea Degortes in trionfo, sulle spalle dei borghigiani biancoverdi in delirio.

L’anno a seguire al vertice del Comitato sanrocchese venne eletto Italo Melotti. Cancellata un’attesa durata 17 anni San Martino San Rocco si ripresentò in piazza ambizioso ma certamente non favorito. Aceto, nel frattempo accasatosi a Tanaro, appariva il candidato numero uno per andare nuovamente a caccia del successo. Melotti ingaggiò Mario Cottone, detto Truciolo, affidandogli la grigia Prairie Speedy scovata da Luigi Ghione. La finale del Palio 1985 resta una delle più belle di sempre nella storia della manifestazione. Aceto partì in testa, tallonato da Truciolo. Spiga (Viatosto) arrivò ad insidiare il duo di testa ma dovette desistere. Ci provò anche Bastiano (San Lazzaro) ma senza fortuna. Sul finire del secondo giro Cottone attaccò il leader Aceto. I due fantini si scambiarono continue frustate, dando vita ad uno spettacolo memorabile. Truciolo guadagnò un minimo vantaggio e lo difese da leone fin sul palo d’arrivo. Il fantino di Tanaro alzò il braccio in segno di vittoria per ingannare i giudici, ma non ci riuscì. Il Drappo andò con merito a San Martino San Rocco e a ritirarlo fu un commosso ed emozionatissimo Italo Melotti, grande Rettore vincente. Bis biancoverde: dopo un lungo digiuno due trionfi in due anni.

Bruno Binello subentrò nel 1986 ad Italo Melotti: due anni di mandato non baciati dalla fortuna. La finale non arrivò e nel 1988 divenne Rettore Luigi Ghione. Biennio in fotocopia di quello precedente: la buona sorte si scordò dei biancoverdi e la batteria divenne ostacolo invalicabile. Secondo ciclo da Rettore per Mario Scassa, che tornò ad occupare la massima carica del Comitato nel 1990. Il ritorno non fu felicissimo, ma andò decisamente meglio nel 1991, quando Massimo Donatini dopo aver disputato un’ottima batteria cadde in finale. Il suo scosso chiuse al terzo posto. L’anno successivo, tornato Ghione a ricoprire il ruolo di Rettore, altro buco nell’acqua e stesso discorso nel 1994, quando le redini del comando tornarono nelle mani di Elio Ruffa. ll biennio 1995/1996 fu caratterizzato dal mandato di Marco Amerio che andò in finale il primo anno con Bandini classificandosi al settimo posto ma non superò la batteria nell’edizione seguente.

La massima poltrona biancoverde venne poi occupata dal 1997 al 1999 da Bruno Binello, che neppure nel triennio del suo secondo mandato ricevette attenzioni favorevoli dalla buona sorte. I tre Palii a seguire, due nel 2000, Giubileo e ordinario, e l’edizione 2001, videro le sorti biancoverdi affidate ad Antonio Caviglia, che esordì con una finale archiviata con la conquista dell’acciuga. Fantino Francesco Giani, chiamato a sostituire in finale lo squalificato Alessandro Chiti. Nell’ordinario dello stesso anno e nel Palio 2001 San Martino San Rocco non approdò alla finale. L’eredità di Caviglia venne raccolta da Pier Franco (Piero) Ferraris, che guidò i biancoverdi dal 2002 al 2006. Esordio in tono minore, poi nel 2003 la finale raggiunta da Luca Minisini e portata a termine con la conquista del sesto posto. Nulla di fatto nel 2004, ma positiva la successiva annata con fantino Massimo Coghe su Millennium Bug. Scivolone del purosangue biancoverde alla curva del “cavallone” e risultato compromesso: quinto posto. Massimino ci riprovò nel 2006, ma il testa a testa con Bucefalo non gli sorrise e i biancoverdi dovettero accontentarsi della piazza d’onore.

A Piero Ferraris succedette nel 2007 Franca Sattanino, che avrebbe guidato il suo Borgo fino al 2013. Confermatissimo Coghe, che dopo aver “scherzato” in batteria viaggiava lanciato verso la vittoria. A negargli la gioia fu il cavallo del Borgo Don Bosco, scosso dopo la caduta di Donatini. Coghe dovette quasi fermarsi per evitarlo e ad approfittarne fu un altro scosso, quello del Rione San Secondo, che andò a vincere. Beffa atroce. Nel 2008 San Rocco guadagnò l’accesso alla finale con Antonio Siri che si piazzò settimo. In tono minore le tre edizioni seguenti della corsa, con altrettante finali sfumate. Fino ad arrivare al magico 2012: il giubbetto biancoverde venne affidato a Maurizio Farnetani, detto Bucefalo, reduce ad Asti da alcune partecipazioni non brillantissime. Terzo posto in rimonta in batteria con il suo Ventuno, alias L’Inglese: vero nome del cavallo era però Alan Devonshire. Partenza magistrale del fantino di Farneta e galoppata trionfale verso il terzo storico Drappo biancoverde, per la gioia incontenibile della commossa ed entusiasta Franca Sattanino. Quest’ultima fallirà l’accesso alla finale l’anno seguente, per poi passare il testimone (2014) a Daniele Bruzzone, Rettore tuttora in carica. Dopo tre apparizioni in chiaroscuro nel 2017 arrivò l’annata migliore, con l’ingaggio di Francesco Carìa che portò ad Asti Preziosa Penelope. La cavalla, dagli illustri trascorsi senesi, s’inchinò soltanto ad un formidabile Bomario da Clodia (San Lazzaro). Finale sfumata invece per San Rocco sia nel 2018 sia nel 2019.